Los Random

Pidanoma

2014 (Las Tías Records) | heavy progressive, experimental-rock

Questa volta facciamo un giro in Argentina, per la precisione in quel di Tucumán, dove Raul Garcìa Posee (chitarra e voce), Pablo Lamela Bianchi (Basso) e Marco Luis Crosa (batteria) sono da qualche anno impegnati con l’ennesima operazione chirurgica su corpo progressive, contaminandolo, nel caso specifico, con tutta una serie di variazioni jazz, psichedeliche, metal e via di questo passo. “Música incorrecta”, dicono loro…

Se nell’Ep “Prrimo, The” si poteva risalire a una filiazione Tool-Meshuggah, seppur impreziosita da una discreta dose di originalità (si ascolti, per esempio, “Expressive Logic”) e se “Todo.s los Colores del" aggiungeva dosi di groove-thrash, di robusto metalcore e finanche di grunge, migliorando decisamente la resa creativa, “Pidanoma” segna, invece, il salto di qualità decisivo per i Los Random. In parte proseguendo nel solco del suo predecessore, “Pidanoma” riesce, infatti, a imporsi come l’opera più fruttuosa della loro breve carriera grazie a un sound sempre indomito e ricco di invenzioni, ma questa volta più personale e, insieme, visionario.
Già le trame di “Corto Normal” sono pura energia sotto forma di trame intricate, linee di basso funkeggianti, scansioni matematiche sorrette da un drumming spumeggiante e robusto, scariche psichedeliche e grovigli di corde che passano dal baccanale più caotico ad arcigne, cristalline geometrie. Dopo l’eccentrico interludio di “Ojota y Media” (per registrazioni radiofoniche, drum-machine e rumorismi assortiti), il disco si apre al trittico decisivo, con composizioni comprese tra i sedici e i venti minuti di durata.

Ecco, dunque, “Mee Chango”, impreziosita dagli interventi vocali di Malena Crosa e dal sax di Adrian Terrazas Gonzalez, quest’ultimo già alla corte dei Mars Volta. Proprio la formazione americana rappresenta un sicuro punto di riferimento nella strutturazione di un brano che passa da frenetiche accumulazioni strumentali a dissertazioni raziocinanti d’impronta melodica, raggiungendo la vetta in termini di lirismo nella visionaria dilatazione space-ambient-jazz che occupa la parte centrale, in cui proprio le stratificate fughe del sassofono fanno pensare alle pagine più evocative e misteriose di “Frances The Mute”. Dinamismo e creatività sono le parole d’ordine anche di “Mia Gato Está Solo en la Oscuridad”, che aggiunge alla tavolozza pulsazioni ipnotiche, scarabocchi elettrici, nastri mandati in reverse, vocalizzi quasi mediorientali che, a un certo punto, sembrano convergere in un mantra straniante e, infine, una tavolozza enigmatica di elettronica puntillista (quasi una “Moonchild” dei King Crimson in versione aliena!), molto vicina ad alcuni degli esperimenti che lo stesso Raul Garcìa Posee va effettuando, da qualche anno, col suo progetto Seda Que Fue Baba.

Momenti di solenne trasporto emotivo attraversano, quindi, tutta “Guri Guri Tres Piñas”, brano che procede da un oscillante e nostalgica melodia di chitarra, per muoversi, quindi, lungo i cardini di una grammatica più scopertamente post-rock (luci ed ombre, vuoti e pieni, inabissamenti e vorticose ascensioni), manifestando con maggior enfasi il retroterra spirituale che alimenta un disco assolutamente consigliato!

(27/02/2014)

  • Tracklist
  1. Corto Normal
  2. Ojota y Media
  3. Mee Chango
  4. Mia Gato Está Solo en la Oscuridad
  5. Guri Guri Tres Piñas.

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