16/07/2025

Queens Of The Stone Age

Ama Festival


No, non era stato un capriccio da star, come pure qualcuno aveva malignato un anno fa. L’ernia che tormentava Josh Homme e che aveva causato l’annullamento del concerto alla scorsa edizione dell’Ama era vera e ha pure reso necessario un intervento chirurgico. Ciò precisato, non è stato nemmeno oggetto di discussione il fatto che, in qualche modo, si doveva recuperare e così, 12 mesi dopo, i Queens of the Stone Age sono finalmente saliti sul palco del festival nella nuova location di Villa Negri, sempre a Romano d’Ezzelino, a cinque minuti di macchina da quella precedente.
L’Ama sta diventando sempre più grande (chi scrive lo frequenta da quando si chiamava “Asolo Free Music Festival” e aveva come artista principale gente come Sir Oliver Skardy) e ormai è diventato l’evento musicale più importante, quantomeno per i numeri, nel Nord-Est del paese. Ci sta che presenti un programma sempre più “ecumenico” (in cartellone ci sono Anna Pepe, Sfera Ebbasta e, quota hardcore boomer, persino i Gipsy Kings). Tuttavia, la mia impressione è che quest’anno si sia voluto andare un po’ troppo sul sicuro. Mancano quei meravigliosi azzardi delle edizioni passate (chi scrive ricorda concerti fantastici degli Algiers e dei Viagra Boys, presi prima della loro affermazione, senza tener conto dell‘esperimento, non ripetuto, del Metal Park, quando gli Emperor hanno sfondato ogni muro del suono - e portato all’intervento delle forze dell’ordine - al termine di una performance epocale).

Tornando a giovedì, i gruppi di supporto fanno il loro, senza risultare memorabili: bravetti, ma non particolarmente incisivi, gli Amazons. I Kills hanno decisamente più tiro con il loro garage minimale e con la presenza scenica di Alison Mosshart, ma il loro set si stiracchia decisamente troppo a lungo e, alla fine, risultano un po’ stancanti. Nessuno era lì per loro, in fondo.
L’atmosfera, ovviamente, cambia alle 22, quando le sei regine salgono sul palco e partono le note di “Regular John” (primo brano del primo disco). Homme e compagni si rivelano le solite rodatissime macchine da concerto e si permettono lussi come sparare immediatamente in scioltezza una “No One Knows”, che in altre occasioni avrebbero riservato per il bis.

Queens Of The Stone Age


Il frontman, superati i suoi problemi di salute, si presenta in forma smagliante, ancheggia come un Elvis scappato dal set di un film di Tarantino (a ben pensarci, in alcune foto ha una certa somiglianza con la buonanima Michael Madsen), chiacchiera con il pubblico tra un brano e l’altro, e, in generale, fa sfoggio di una presenza magnetica. Il gruppo funziona sia nei momenti più cadenzati (“Smooth Sailing” e “If I Had A Tail”) che in quelli più agitati e eredi dei Kyuss (“Sick Sick Sick” e l’acidissima “My God Is The Sun”).

Il momento di maggior partecipazione del pubblico è stato in una lunga versione di “Make It Wit Chu”, brano già irresistibile di suo, ma che dal vivo trova la sua massima ragione di essere.
Conclusione con le doverose “Go With The Flow” e “A Song For The Dead”, tratte entrambe da quella pietra miliare di ormai 25 anni fa che fu il loro terzo disco.

Setlist

Regular John
No One Knows
Monsters in the Parasol
Smooth Sailing
My God Is the Sun
Emotion Sickness
If I Had a Tail
Paper Machete
Negative Space
I Sat by the Ocean
Carnavoyeur
Better Living Through Chemistry
Sick, Sick, Sick
Make It Wit Chu 
Little Sister
Go With the Flow
A Song for the Dead

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