Emperor

Emperor

Noi siamo gli stregoni

Riconosciuta come una delle realtà fondamentali del black-metal, la band  norvegese ha contribuito all'ondata di rinnovamento di inizio anni Novanta ma anche a segnare la via che dal mondo black-metal porta verso il post-metal, il metal sinfonico e il prog-metal di matrice estrema

di Antonio Silvestri

From the never ending mountains black, to the bottomless lakes
I am the ruler and has been for eternities long
My wizards are many, but their essence is mine
Forever they are in the hills in their stone homes of grief
Because I am the spirit of their existence
I am them

Una delle più originali formazioni del black-metal norvegese, gli Emperor hanno segnato la storia del genere con una discografia che conta solo quattro album di studio affiancati da una manciata di Ep, compilation e altre pubblicazioni minori. Per di più, la loro carriera è stata discontinua: formati nel 1991, hanno proseguito continuativamente a fra diverse difficoltà per un decennio, prima che lo split del 2001 congelasse il progetto; le reunion del 2005-2007, 2013-2014, 2016 e del 2024 hanno raccolto i riconoscimenti dei fan del black-metal, senza tuttavia portare a nuovo materiale capace di aggiungere qualcosa di sostanzialmente rilevante alla loro discografia.
Il loro principale lascito è un sound che unisce il feroce con il catartico e il sinfonico, esplorando ispirazioni fantasy unite a fascinazioni per le leggende e il folklore europeo. Rispetto agli altri esponenti del black-metal norvegese, con i quali non mancano punti di contatto e rimandi incrociati, gli Emperor hanno intrapreso una traiettoria che ha una forte affinità con le idee del prog-rock e del metal sinfonico e progressive. L’attenzione alla composizione si affianca alla ricerca della potenza sonora mentre i brani uniscono l’esoterico e il satanico con il fantastico e l’immaginifico.

Mentre i caposcuola della second wave del black-metal Mayhem bucheranno, dopo il fondamentale “De Mysteriis Dom Sathanas” (1994), la possibilità di replicare con un secondo album all’interno dei Novanta, anche a causa dei numerosi problemi legali e dell’instabilità nella formazione, e altri esponenti di primaria importanza, come Immortal e Darkthrone, useranno i primi album per cementare un immaginario destinato a diventare quello di riferimento per la maggioranza del black-metal a venire, gli Emperor hanno sviluppato in un poker di album un sound sempre differente, la cui naturale conclusione sarebbe stata, in potenza, l’allontanamento dal black-metal norvegese e i suoi stilemi verso un prog-metal dalle sfumature sinfoniche.
In questo, hanno saputo, prima di altri, dimostrare quanto il black-metal potesse essere terreno fertile di contaminazioni anche ambiziose, ben oltre gli iniziali presupposti di satanismo esasperato, iconoclastia e ferocia. La loro miscela di bestiale e ricercato, un apparente ossimoro compositivo, è stato uno spunto fondamentale per la carriera degli inglesi Cradle Of Filth e i conterranei Dimmu Borgir, entrambi destinati sul finire del secolo a diventare celebrità del black-metal sinfonico, ma è anche il presupposto delle avventurose esplorazioni post-metal e post-black come quelle, per esempio, dei Wolves In The Throne Room.

L’ira dell’imperatore: le origini, le prime pubblicazioni, il black metal inner circle

emperorcorpo1Vegard Sverre Tveitan, nato a Notodden nel 1975, conosce Tomas Thormodsæter Haugen, nato a Hammerfest nel 1974, a 13 anni. Nel 1990 suonano insieme in una band death-metal più volte ribattezzata: Dark Device, Xerasia, Embryonic e quindi Thou Shalt Suffer. Vegard Sverre Tveitan suona il pianoforte e la chitarra sin da piccolo, così sembra naturale inserire le tastiere anche negli arrangiamenti della band. Tveitan divide l’impegno di chitarrista con Haugen; basso e batteria sono compito, rispettivamente, del personaggio di culto Vidar Våer, meglio conosciuto con il nome del suo progetto musicale Ildjarn, e di Thorbjørn Akkerhaugen, ma in alcune fasi entrambi gli strumenti sono suonati da Haugen. Per la loro carriera musicale, i due amici assumono dei nomi d’arte: Tveitan rimarrà nella
storia del metal come Ihsahn, Haugen come Samoth.

Into The Woods Of Belial (1990) e Open The Mysteries Of Your Creation (1990) sono due demo che fotografano l’idea di metal estremo della formazione, un violentissimo black-death-metal con misurati inserti di tastiere minacciose, ambiziose per quanto acerbe invenzione chitarristiche e uno stile compositivo che predilige brani divisi in sezioni, frequenti cambi di velocità e uno stile vocale che dal growl si sposta solo occasionalmente verso uno scream feroce. L’influenza dei Celtic Frost e dei Bathory è evidente ma, al netto dell’amatorialità del tutto, sono brani interessanti per ricostruire il punto di partenza dei futuri Emperor.

Samoth inizia a scrivere musica non pensata per i Thou Shalt Suffer e in breve il gruppo si dissolve. Ihsahn, sorprendentemente, resusciterà il progetto per pubblicare l’unico album ufficiale a suo nome, Somnium (2000), dominato da una lugubre vena neoclassica e quasi interamente strumentale: del black-death originario non è rimasto nulla, se non la fascinazione per l’oscurità. Se la svolta dark-ambient e atmosferica di Burzum stupì i metallari, quella di Ihsahn risulta molto più prevedibile, alla luce della sua formazione e soprattutto di quello che, proprio con gli Emperor, proporrà in termini di arrangiamenti orchestrali. Nelle dieci composizioni, interamente opera di Ihsahn, troviamo momenti che esplicitano il collegamento con quanto racconteremo a breve sulla discografia della band principale.

Nel 1991 Samoth e Ihsahn formano gli Emperor, caratterizzati da un sound che si allontana dal death-metal per esplorare più approfonditamente il black-metal. Le tastiere diventano un elemento strutturale. A incoraggiarli in questa prima fase anche Øystein “Euronymous” Aarseth, membro fondatore dei Mayhem, proprietario del negozio di dischi “Helvete”, fondatore dell’etichetta Deathlike Silence e figura centrale per lo sviluppo del metal norvegese. Euronymous è anche a capo del cosiddetto “black metal inner circle”, più una congrega di persone che un vero un culto, che si ritrova nei locali e nel sotterraneo di "Helvete". In generale, i membri condividono pensieri che spesso si accordano con l’idea di un satanismo militante, provocatorio e molto sopra le righe. Come spesso accade, qualcuno sembra abbastanza motivato da voler passare dalle parole ai fatti.
La storia nel dettaglio del mondo intorno a “Helvete” e al “black metal inner circle” è raccontata magnificamente nel libro “
Lord Of Chaos”, mentre noi ci limiteremo a citare in modo essenziale quello che riguarda maggiormente gli Emperor.

Nel maggio del 1992 la neonata band pubblica il demo Wrath Of The Tyrant, con Håvard “Mortiis” Ellefsen al basso, Ihsahn (qua accreditato come Ygg) impegnato a chitarra-canto-tastiere e Samoth (qua come Samot) che si divide tra batteria, chitarra e il canto in un solo brano. Nelle nebbie di registrazioni lo-fi si intravede un’idea nuova di black-metal, articolato, atmosferico e violento come quello di “Witches Sabbath”, “Night Of The Graveless Souls” (che ritroveremo sull’Ep Emperor) e “My Empire’s Doom” (che diventerà la “Beyond The Great Vast Forest” dell’album d’esordio). È abbastanza per ottenere un contratto con la nascente Candlelight.

Samoth rinuncia a cantare per concentrarsi sulla chitarra, mentre Ihsahn si divide tra chitarra, tastiera e voce. Mortiis è ancora il bassista sull’Ep Emperor (1993), pubblicazione sulla quale la batteria è suonata da Bård Guldvik "Faust" Eithun. I quattro brani sono già imprescindibili per gli amanti del black-metal. Compaiono qui le prime versioni di “I Am The Black Wizards” e “Cosmic Keys To My Creations And Times”, due perle che troveremo nelle loro versioni definitive nell’album d’esordio ma che, già qui, dimostrano la grande originalità del sound della band.
Il supporto del già citato Euronymous si concretizza anche in un contratto con la sua Dethlike Silence, etichetta sotto la quale comunque gli Emperor non pubblicheranno mai nulla.

Nel frattempo, nell’estate del 1992, Samoth partecipa insieme ad altri esponenti della scena ai famigerati roghi delle chiese. In particolare, nel 1994 sarà condannato a 16 mesi di prigione per l’incendio della chiesa di Skjold a Vindafjord, insieme a quel Varg Vikernes che lo aveva assoldato anche come bassista per il suo Ep “Aske” (1992). Anche Mortiis, già allontanatosi dagli Emperor, è in prigione nello stesso periodo, così come il batterista Faust, coinvolto anche in un omicidio che porterà la sua pena a un totale di 14 anni. Persino il sostituto al basso,  Terje “Tchort” Vik Schei, è in carcere. Di fatto, all’altezza del 1994, solo Ihsahn è un uomo libero e pertanto la pubblicazione dell’album d’esordio degli Emperor deve necessariamente slittare.
Già nel 1993 l’estetica della band si sta affrancando da alcuni degli stilemi del black-metal norvegese, tra cui il
corpse paint. Pur nel tumulto dovuto agli esecrabili atti criminali commessi da molti dei musicisti che hanno partecipato al progetto, il 21 febbraio 1994 gli Emperor riescono a pubblicare sotto etichetta Candlelight il loro album d’esordio.

Inni a Satana e maghi neri

emperorcorpo2In The Nightside Eclipse
si apre con “Into The Infinity Of Thoughts”, ed è come essere gettati a velocità folle in un abisso nero e vertiginoso: un lugubre accenno sinfonico iniziale definisce il contesto gelido, epico e funebre, ritratto anche in copertina, ma sul riverberare di un tuono prende il via una cavalcata maledetta, un ronzio di chitarra montato su una batteria ossessiva, con la voce luciferina a completare l’arrangiamento insieme ai dettagli delle tastiere; al terzo minuto, dopo un conato da posseduti, il brano non solo riparte alla velocità folle che ha già sostenuto ma, attraverso un più complesso lavoro alla chitarra e più imponenti appoggi sinfonici, tracima dal feroce nell’epico e nel gotico, con tanto di rantolo vampiresco e danza macabra al quarto minuto; un coro liturgico contrasta vivamente con i bestiali interventi canori, che trovano un apice nei quasi venti secondi di scream al settimo minuto, l’urlo di guerra che guida l’ultimo assalto, un climax che s’impenna ulteriormente dopo la solenne dichiarazione “The land will grow black/ there is no sunrise yet to come”.
Dopo i nove minuti dell’
opener In The Nightside Eclipse tiene fede ai suoi propositi. “The Burning Shadows Of Silence” rivela nei frangenti midtempo un retroterra di heavy-metal ottantiano che riconduce al thrash-metal invasato dei Kreator, ma comunque impallidisce rispetto alla successiva “Cosmic Keys To My Creations And Times”, un turbine di black-metal feroce e sinfonico con un balletto folk indiavolato al centro e una potenza di fuoco chitarristica e ritmica spaventosa.
Nell'alternarsi tra feroce, maestoso, esaltato e funebre, l’album trova un equilibrio instabile che è la sua forza espressiva: un territorio sonoro dove i cambi di velocità, di tono e di arrangiamento, innescati da eccessi canori o da ondate sinfoniche, conferiscono al tutto una mostruosa vitalità. Non è solo una cartolina di un mondo maniacalmente oscuro, ma l’esplorazione delle viscere di una notte eterna, minacciosa e perversamente affascinante.
“Beyond The Great Vast Forest”, aperta da un urlo-conato, aggiunge all'arsenale delle scorie thrash-punk e un
riff da Black Sabbath, mentre “Towards The Pantheon” apre con una arpeggio malinconico e ispessisce l’assalto con iniezioni sinfoniche e una marcia di guerra. Tutto questo mentre gli Emperor continuano a praticare un black-metal feroce, ampliato dalla band in un assalto di suoni estremi ma anche di suggestioni immaginifiche, delineate attraverso continui cambi di scenario, trovate compositive, interludi e variazioni, nonché insistendo su testi che, pur intinti nella pece, disseminano ganci filosofici e letterari.
C’è sicuramente l’impatto con un mondo sonoro oscuro e ostile ma, abituati al buio irreale dell'abisso in cui siamo precipitati, i dettagli si distinguono sempre meglio, si apprezzano le sfumature tra un nero e l'altro.
Un altro conato è posto in apertura di “The Majesty Of The Nightsky”, spaventosamente feroce persino se ci si arriva dopo il quintetto di brani precedenti. L’assalto è però reso più eterogeneo da violente fiammate sinfoniche che quasi sovrastano il bombardamento black-metal, da intarsi chitarristici, da un disorientante diradamento atmosferico prima del finale da ossessi.
Con questi presupposti, il fatto che la coppia finale di brani possa aggiungere qualcosa suona ancora più peculiare. In sei composizioni, gli Emperor hanno trasportato il black-metal in un sistema di riferimenti sonori stratificato e dinamico, che, senza tradire le radici del genere, ne interpreta gli intenti estetici con grande ricchezza di spunti creativi.

In The Nightside Eclipse ha uno spirito progressive senza abbracciare gli aspetti più barocchi e virtuosistici di quel mondo e interpretandone la vena romantica con importanti contaminazioni gotiche e decadenti. E tutto questo, si diceva, pur escludendo i due brani conclusivi, quelli rimasti maggiormente nell'immaginario black-metal, vuoi perché conclusione di un album facilmente citato trasversalmente come uno dei capolavori del genere, vuoi per la loro forza intrinseca.
“I Am The Black Wizards” suona come un manifesto, per il modo in cui riassume gli elementi fondamentali del loro
sound, in un frequente mutamento di arrangiamento e con un notevole dispiego di soluzioni differenti. “Inno a Satana”, ispirata nel titolo alla famosa poesia di Giosuè Carducci, è altrettanto significativa, perché incrocia l’immaginario sulfureo con quello più letterario, il feroce e l’intellettuale, in una forma assai più immediata di altre composizioni dell'album: meno di cinque minuti, con un coro sinfonico che contrasta vividamente con il black-metal bestiale in primo piano e con intarsi melodici che svelano un certosino lavoro chitarristico nel creare il giusto soundscape.

Thou art the Emperor of Darkness
Thou art the Emperor of Darkness
Thou art the king of howling wolves
Thou art the king of howling wolves
Thou hath the power to force any light in wane
Sans mercy
Sans compassion
Nor will to answer whosoever asketh the why

L'edizione rimasterizzata del 1999 contiene due cover: “A Fine Day To Die” dei Bathory e “Gipsy” dei Mercyful Fate. Sono quasi dei tributi, un modo per delimitare le loro influenze, tra heavy-metal oscuro e black-metal già ambiziosamente contaminato ed espanso nei suoi confini.
Salutato come un capolavoro del black-metal dalla stampa specializzata,
In The Nightside Eclipse rimane ancora oggi l’album più importante degli Emperor e uno dei titoli fondamentali della scena estrema norvegese.

La trilogia finale e lo scioglimento

emperorcorpo5A causa dei gravi problemi con la giustizia, la formazione cambia sostanzialmente per il secondo album, Anthems To The Welkin At Dusk (1997). A Ihsahn e Samoth si uniscono Jonas Alver al basso e Kay Johnny “Trym” Mosaker degli Enslaved alla batteria. Cambia anche il sound, come esplicitato nel retro direttamente sulla confezione del disco: "Emperor performs Sophisticated Black Metal Art exclusively". In sostanza, meno tastiere, cantato pulito più presente e una maggiore attenzione alla dimensione filosofica e mistica nei testi, pur rimanendo un’esperienza di ascolto assolutamente estrema.
Questi Emperor, quando vogliono, suonano in realtà più eleganti e ricercati, come chiarisce immediatamente
"Alsvartr (The Oath)", aperta da un intreccio chitarristico dall’intensità lirica, principio di un poema gotico per chitarra elettrica e recitato lugubre, sviluppato come un lento climax che sfocia in una danza medievale folk-metal. Serve il secondo brano, "Ye Entrancemperium", per immergersi nuovamente nel black-metal, ed è un impatto spaventoso: la velocità del blast-beat è impressionante, la ferocia sconvolgente.
Forte di una produzione più potente, il
mix finale pone l’ascoltatore al centro di un black-metal con spunti sinfonici che è guidato dalle chitarre in saliscendi epici. Il fatto che il brano derivi da una bozza dei Mayhem non fa che aumentarne il fascino oscuro. Gli Emperor possono suonare follemente intensi e veloci, come in "Thus Spake The Nightspirit", comunque chiusa da un malinconico canto in clean, e "Ensorcelled By Khaos", spezzata da un’altra danza luciferina e un cantato pulito, o ancora "The Loss And Curse Of Reverence", un labirinto di figure chitarristiche che mantiene una potenza annichilente ma varia di frequente mood, dal bellicoso al tragico, dal lirico all’epico, dal caotico allo straziante.
È soprattutto il lavorio chitarristico a meritare particolare attenzione, segnando un’evoluzione difficile da prevedere: nel marasma sonoro le due chitarre guidano l’evoluzione dei brani, riducendo il ruolo importante che la voce aveva avuto sull’esordio e trovando un’alleata solo nella batteria, centrale nello svolgimento di brani con frequenti cambi di velocità e di struttura ritmica, come la labirintica "The Loss And Curse Of Reverence".
Il brano più lungo, "With Strength I Burn", è un’ideale sintesi dell’opera ma al contempo esprime anche la traiettoria che spinge gli Emperor fuori dal black-metal norvegese ortodosso, ormai felicemente intrecciato con canto in
clean, fascinazioni sinfoniche e un senso della composizione che deve più alle sinfonie classiche che al rock’n’roll demoniaco dei Venom.
Chiudere con lo strumentale "The Wanderer" è quindi perfettamente in linea con l’estetica di una formazione in evoluzione, che del black-metal ricerca una quintessenza fuori dai
cliché che il genere, all’altezza del 1997, si trova sempre più spesso ad alimentare: è un brano sfumato, lasciato “aperto”, come un discorso in sospeso.

Con Ihsahn anche al basso, la band ridotta a trio pubblica
IX Equilibrium (1999), che amplia ancora un po' lo spettro stilistico, integrando elementi di heavy-metal ottantiano, senza stravolgere la loro idea di black-metal espanso. “An Elegy Of Icaros”, con voci operistiche e un’ambiziosa struttura che non si fatica a etichettare come progressive, e la successiva “The Source Of Icon E”, con acuti da Judas Priest, ben rappresentano l’opera nei suoi aspetti originali uniti a un amalgama sonoro già conosciuto.
Si tratta comunque di un album minore rispetto ai primi due, che fotografa una formazione la cui evoluzione è rallentata rispetto a pochi anni prima. Il documento dal vivo
Emperor Live Ceremony (2000) testimonia la perizia della formazione a portare sul palco la complessa musica che troviamo sugli album ma, per il resto, non stupisce molto chi già li conosce.

Prometheus: The Discipline Of Fire & Demise (2001), il loro quarto e ultimo album di studio, è invece particolarmente ambizioso, un concept dove l’attenzione ai dettagli compositivi raggiunge dei nuovi livelli di sofisticatezza. Questa volta l’esperienza d’ascolto si impone come un unico flusso sonoro dove Ihsahn funge quasi da one-man band: è l’unico alla voce, suona la chitarra solista e ritmica, è impegnato al basso, ai synth, alla programmazione, all’arrangiamento e al mixing. A Samoth rimane un ruolo secondario alle chitarre, mentre dietro le pelli c’è sempre Trym.
“Eruption” introduce allo stile sinfonico-progressivo dell’intero album, particolarmente drammatico nella centrale “The Prophet”, peraltro anche caratterizzata da momenti di devastante potenza black-death-metal, e gloriosamente bellicoso durante “In The Wordless Chamber”, forse il maggiore contributo degli Emperor al filone viking-metal. Il finale, “Thorns On My Grave” chiude idealmente il cerchio con “Into The Infinity Of Thoughts”, suonando come un brano ancora spiccatamente black-metal ma, anche, multiforme ed eterogeneo.
Dopo poco più di un decennio dagli esordi, gli Emperor arrivano al fatidico momento dello scioglimento, con Ihsahn e Samoth ormai incapaci di trovare un territorio comune per proseguire il progetto.

Post-mortem: gli Emperor dopo gli Emperor

emperorcorpo6Scattered Ashes: A Decade Of Emperial Wrath
(2003) è una maestosa compilation di 27 brani che regala quasi due ore e mezza di musica. I due dischi, “Black” e “Silver”, esplorano in lungo e in largo il catalogo: il primo attinge da pubblicazioni più note, il secondo da materiale più oscuro, tra cover, remix e rarità. Samoth e Trym proseguiranno negli Zyklon, mentre Ihsahn si impegnerà nei Peccatum e, soprattutto, in una lunga e ambiziosa carriera solista, tra black-metal, prog-metal e sperimentazione.
Saltuariamente si sono riformati per alcuni concerti, dal 2005 in poi, sempre smentendo la possibilità di un nuovo album.
Per quanto sempre assai lontana dal
mainstream, la loro idea di black-metal sinfonico e progressive, creativo pur all’interno di un immaginario neo-pagano e affascinato della storia pre-cristiana, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento del metal estremo negli anni Novanta. Messe da parte, ammesso che si possa e lo si voglia fare, le turpi vicende di cronaca, l’esperienza degli Emperor ha rappresentato un ideale ampliamento dello spesso asfittico panorama del black-metal di inizio anni Novanta, indicando la strada di un profondo cambiamento di traiettoria del genere, diventato poi tra i più eclettici e multiformi della storia del metal e, a ben guardare, persino dell’intera galassia rock.

Emperor

Discografia

Wrath Of The Tyrant (Ep, Wild Rags, 1992)

Emperor (Ep, Candlelight, 1993)

In The Nightside Eclipse(Candlelight, 1994)

As The Shadows Rise (limited-edition Ep, Nocturnal Art, 1994)
Reverence (Ep, Candlelight, 1996)
Anthems To The Welkin At Dusk(Candlelight, 1997)

IX Equilibrium (Candlelight, 1999)
Emperial Live Ceremony (live, Candlelight, 2000)
Prometheus: The Discipline Of Fire & Demise(Candlelight, 2001)
Scattered Ashes: A Decade Of Emperial Wrath (compilation, Candlelight, 2003)
Live At Wacken Open Air 2006 (live, Candlelight, 2009)
Live Inferno (live, Candlelight, 2009)
Pietra miliare
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