Se nel caso degli americani Six Twilights possiamo parlare tranquillamente di folk-tronica, i Function (per certi versi a loro affini) ci suggeriscono piuttosto il concetto di etno-tronica. Almeno alla luce di questo più che apprezzabile "The Secret Miracle Fountain", progetto musicale/esistenziale d'esordio dell’australiano Matt Nicholson, artista errante per antonomasia.
Realizzato in un periodo di tre anni e mezzo, in più di 10 location disseminate sul pianeta (Sinai, Egitto, New York, Kyoto, Venezia, Melbourne), da Nicholson con tre dozzine di amici/musicisti tra i quali anche Lakshmi Shankar e Subash Chandran, maestri indiani di voce e percussioni, questo disco si configura come un lungo mirabile affresco sonoro dalle mille sfaccettature.
In episodi come "New Music For Bowed Animals", "Prayer In Tonal Forest", "Thunder’s Freshwater Tears" prevale una matura tendenza ambient/elettronica, di cui Nicholson è principale fautore.
Una pacata vena compositiva a tinte folk produce invece pregevoli brani come "Beloved", "Lost To Begin With", "The Red Hook Overview", "The Wind Itself", "Sinai (Freedom Doesn’t Care What I Do)", "Electric Outcome", traducendosi in fascinosi e mistici riti corali. Le tinte pastello elegiache di "Electric Outcome" richiamano sobriamente le atmosfere di "Pet Sounds". "Unshaken", "The Broken Shaman", "Tiger Club Samurai", "Hanalei" galleggiano invece, con l’indolenza di un mantra, in un inequivocabile brodo etnico: movenze indianeggianti, orientaleggianti, nipponiche e australi.
Tra suoni naturali acquatici, il crepitare di un fuoco, grida e monosillabi di bimbi, manipolazioni elettroniche, tromboni, banjo, violini, chitarre acustiche, voci e strumenti etnici assortiti, "The Secret Miracle Fountain" si rivela progetto ambizioso ad ampissimo respiro, che pare voglia abbracciare e tradurre in suoni una globalità di stati d’animo e vibrazioni percepiti in giro per il mondo.
Negli Stati Uniti è uscito nel 2006 per la Locust Music di Chicago.
24/10/2007