06/09/2025

Ligabue

Reggia di Caserta


Da Reggio alla Reggia in meno di tre mesi. Stessa scaletta, stesso palco, stessa coreografia, stessa idea, già realizzata a Campovolo il 21 giugno scorso: due giorni di festa con spazi appositamente dedicati, pronti a ospitare giochi, proiezioni, interviste, concerti e intrattenimento. Tutto, neanche a dirlo, a tema Ligabue. Poi, naturalmente, il grande concerto.

Le luci sul palco di Caserta, in piazza Carlo di Borbone, si accendono una decina di minuti dopo le ventuno per illuminare l'ingresso di Kingo, ossia Little Taver (all'anagrafe Davide Tavernelli), rocker emiliano, sosia di Elvis, nonché personaggio della mitologia di Correggio, dunque anche di Ligabue e di quel mondo da lui raccontato in cui i giovani vanno in giro come manine di pioppi impazzite. "I ragazzi sono in giro" quindi, è proprio così che si apre così il maxi-concerto di Caserta.
Sul palco Lenny Ligabue alla batteria, Davide Pezzin al basso, Luciano Luisi alle tastiere, Federico Poggipollini e Max Cottafavi alle chitarre, ma la formazione durante il concerto, come annunciato, ruoterà, accompagnando il pubblico in un viaggio che ripercorrerà trentacinque anni di carriera, tenendo a mente due anniversari impossibili da non celebrare: vent’anni dal primo Campovolo e trent’anni dall’uscita di "Buon Compleanno Elvis" -  crocevia di carriera e di vita per Luciano Ligabue. La scaletta onora entrambe le ricorrenze. L’album del 1995 viene eseguito quasi integralmente, mentre da "Nome e Cognome", il disco uscito a ridosso del grande evento di Reggio Emilia del 2005, vengono estratte ben cinque canzoni, compresa la commovente "Lettera a G.", dedicata al cugino Gianni ed eseguita da Ligabue in un angolo del palco, quasi in disparte, per dare spazio alle parole sul maxischermo e all’immagine di un sole che scende sulla vallata emiliana per poi rinascere, facendo luce nell’oscurità.

Quando Kingo risale sul palco è per far girare una mastodontica slot machine che si ferma all'anno 1990. E allora non possono che entrare in scena i Clandestino per accompagnare Ligabue nell’esecuzione di quei brani che risalgono agli albori del cantautore emiliano, alle chitarre in stile U2, ai racconti del borgo e del sogno americano: "Figlio d’un cane" - pubblicata da Bertoli prima ancora che da Ligabue, "Bambolina e Barracuda", "Non è tempo per noi", "Balliamo sul mondo" e l'immancabile "Piccola stella senza cielo", con tanto di acrobazie aeree di Paola Caruso.
Il secondo tuffo nel passato porta di nuovo Kingo sul palco insieme a una torta di compleanno gigante e quindi, va da sé, anche alla Banda: Poggipollini, Mel Previte, Rigo Righetti e Roby Sanchez Pellati. L’anno, come detto, è il ‘95. Durante il concerto, nel corridoio che separa i due settori di prato di fronte al palco, spunta di tanto in tanto anche Fabrizio Barbacci, produttore di "Buon Compleanno Elvis" e artefice, anche lui, di uno dei dischi che scriverà una pagina della storia del rock italiano.

Caserta diventa l’America, quella delle luci di Las Vegas, delle tavole calde di Memphis, dei parcheggi infiniti, di un immaginario che, per qualche motivo - neppure così strano - ci porta a sederci sulle sponde dei fossi dell’Emilia mentre il mondo intorno corre via, interrogandoci sul futuro, sulla vita e sul senso di tutte le cose. Le immagini di repertorio del tour del ‘95 introducono "Hai un momento Dio?", che sul finale vede scomparire dal palco Poggipollini e Ligabue, mentre Mel Previte e Cottafavi pensano a intrattenere il pubblico. L’intenzione è quella di arrivare anche alle file in fondo, quelle vicino alla Reggia. L’abbraccio avviene in maniera spettacolare, con un giro su una cadillac gigante, in un bagno di folla perfettamente organizzato sulle note di "Si viene e si va" e "Il meglio deve ancora venire".
Lasciato solo sul palco itinerante Ligabue, chitarra e voce, esegue un pezzo de "Il mio nome è mai più", mentre sugli schermi i messaggi che scorrono chiedono ai "capi del mondo" - come li ha chiamati lui - di interrompere tutti i massacri del pianeta. Il finale è una festa: "Leggero", "Viva!", "A che ora è la fine del mondo?", "Tra palco e realtà", "Urlando contro il cielo" e, ovviamente "Certe notti".

Osservando il pubblico che intorno a mezzanotte, dopo tre ore di spettacolo, lascia il prato della Reggia per disperdersi tra le vie di Caserta, ci si rende conto del perché Ligabue continui a fare concerti. L'entusiasmo della gente è rimasto quello di venti o trent'anni anni fa. Puro e intatto. E in mezzo alla folla che scorre lenta, qualcuno sta già parlando della data annunciata a sorpresa durante i saluti finali: Roma non è poi così lontana e il prossimo 12 giugno, in fin dei conti, è dietro l'angolo.

Setlist

I "ragazzi" sono in giro
Questa è la mia vita
I duri hanno due cuori
La metà della mela
Lambrusco & pop corn
Il giorno dei giorni
Cosa vuoi che sia
Le donne lo sanno
Lettera a G.
Happy Hour
Figlio d'un cane
Bambolina e barracuda
Non è tempo per noi
Piccola stella senza cielo
Balliamo sul mondo/Marlon Brando è sempre lui
Buon compleanno, Elvis!
Quella che non sei
Seduto in riva al fosso
Vivo morto o x
Hai un momento, Dio?
Si viene e si va
Il meglio deve ancora venire
Il mio nome è mai più/Leggero
Viva!

Encore
A che ora è la fine del mondo?
Tra palco e realtà
Urlando contro il cielo
Certe notti

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