Unto Ashes

Burials Foretold

2012 (Projekt) | dark-wave, neo-folk

Da ormai parecchio tempo gli Unto Ashes non sono più una band folk. L'ultimo disco a poter indossare questa definizione è stato "Empty Into White", in cui già però le avvisaglie di una nuova coscienza compositiva erano alle porte. Da lì la costante trasmutazione in creatura ben più complessa, con l'assunzione di caratteristiche e sfaccettature in grado di farne un opus originalissimo e a stento legato a compartimenti ed etichette. L'apocalisse oscura consumatasi con magniloquenza in "Grave Blessings" e scioltasi nella lapidaria morsa di "Songs For A Widow" si era già in gran parte consumata nel precedente e sommesso "The Blood Of My Lady", nel quale una certa matrice cantautorale aveva sommerso le trame gotiche che avevano segnato il passaggio dall'era etnica a quella dark-folk. Ciononostante, queste ultime due opere non avevano convinto appieno, lamentando rispettivamente un ricalco impreciso degli schemi dark-gothic e una certa mancanza d'originalità, scadente nella monotonia. Con "Burials Foretold" il progetto di Michael Laird riesce invece a riprendere quota, e quel che di più sorprende è che lo fa senza rifugiarsi in alcun modo nei comodi sentieri che avevano segnato le sue opere meglio riuscite.

Questo nuovo album, che arriva a tre anni da "The Blood Of My Lady", è forse il più complesso e sopraffino dell'intera discografia della band. Prima di tutto segna il ritorno di Natalia Lincoln ed Ericah Hagle, dunque della formazione che partorì "Empty Into White": questa, però, è l'unica forma di "ritorno alle origini". L'evoluzione musicale, infatti, parte in realtà proprio dalle dark-song che avevano segnato la svolta del disco precedente: quel che pare cambiare, rispetto al passato, è la capacità di Laird di partorire gemme cristalline impregnate di sentimento, grazie a un talento che non gli è mai mancato ma che qui raggiunge l'apice della sua personalizzazione. Scompare, ma non del tutto, il dark come estetica somatica: via, dunque, il folk apocalittico à-la Death In June, in favore di una nuova visione, dove la purezza viene contaminata solo dalle influenze con cui ogni brano nasce.
Spogliate del gotico già nel precedessore, le miniature tipiche di Laird sono qui rivestite con nuovi capi, frutto della simbiosi fra svariati stili, tra cui la costante matrice medievale, il romanticismo del barocco ottocentesco, la tradizione europea, ma anche - per dichiarazione dello stesso Laird - il synth-pop, il black-metal e il progressive. Quel che ne consegue è un magico surrogato di misticismo, luci e sogni, così come di ombre ed incubi, composizioni che sono al tempo stesso magniloquenti e dimesse, strabordanti ma contenute. È una nuova svolta, molto più concreta e variegata rispetto a quelle passate. E la scelta paga, fornendoci un disco in grado di svelare nuove peculiarità ad ogni ascolto.

La partenza ci lancia così nei territori medievali da sempre marchio di fabbrica della band, con la title track, una dolce sonata per viola e chitarra, e l'ancestrale danza rituale di "Pilzentanz", che ci riporta per un minuto ai tempi dei primi album. Ma la vera atmosfera dell'opera sta nelle ballate cristalline che arrivano subito dopo, simili nella struttura ma in grado di assumere connotati sempre diversi: l'eterea preghiera di "She Binds Away The Night", l'oscura "Night Is Coming Soon", la quasi conclusiva e delicatissima "Too Late To Begin" e, soprattutto, la sublime "I Remember Happiness", tutti brani il cui sound riesce a fondere il misticismo dei Lycia e degli ultimi Arcana con le atmosfere languide dei Black Tape For A Blue Girl più recenti (quelli, in particolare, di "Halo Star"). La matrice acustica si dimostra dunque tratto comune sin dall'inizio, con la scomparsa quasi totale di ogni forma sintetica, scelta forse volta a preservare la limpidezza delle composizioni.

Altri episodi, pur mantenendo l'impianto di cui sopra, iniziano a circondarsi di ulteriori elementi: un'atmosfera quasi-gotica in "Spring Magic" - forse il brano più vicino allo stile gothic-folk à-la Dead Can Dance che li lanciò a partire da "Grave Blessings" - tratti orientaleggianti nelle sinistre "Piper's Song" e "Worm's Meat", un arpeggio gitano dimesso in "Fire + Ice", rimandi alla tradizione europea nel canto pastorale della splendida e sognante "Young Man Leave For Battles Unknown".
Meritevoli di citazione anche gli elegantissimi intermezzi strumentali dove protagonista è il pianoforte - solo e romantico in "Rubine", in duetto con gli strumenti a corda nell'arcana "Ascent + Descent" - e le ormai abituali cover: la prima dagli svedesi Apoptygma Berzek traslittera il sostenuto synth-pop di "Kathy's Song" in un canto onirico e placido e la seconda, posta a chiusura del disco, è invece una rivisitazione del famoso ruggito hard-rock di "Running With The Devil" dei Van Halen, che muta forma in maniera impensabile fino a divenire una sommessa e nostalgica litania. E forse è proprio in questi due brani che ritroviamo la coincidenza con le influenze citate dallo stesso Laird, in precedenza a dire il vero ben difficilmente riscontrabili.

Dopo aver assistito al rilancio degli Arcana con il loro "As Bright As A Thousand Suns", anche gli Unto Ashes partoriscono, nello stesso anno, l'abum della ripresa: "Burial Foretold" è il disco della maturità, in cui la formula precedentemente testata con scarso successo in "The Blood Of My Lady" riesce a essere valorizzata nel migliore dei modi, grazie a una ricerca che consente a Laird di iniettare nelle sue composizioni dosi concentrate di svariati elementi anziché abbandonarle nella loro nudità.
Il rientro nella band delle due metà femminili si rivela fondamentale per la caratura atmosferica della musica, finalmente in grado di tornare a possedere la carica emotiva degli episodi migliori ma capace, questa volta, d'essere espressa nella maniera più concisa e semplice possibile. Fare tanto in poco è dote non comune, che Laird dimostra qui di possedere e padroneggiare, rilanciando con forza il nome, in precedenza appannatosi, della sua band e regalandoci un disco maestoso e poetico ma privo di qualsiasi forma d'eccesso. Bentornati, dunque, Unto Ashes.

(12/06/2012)

  • Tracklist
  1. Burials Foretold
  2. Pilzentanz
  3. She Binds Away The Night
  4. Night Is Coming Soon
  5. Kathy's Song
  6. I Remember Happiness
  7. Spring Magic
  8. Piper's Song
  9. Fire + Ice
  10. Rubine
  11. Worm's Meat
  12. Young Man Leave For Battles Unknown
  13. Too Late To Begin
  14. Ascent + Descent
  15. Running With The Devil
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