Meshuggah

Meshuggah

L'equilibrio impossibile fra ordine e caos

di Antonio Silvestri

La band svedese capace di stravolgere le regole del metal estremo, autrice di sinfonie meccaniche di inaudita ferocia, potenza e precisione in equilibrio fra muscoli e cervello
La pazzia come stato d'animo estremo, come orizzonte dell'esperienza umana e risultato di una sovrastimolazione sonora annichilente. I Meshuggah, una delle più importanti formazioni metal degli anni 90 e una di quelle che ha avuto maggiore influenza a cavallo dei due millenni, scelgono il proprio nome ricalcando il termine yiddish per definire proprio la pazzia.

La preistoria dei Meshuggah inizia nel 1985, un anno prima che il metal estremo esploda con i capolavori "Reign In Blood" (Slayer), "Master Of Puppets" (Metallica) e "Rust In Peace" (Megadeth). Fredrik Thordendal, un chitarrista svedese, mette su una band chiamata Metallien. L'esperienza in questa prima formazione finisce presto, la voglia di suonare tuttavia non scompare. Nel 1987 un altro ragazzo svedese, Jens Kidman, sceglie il nome Meshuggah per la sua band. Curiosamente, è proprio Kidman ad abbandonare questa prima incarnazione dei Meshuggah, al fine di formare un'altra band, i Calipash, arruolando alla chitarra l'ex-Metallien Friedrik Thordendal, il bassista Peter Nordin e il batterista Niklas Lundgren. Alla fine il nome Calipash viene accantonato, preferendogli il più carismatico Meshuggah.

Arriva così, nel 1989, il primo Ep, ufficialmente conosciuto semplicemente come Meshuggah ma passato alla storia come Psykisk Testbild per la sua curiosa copertina. A riascoltarlo oggi, è un trittico di brani buono per ricostruire le origini stilistiche della formazione ma decisamente immaturo.
"Cadaverous Mastication" è adagiata su un midtempo lineare che latiterà per il resto della carriera, intrisa di citazioni speed e thrash-metal altezza Metallica e Anthrax che solo saltuariamente dimostrano l'ambizione di superare in complessità i classici del genere. "Sovereigners Morbidity", più veloce, ricorda gli assalti dei Testament mentre "The Debt Of Nature" ritorna prepotentemente a rievocare i Metallica. La produzione amatoriale, un cantato ancora poco incisivo, una sezione ritmica incerta e spesso banale fanno pensare che non fosse facile nel 1989 immaginare quanto i Meshuggah sarebbero diventati influenti nei decenni successivi.

L'Ep Meshuggah è l'unico in cui la formazione non vede dietro le pelli il batterista Tomas Haake, entrato in formazione nel 1990 in sostituzione di Niklas Lundgren. Il primo anno del decennio è anche quello dell'esordio Contradictions Collapse. Il suono della band parte dal thrash-metal ottantiano più feroce, ma i nuovi brani dimostrano quanto i quattro svedesi siano incapaci di mantenersi nei limiti del genere. Questo esordio dà solo una pallida idea di quella che sarebbe stata la loro evoluzione futura ma l'ascoltatore più attento potrà individuare già alcuni elementi che, una volta pienamente sviluppati, diventeranno caratterizzanti. "Paralyzing Ignorance" e "Internal Evidence" presentano urla in mid-range, percussioni eclettiche e chirurgiche, riff monolitici e un clima apocalittico che sarebbe poi diventato un marchio di fabbrica.
"Erroneus Manipulation" è divisa da una breve pausa atmosferica e sfoggia una delle loro linee di basso dal suono metallico. "Qualms Of Reality" estende la parentesi atmosferica in un interludio dai profumi jazz, un elemento che tornerà spesso nei successivi album. "Abnegating Cecity" annovera uno dei primi assoli pirotecnici della carriera e subito dopo un poliritmo pazzoide, riff stoppati e un'enfasi ritmica che accomuna tutti gli strumenti: è il primo classico della carriera. Una tensione spasmodica attanaglia l’album nelle sue spire.
Questo esordio è incapace di far uscire allo scoperto tutte le qualità della formazione, ancora troppo poco originale e non certo aiutata dalla lunghezza media dei brani, che spesso superano i sei minuti e vivono ancora degli stilemi del thrash-metal.

meshuggah6Il grande balzo è intuibile dal successivo Ep, None (1994). Kidman, nel frattempo, ha deciso di dedicarsi esclusivamente al canto, così Mårten Hagström diventa il nuovo chitarrista ritmico. Rispetto a quanto ascoltato tre anni prima, il suono si è evoluto in qualcosa di sostanzialmente nuovo. Non solo più complesso ritmicamente, ma segnato da una densità inedita: mentre prima poliritmi e assoli si alternavano, adesso tendono a sovrapporsi; mentre prima i brani si dilatavano per permettere l'inserimento di elementi compositivi di congiunzione, ora non c'è tregua per l'ascoltatore; mentre prima i momenti melodici erano separati da quelli più violenti, ora si stratificano in visioni distopiche piene di ossimori.
La ricchezza ritmica è probabilmente l'elemento più impressionante: chitarre, basso e batteria descrivono groove mutanti e tentacolari, che si risolvono in geometrie complesse da seguire e ancor più difficili da suonare. Haake è il vero regista della band, il burattinaio che mantiene l'ordine al centro della tempesta (si ascolti "Gods Of Rapture"). Kidman, liberatosi della chitarra, individua il suo stile vocale in un urlo claustrofobico e mai davvero liberatorio, propulso da una rabbia controllata, arginata e ingabbiata nelle strutture chirurgiche della band (si senta "Sickening"). Le due chitarre e il basso hanno il compito di descrivere il complesso meccanismo armonico e melodico, rispondendo al contempo alle sollecitazioni esplosive dei brani, riuscendo miracolosamente a trovare spazi espressivi. L'Ep si conclude con un brano esteso che ridimensiona tutto il resto della raccolta: "Aztec Two-Step" (quasi 11 minuti, 5 finali di silenzio) è un incubo che integra thrash-metal, death-metal e distorsioni industriali per imbastire una tortura sonora in cui Kidman si immola a forza di urla, le chitarre si deformano mostruosamente, la batteria scatena terrificanti esplosioni. I primi due minuti e mezzo sono un abisso di disperazione e dolore, poi un groove death-metal riempie tutto lo spettro sonoro. A seguire, la potenza viene declinata in un ritmo che richiama alla mente i beat dell'hip-hop. Prima del quarto minuto, tutto tace, salvo ripartire all'improvviso nel pieno di una tempesta thrash-death e dunque, dopo un'altra breve pausa, rimanere in preda alle grida riecheggianti e distorte di Kidman. Una tale devastazione, un'aggressione sonora così spaventosa, si chiude con 5 minuti di silenzio.

Un altro Ep, Selfcaged (1995), contiene 4 brani, di cui uno è il già conosciuto "Gods Of Rapture". L'opener "Vanished" è un gioiello del loro thrash-death tecnico e progressivo, una composizione segnata da un interludio arioso e futuristico e proseguita da melodie orientali, supersonici assoli di chitarra influenzati dal jazz e nuovi, devastanti combinazioni ritmiche che tempestano senza tregua l'ascoltatore.
"Suffer In Truth" è uno dei momenti migliori per Kidman, che nel finale recupera un canto più canonico, per quanto esageratamente sofferente. "Inside What's Within Behind" apre con il poliritmo più disorientante della raccolta, rievocando i suoni malati e depressivi dell'alternative-metal nella seconda parte.

meshuggah4Quando finalmente la band arriva a un album che sviluppi sulla lunga distanza il nuovo stile, si tratta di un'opera che segna la storia. Destroy Erase Improve (1995) è uno spartiacque del metal estremo. Nell'opera i Meshuggah descrivono una tavolozza stilistica molto peculiare e ampia. Il ritmo rimane protagonista, nelle sue mutazioni più imprevedibili e nelle strutture più cervellotiche, guidando i brani verso pause inaspettate, cambiamenti repentini e assalti devastanti. La complessità è tale che l'ascoltatore deve entrare profondamente nelle partiture per prevedere la prossima deflagrazione, imparando a decifrare segni, cicli e ripetizioni in un disegno compositivo tanto complesso.
I brani sono come astruse equazioni matematiche che, sorprendentemente, finiscono per giungere a un preciso risultato: nel marasma di elementi sonori, lentamente, si discerne una qualche logica, ai limiti dell'inafferrabile, una sorta di ordine sovrumano nel caos. La musica dei Meshuggah non è propriamente esplosiva, non descrive un atto liberatorio di liberazione di energia. Piuttosto, come Destroy Erase Improve dimostra bene, è una musica piena di tensione, che trattiene e ingabbia tanto quanto deflagra e libera: lo sforzo di ogni brano è di tenere in piedi questo equilibrio precario, fra ordine e caos, fra repressione e sfogo.
"Future Breed Machine", in apertura, è uno dei loro capolavori. Una cavalcata a rotta di collo, sempre sul punto di abbandonarsi alla furia cieca eppure irretita da strutture solide e intricate fatte di poliritmi da capogiro. Kidman, urlando ferocemente ma con una disciplina totale, ben rappresenta l'essenza del brano: violentissimo eppure intelligente, brutale eppure ricercato. La desolante parentesi strumentale descrive scenari distopici e inumani, le mitragliate ritmiche che si uniscono al vorticoso assolo jazz sono una visionaria aggiunta al quadro fosco e la conclusiva ripartenza è l'estrema, finale dimostrazione di potenza della band, con Kidman che strilla in un acuto sforzato che è un gioiello di dolore, angoscia e rabbia.
"Beneath" riduce l'impatto per descrivere meglio con le chitarre paesaggi desertici e desolanti, ma "Soul Burn", pur a passo moderato, ricomincia a tempestare l'ascoltatore con un ritmo corazzato e si arrampica in un climax che ha qualcosa dell'astrattismo del free-jazz. I giochi chitarristici e gli scambi con il basso sono sempre il fulcro di brani come "Transfixion", mentre lo strumentale "Acrid Placidity" esplora il substrato dilatato e atmosferico della loro musica, quello più post-rock. "Terminal Illusions" replica l'intensità parossistica di "Future Breed Machine", cosa che "Sublevels" fa solo in parte, inserendo melodie desolate, recitato da moribondo e ritmi astratti intorno all'ennesima esplosione di rabbia controllata.
Elemento complementare dell'aspetto musicale, i testi dei Meshuggah diventano progressivamente più visionari, nonché molto più caratteristici rispetto a quelli stereotipati degli esordi. Le visioni angoscianti di macchine abominevoli ("Future Breed Machine"), incubi psicologici ("Transfixion"), tetre riflessioni ("Suffer In Truth") e scenari onirici angoscianti ("Sublevels") vanno a delineare un immaginario che unisce la forza espressiva del death-metal con l'introspezione e la riflessione intimista, un'altra delle sintesi impossibili che la band porta avanti.

Il successivo Ep The True Human Design (1997) contiene l'impressionante "Sane", brano che rimane sulla scia di Destroy Erase Improve pur sfoggiando una produzione più spettacolare, con tanto di giochi stereofonici. Il resto della scaletta è affollata di versioni alternative del capolavoro "Future Breed Machine": una versione live dove viene presentato il nuovo bassista Gustaf Hielm; una mutazione industrial-death-metal esageratamente prolissa; una demenziale proposta acustica denominata "Future Bread Machine" ed etichettata come "campifre version" e ben due versioni drum'n'bass.
Adatto solo ai completisti, questo Ep è comunque il primo flirt della band con l'elettronica, elemento fondamentale di alcune opere future.

meshuggah13Quando il successore di Destroy Erase Improve arriva, nel 1997, riesce a replicare il senso di spaesamento. Già dal nome minaccioso, Caosphere, se ne può intuire la complessità e potenza devastante. In ogni caso, è difficile giungere preparati all'ascolto dell'opener "Concatenation": niente introduzione, si è subito catapultati nel pieno di un tornado claustrofobico dove i colpi sparsi di piatti e rullante fungono da ulteriore motivo di disorientamento. Dopo un minuto il brano sembra sul punto di una esplosione imminente, come se dovesse risolversi in una lunga coda di cacofonie assortite, invece trova la forza di ricomporsi e ricominciare il ciclo. Al secondo minuto, nel bel mezzo di un ritmo singhiozzante, la chitarra viene martoriata provocando lamenti laceranti. Il finale accarezza il rumore bianco lanciandosi in una cavalcata che esplode a ogni passo, mentre Kidman urla come fosse torturato.
A seguire, un altro brano impressionante: "New Millennium Cyanide Christ", incubo poliritmico in cui un Kidman in stato di grazia rappa come un invasato, in equilibrio precario nel mezzo della tempesta di lapilli delle chitarre e fra gli assoli spettacolari che colorano i paesaggi desolanti. Al quarto minuto si erige, all'improvviso, un muro assordante e opprimente, sovrastato a sua volta da urla strazianti: sono momenti di rara intensità, peraltro per nulla dissipati dalle dissonanze successive. Terzo brano e terzo gioiello, "Corridor Of Chamaleons" vive di scariche ritmiche apocalittiche di precisione chirurgica, assoli che disperatamente si arrampicano sopra ai poliritmi schiacciasassi e di altri momenti in cui Kidman si prodiga nel suo rap-metal estremo. "Neurotica" ritorna in parte al suono dell'album precedente, pur con un altro tormentato assolo di chitarre miagolanti, ma è una tregua temporanea visto che "The Mouth Licking What You've Bled" propelle il più disordinato, spigoloso, violento dei loro poliritmi. "The Exquisite Machinery Of Torture", con Haake alla voce, è un ancora più esplicito rimando al rap, ricordando da vicino i Korn. Il finale è affidato al mastodonte "Elastic" (15 minuti e mezzo), un tormentato serpentone sonoro con dissonanze orribili che di trasformano in un feedback assordante lungo diversi minuti, alla fine del quale l'assalto riparte al doppio della velocità e con una violenza tale da far impallidire persino i brani del resto dell'album.

Progressive-metal, thrash-metal e death-metal sono ingredienti essenziali per la formula dei Meshuggah, ma jazz, hip-hop, funk, prog-rock e math-rock affiorano fra le pieghe del loro assedio sonoro. Innovativi, sperimentali, estremi nelle idee come nella forma, il loro mix stilistico diventarà un nuovo sotto-genere del metal, chiamato djent, un'onomatopea per richiamare alla mente il suono cupo, dissonante delle chitarre. Gli angoscianti, visionari testi scritti da Haake sono giunti a nuove vette di orrore distopico, raggiungendo un macabro vertice in "New Millennium Cyanide Christ".

Ci vogliono ben tre anni perché la band pubblichi la compilation Rare Trax (2001), buona per i completisti, ma interessante anche per ascoltare il primo esperimento con una batteria programmata, quella potentissima "War" che apre la raccolta. Nel 2001 il bassista Hielm abbandona la band, che ritorna a essere temporaneamente un quartetto.

Il quarto album, Nothing (2002), suona come la prima, vera battuta di arresto in una carriera finora lanciata verso un'entusiasmante rivoluzione continua. Più lento e ordinato, è caratterizzato da un sound meno spaventoso. Il brano più lungo, "Closed Eye Visuals", ricorda un Destroy Erase Improve più rarefatto e in definitiva meno violento. Abituati alla densità degli album precedenti, numeri come "Organic Shadows" sembrano fin troppo diradati. Curioso il rap di "Spasm", sempre a opera di Haake.
Il merito dell'album è quello di portare alla luce una concezione del groove più umana, funk-metal più che jazz, come è evidente in "Nebulous". La conclusione, con "Obsodian", è significativa: niente voci, niente accelerazioni, lo spettro sonoro del brano dominato dalle chitarre dissonanti e soprattutto nessun poliritmo.
Album di transizione, Nothing è una delle strade intraprese dalla band dopo la coppia Destroy Erase Improve-Caosphere, la via meno sperimentale, che affina il sound più che la composizione, che ritorna al groove invece di rendere i ritmi sempre più mostruosi e inumani. Nothing sarà riedito nel 2006 in una versione che vede la band sfoggiare delle temibili chitarre a otto corde, uno dei feticci del nuovo millennio.

meshuggah11Il successivo Ep, I (2004), contiene un unico, colossale brano di 21 minuti che si apre con un intreccio poliritmico che potrebbe venir fuori dal solito Destroy Erase Improve. Dopo nemmeno due minuti, tuttavia, l'intensità decuplica e, come per magia, pochi secondi dopo il brano si è ricomposto in una normale mattanza djent.
Di mutazione in mutazione, guidati da una delle sezioni ritmiche più affilate della storia del metal, i Meshuggah devastano l'ascoltatore con midtempo fragorosi e accelerazioni brucianti, come quella che assalta i timpani fra il quinto e il sesto minuto, sospinta da una chitarra fulminea.
Fra le altre cose si annoverano: una pausa dissonante, rallentamenti estremamente groovy, assoli cacofonici da free-jazz, desolanti arpeggi post-metal e un finale asfissiante, con torbide melodie di chitarra e annichilenti tonfi ritmici.
I percorre una strada differente da Nothing, scrivendo il brano più esteso e complesso della band, seppure incapace di reinventare il loro sound.

Il terzo degli esperimenti post-Caosphere è Catch Tirtythree (2005), una lunga suite in 13 parti, suonata con l'ausilio di una batteria programmata e considerabile come un concept-album, se non altro a livello di testi. Seguendo l'attenzione ritmica di Nothing e la struttura complessa di I, questa suite potrebbe rappresentare l'ideale punto di partenza per una nuova fase stilistica. Il problema è che le varie parti della suite sono più un artificio discografico che altro: "Autonomy Lost", "Imprint Of The Un-Saved" e "Disenchantment" sono semplicemente un lungo brano sullo stile di Destroy Erase Improve e Caosphere; la violentissima "The Paradoxical Spiral" trova in "Re-Enaminate" un interludio di tensione e in "Entrapment" una conclusione abbastanza blanda. Fa più notizia il vocoder di "Mind's Mirrors", peccato sia l'unico elemento degno di nota del brano.
Il momento più curioso è "In Death - Is Death", un tormentato pezzo di 13 minuti e mezzo, che spazzola tutte le loro torturate idee ritmiche e armoniche, reintegrando il jazz in un interludio insolitamente soffuso e concludendo con una lunga parentesi strumentale dove le chitarre esplorano paesaggi post-metal in un'atmosfera desolante. La coda di "Sum" è ancora più flebile, con spruzzate di chitarre che giungono senza un ritmo preciso. La furia di Caosphere torna solo in "Dehumanization".
Nel complesso, Catch Tirtythree è un album confuso, che rimescola e ripropone idee senza riuscire a fare il tanto atteso passo verso un credibile stile post-Caosphere.

L'evoluzione dei Meshuggah è stata tanto rapida e sensazionale da rimpicciolire opere come Nothing, I e Catch Tirtythree. Dopo due album che hanno cambiato il metal estremo, Nothing ha ridotto la complessità delle composizioni, I ha tentato la via di una definitiva composizione mastodontica e Catch Tirtythree ha provato, in modo approssimativo, una nuova forma compositiva, abbracciata dalla band con poca convinzione. Pur con i loro limiti, però, i brani post-Caosphere non intaccano la posizione privilegiata della formazione, che nel frattempo è diventata conosciuta e rispettata nell'ambiente metal. Nel 1999 i Meshuggah seguono gli Slayer in tour negli Stati Uniti e, dopo, si uniscono anche ai Tool.

Pur non comparendo nelle ultime opere, già dal 2004 la band annovera un nuovo bassista, Dick Lövgren, il cui nome è ben presente nei crediti di obZen (2008). L'opera è insolitamente lineare per i loro standard ("Combustion", "Pravus") e troppo spesso ricorda quanto già ascoltato in passato ("Electric Red", "Lethargica"). La band è ancora padrona di uno stile tutto suo ("obZen") e ha in questi brani privilegiato il fragore dei groove come fu in Nothing ("This Spiteful Snake", con Kidman che vomita rabbia). La lunga "Dancers To A Discordant System" ripropone in dieci minuti la potenza di I, incapace tuttavia di eguagliarla nelle sue proporzioni colossali, nella complessità e nello sviluppo camaleontico. L'unico brano degno dei classici è l'impressionante "Bleed", nuovo congegno meccanico di poliritmi terremotanti che aggiunge un elemento ai loro inni distopici.

meshuggah14Dopo obZen sembra palesarsi un futuro da istituzioni del metal estremo. Abbandonate le soluzioni più azzardate della carriera, i Meshuggah si sono stabilizzati su uno stile che deve tanto a Destroy Erase Improve e Nothing e che ha abbandonato gli astrattismi, le sperimentazioni disorientanti e quella capacità di rinnovare la musica estrema. Questa impressione è confermata da Koloss (2012), che apporta modifiche accessorie alla formula. "The Demon's Name Is Surveillance" sfoggia chitarre dal suono più brillante, la tavolozza si è fatta più cupa e meno robotica, la produzione fragorosa rimbomba più che in passato. "Break Those Bones Whose Sinews Gave It Motion", ritmo che pesta violentissimo e chitarre lontane a descrivere paesaggi vasti e desolanti, dimostra che comunque i Meshuggah sono ancora degli assi a fare il loro gioco, capaci di schiacciare l'ascoltatore sotto il peso della loro musica spaventosa anche quando rinunciano a geometrie labirintiche e accelerazioni incorreggibili.
Kidman ha progressivamente migliorato l'espressività del suo urlo a media frequenza, come ben dimostra il ruggito di "Behind The Sun". Anche in questo caso, alcuni momenti sono relativamente lineari, come la devastante "The Hurt That Finds You First", chiusa da una coda atmosferica che scivola verso una misteriosa danza tribale. Il brano che merita il posto nel canzoniere migliore si chiama, questa volta, "Swarm" ed è un terrificante, inesorabile esercizio ritmico, squarciato da interventi di chitarre spigolose e un assolo cacofonico da free-jazz, chiuso da una coda suggestiva e, ancora una volta, evocativa di mondi post-apocalittici.

Il breve Ep Pitch Black (2013) contiene una interessante title track, che ripesca il rap e sfoggia il più caotico e astratto dei loro assoli chitarristici. Completa l'opera una trascurabile versione live di "Dancers To A Discordant System".

Passano altri tre anni abbondanti prima che i Meshuggah tornino a farsi sentire con materiale nuovo. The Violent Sleep Of Reason (2016) è un'opera a tema politico, che tratta di terrorismo, estremismo religioso e violenza senza mai esprimere idee e concetti in modo chiaro né approfondito. I brani si sono tendenzialmente allungati, così che ne bastano dieci per sfiorare l'ora totale.
"Clockworks", oltre sette minuti, è uno dei loro poliritmi cervellotici da antologia, con uno sconnesso assolo di chitarra al centro e Kidman che si sgola sempre di più, pur avendo perduto la potenza di un tempo: è uno dei brani più convincenti degli ultimi album. Affascina anche il funk-metal tellurico della title track, sette minuti scarsi dove gli svedesi passano in rassegna atroci efferatezze sonore senza lasciare tregua ai timpani. "Into Decay" si apre con un insolito passo doom-metal, prediligendo la potenza alla velocità e alla complessità e riuscendo a diventare uno dei brani più umani di una carriera fatta di strutture meccaniche e robotiche.
Il resto dell'opera spazzola in lungo e in largo quello stile che li ha resi famosi: "Monstrocity" incastra un altro assolo pirotecnico in mezzo alla devastazione; "By The Ton" e "Stifled" si concentrano sul groove come accadde in Nothing; "Nostrum" riporta alla mente le complicate geometrie di Caosphere.

Dopo anni di album suonati dai singoli membri separatemente e quindi assemblati digitalmente, i Meshuggah scelgono per The Violent Sleep Of Reason una soluzione "live in studio", palesata da alcuni dettagli, in primis l'opener con un Haake che dà il tempo al resto della formazione. Il risultato è un album più umano, meno asettico, che li allontana da una vecchiaia di metal tecnologico e digitale. Non c'è, neanche questa volta, un'innovazione che sia capace di rivaleggiare con gli sconvolgimenti del passato. L'impressione è che, con cadenza quadriennale i Meshuggah tornino a ribadire la loro importanza nella scena musicale estrema, che nel frattempo ha scopiazzato e, più raramente, rielaborato, le loro influenti invenzioni.

Istituzione del metal estremo, rispettati virtuosi, ostico ascolto per nuovi metallari, i Meshuggah hanno influenzato fortemente band come TesseracT, Uneven Structure, Periphery, Animals As Leaders, Textures. La loro proposta, brutale e razionale, muscolare e meccanica, sconquassante e astratta, ha individuato un nuovo, apparentemente impossibile, equilibrio fra passione e cervello, fra ordine e caos.

Meshuggah

L'equilibrio impossibile fra ordine e caos

di Antonio Silvestri

La band svedese capace di stravolgere le regole del metal estremo, autrice di sinfonie meccaniche di inaudita ferocia, potenza e precisione in equilibrio fra muscoli e cervello
Meshuggah
Discografia
 Meshuggah (Ep, Garageland, 1989)4
 Contradictions Collapse (Nuclear Blast, 1991) 6,5
 None (Ep, Nuclear Blast, 1994)7,5
 Selfcaged (Ep, Nuclear Blast, 1995)6
Destroy Erase Improve  (Nuclear Blast, 1995)8
 The True Human Design (Ep, Nuclear Blast, 1997)4
Caosphere (Nuclear Blast, 1998)8
 Rare Trax (compilation, Nuclear Blast, 2001)4,5
 Nothing (Nuclear Blast, 2002)6
 (Ep, Fractured Transmitter, 2004)7,5
 Catch Tirtythree (Nuclear Blast, 2005)6
 obZen (Nuclear Blast, 2008)5,5
 Koloss (Nuclear Blast, 2012)5,5
 Pitch Black (Ep, Scion AV)4
 The Violent Sleep Of Reason (Nuclear Blast, 2016)5,5
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video
 

New Millennium Cyanide Christ
(da Caosphere, 1998)

  Rational Gaze
(da Nothing, 2002) 
Shed
(da Catch Tirtythree, 2005)
Bleed
(da obZen, 2008)
Break Those Bones Whose Sinews Gave It Motion
(da Koloss, 2012)
 Demiurge
(da Koloss, 2012)
 I Am Colossus
(da Koloss, 2012)
  Clockworks
(da Koloss, 2012)
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