NECRODEATH - 100% Hell

2006 (Scarlet records)
thrash / black-metal

Autori di due dischi fondamentali per le sorti del thrash/black

metal italiano (“Into The Macabre” (1987) e “Fragments Of Insanity” (1989),

i liguri Necrodeath tornano alla carica con un album nuovo di zecca e meritano

di certo la nostra attenzione. Ovviamente, come spesso succede in questi casi,

l’ispirazione non è sempre a livelli da urlo, ma bisogna pur farsene una

ragione. E mentre lo fate, intanto sarà meglio tenere desta l’attenzione su un

particolare non di poco conto: i Nostri hanno ancora molte cartucce da sparare e

non temono in alcun modo confronti.

Ovviamente, non c’è da aspettarsi

rivoluzioni o quant’altro, quanto, soprattutto, una quarantina di minuti scarsi

di sana violenza-passione metallica, a cominciare da quella “Forever Slaves” che

macina chilometri di doppia cassa e riff tumultuosi. Spettacolare, chi può

negarlo?, il gioco incrociato degli strumenti nell’ heavy tinteggiato di

nero-pece di “War Paint”: ovvero, la classe non è acqua, c’è poco da stare lì a

discutere. L’intro acustica di “Master Of Morphine” è perfetta nel sondare il

campo per un mid-tempo thrashy e, se i blast-beat di “The Wave”

demonizzano quanto più possibile un suono scintillante e febbrile, “Theoretical

And Artificial” svolge un discorso molto più hard , con il solito, ottimo

lavoro di Peso sulle pelli e la voce di Flegias che sa come attirarci in un

labirinto di ossessioni e timori.

Ma è “Identity Crisis” a consegnarci,

in carta regalo, il primo dei due piccoli gioielli del disco: sinfonismo

black che insegue e pennella un appiccicosissimo refrain finto-horror.

Più scontata la successiva “Beautiful-Brutal World”, calo di tensione che, però,

non osa ferirci più di tanto, confinato, com’è, verso la fine, prima dei

cristalli acustici di “Hyperbole” e della lunga apoteosi della title

track . Vetta assoluta del disco (e tra i capolavori del songbook

-Necrodeath), quest’ultima mette in scena un po’ tutte le componenti del loro

sound : ritmiche imperiose, quasi matematiche in quel loro

salire-cavalcare o, anche, danzare robotico, para-industriale; voce spiritata,

malefica, schifata — o, per tagliare la testa al toro, inquieta, dannatamente

inquieta; rifferama “scalato”, sfiancante. E un senso di disorientamento

generale, quasi ci trovassimo davvero all’inferno e quel cazzone del Diavolo non

avesse proprio l’aria di voler fare sconti. Una girandola di emozioni

scheggiate, di contorsioni spiritiche-spirituali, di voci che tagliano il

tessuto sonoro e che innalzano panegirici a chissà quale feroce divinità. E, se

con i numeri non ho granché voglia di sbilanciarmi quest’oggi, so di certo che

tornerò a rimettere su questo disco più e più volte, anche solo per gustarmi,

fino all’ultimo secondo, questi nove minuti e poco più di delirio.

11/05/2006

Tracklist

  1. 1. February 5th, 1984
  2. 2. Forever Slaves
  3. 3. War Paint
  4. 4. Master Of Morphine
  5. 5. The Wave
  6. 6. Theoretical And Artificial
  7. 7. Identity Crisis
  8. 8. Beautiful-Brutal World
  9. 9. Hyperbole
  10. 10. 100% Hell

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