Yozoh

My Instrumental

2013 (Mirrorball) | songwriter, pop-rock

Nell'affollato ambiente indipendente coreano, la Mirrorball è riuscita, pubblicazione dopo pubblicazione, a costruire un linguaggio suo specifico, guadagnandosi progressivamente la fiducia di un discreto numero di appassionati, in fuga dalle paillettes e dai luccichii di facciata dello showbiz nazionale. Un linguaggio facente essenzialmente pernio attorno attorno a plastiche e voluttuose voci femminili (ben poche le eccezioni in tal senso), a un'idea di cantautorato dinamico ed eclettico, ben disposto al combinare generi e propensioni affidandosi a letture volta volta diverse: difficile aspettarsi la totale indifferenza del pubblico, che infatti ha corrisposto (spesso anche dall'estero) con notevole curiosità alla missione della piccola etichetta.
E se si lodava giusto qualche giorno fa la stupefacente versatilità di Yaya, alle prese con una pantagruelica e ambiziosissima impalcatura da musical post-moderno, non sono da meno anche  altre delle esponenti di un roster in forma smagliante. Prima tra tutte lei, Yozoh (alias di Shin Soo Jin): già una buona conoscenza nei circuiti indie della penisola, al traguardo di questo terzo disco la cantautrice firma il suo lavoro più compiuto e bilanciato, preservando tutte le caratteristiche che le hanno dato notorietà. Una dolce prova di maturità.

Dolcezza: è proprio questa la parola chiave di “My Instrumental”, che a scapito del titolo, raccoglie dieci canzoni perfettamente strutturate, nelle quali è il narrare mansueto e arrendevole di Yozoh l'elemento di maggior spicco, il punto di snodo del disco. La sua è infatti una di quelle voci che, senza bisogno di particolari doti, riescono a dipingere paradisi mentali di infinita serenità, a cui basta poco per evadere dal grigiore del quotidiano. Poco importa se poi l'inflessione data ai brani prenda strade traverse: ben poco può fare il taglio malinconico dato al pianoforte e al ronzare di chitarra nell'iniziale “Naui Sseulmo” per camuffare lo stupore quasi infantile della melodia, discorso che, con risvolti simili, sfocia pure nel più vivace temperamento di “Hwabun”, aerea confessione dall'anima rock.
Molteplici sono infatti i volti con i quali la musicista coreana dà sfogo alla sua delicatezza, infondendole nuovo nerbo in canzoni sempre diverse nei risvolti. Ovviamente, non è l'originalità la migliore qualità dell'album, ma se si va oltre questo paletto, si riuscirà ad apprezzare l'ammirevole capacità della musicista di gestirsi tra amabili quadretti di giocoso intimismo folk-pop (“Mr. Smith”, ma anche “Ibulppallae” e i suoi rapidi inserti di fiati, a insegnare a tutte le principessine col cuore spezzato come semplicità non equivalga a banalità), passi a due dal trasognato candore (“Nayeong-i”, cullante ninna-ninna in punta di plettro), limpide puntate nella ballata, campo nel quale Yozoh trova l'ambiente espressivo a lei più congeniale (“The Selfish”, apice melodico del disco, “Chum”).

A sigillo di quest'agguantata maturità, un frizzante rimaneggiamento della title track del disco del 2007, brioso acquerello in cui la Nostra dà nuovamente libero sfogo al lato più divertito della propria indole. Cos'altro desiderare, alla fine?

(23/12/2013)

  • Tracklist
  1. Naui Sseulmo
  2. Hwabun
  3. Ibulppallae
  4. Ansig Eobsneun Pyeong-An
  5. Chum
  6. Mr. Smith
  7. Nayeong-I (ft. Lee Young-Hoon)
  8. Geuleon Salam (ft. Lubin)
  9. The Selfish (album ver.)
  10. My Name Is Yozoh (33 years old ver.)
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