Nicola Sani

In Red

2014 (Stradivarius) | avantgarde, elettronica

La scena della nuova musica contemporanea colta italiana è assai poco conosciuta a scarsamente documentata. Quello del napoletano (ma romano di adozione) Elio Martusciello (operante perlopiù nell'elettroacacustica e nelle installazioni sonore) o, marginalmente, di Filippo Paolini (aka Okapi) sono gli unici nomi che vengono in mente, ai quali si potrebbe aggiungere quello di Daniel Cioccoloni (operante a Bristol) e di Luciano Chessa (ormai americano a tutti gli effetti). Volendo spingersi ancora oltre, al di là di facili classificazioni, abbiamo il pescarese Ezio Piermattei (aka Hum Of Gnats), autore di una complessa musica totale e l'ensemble sperimentale Laboratorio Musicale Suono C (autori di un eccellente album uscito per la Snowdonia).

La Stradivarius è una meritevolissima etichetta italiana che da venticinque anni pubblica e distribuisce sul mercato nazionale una vasta schiera di compositori cosiddetti "colti" (si va da antologie quasi integrali della musica da camera di Giacinto Scelsi fino al recupero di autori criminalmente dimenticati come Franco Donatoni, Sylvano Bussotti e Niccolò Castiglioni), italiani e internazionali. Nicola Sani (nato a Ferrara nel 1961) è di sicuro uno dei più meritevoli autori della "nova musica" italiana, con alle spalle una carriera ormai decennale (si hanno tracce di sue prime composizioni su un'antologia pubblicata nel 1999 dalla prestigiosa etichetta tedesca Wergo). Diplomatosi in composizione con Domenico Guaccero e seguendo dei corsi di peferzionamento con Karlheinz Stockhausen e Giorgio Nottoli (per la musica elettronica), è riuscito a collaborare anche con un grande cineasta come Michelangelo Antonioni e, per il teatro, con Ugo Gregoretti, per il quale ha realizzato delle musiche di scena. Dal 2011 è consulente artistico per il Teatro Comunale di Bologna e dal 2004 è presidente della Fondazione Scelsi, dedicata ovviamente al grande compositore spezzino, di cui Sani è un profondo conoscitore.

"In Red", suo terzo album per la Stradivarius, è senza dubbio quello che maggiormente mostra un autore maturo e che ha ben assimilato linguaggi musicali del secondo Novecento, senza risultare eccessivamente epigonico e che, anzi, ci fanno ben sperare per la sua futura carriera artistico-musicale. "Four Darks In Red", per quartetto d'archi e suoni elettronici riprocessati digitalmente, insieme all'altro quartetto d'archi "Black Area In Reds" (entrambi ispirati a delle tele di Mark Rothko e composti rispettivamente nel 2010 e nel 2011) sono l'uno il contraltare dell'altro. Il primo, il più violento e dissonante, non è ignaro delle angosciose trenodie di Penderecki, mentre il secondo, più ligio alle scuole seriali di Luciano Berio e George Crumb, risulta più meditato e coinvolgente. "Studio Per Le Ali" (2004) è invece una lunga composizione elettronica, in cui Sani fa evidente uso dell'insegnamento che gli è stato impartito da Nottoli per la natura stessa di questa composizione, che risulta essere assai quieta e notturna, con delle dissonanze dispensate con parsimonia.

Siamo quindi distanti sia dalla prima elettroacustica di Bruno Maderna e di Tod Dockstader, che della "computer music" di Larry Austin e Charles Dodge. Ottima, come al solito, l'incisione dei brani (in "full digital") e spartana la confezione del cd, com'è nell'uso della Stradivarius, che punta soprattutto al contenuto sonoro. Un altro nome da tenere d'occhio, sempre dal loro catalogo, è quello del giovane giapponese (trapiantato a Londra) Dai Fujikura, che il grande Pierre Boulez ha preso sotto la sua protezione.

(22/02/2014)

  • Tracklist
  1. Four Darks In Red
  2. Studio Per Le Ali
  3. Black Area In Reds
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(2015 - Stradivarius)
Il capolavoro della maturità (forse non l'ultimo) dell'illustre compositore ferrarese

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