Assestato sullo stile del precedente "Le jour et la nuit du réel", ma pervaso da una più luminosa vivacità, il nuovo lavoro di Cécil Schott ci mostra quanto il trasferimento a Barcellona abbia influito sulla sua vita e sul suo percorso artistico. La voglia di sperimentare è palpabile e ci restituisce infatti un lavoro partecipato e coinvolto.
Abbandonato del tutto il suo etereo neoclassicismo, Colleen ha abbracciato definitivamente lo splendore elettronico del Moog Matriarch e nel processo di elaborazione e re-amping presso la casa Montjuic ha individuato la forma di una densa e trasognata kosmische musik balneare che ovatta Klaus Schulze in "un'ode al movimento, al corpo, all'acqua, all'urgenza".
Il coraggio di lanciarsi tra i marosi iberici, superata una idrofobia che la affliggeva da anni, ha infatti permesso alla Schott non solo di godersi finalmente il Mediterraneo sponda catalana, ma anche di trovare il concept per il suo nuovo album. La spagnoleggiante titolatura dei brani richiama infatti le libertà fisiche dell'immersione come metafora di liberazione sensoriale; where is my mind? Nell'inconoscibile, insieme al sottile piacere del pericolo che nel terrore esalta la meraviglia.
L'album si apre con "Mis Armas se habían caído al suelo" l'unico nostalgico sguardo all'ambient minimale dei precedenti lavori (ricorda l'eccellente "A Flame My Love, A Frequency"); è un passaggio fugace prima di lanciarsi nell'inesplorato. "Puertas de mi Cuerpo", è infatti già altrove, là dove l'elettronica si fa più incisiva e liquide armonie in delay si dilatano sinuose su un beat serratissimo e ostinato. Allo stesso modo "Antìdoto", su più chiare e luminose tonalità, gioca tra accelerazioni e rallentamenti, salite e discese melodiche, a ricreare quel senso fisico di abbandono alla corrente che in "Aguas abìertas", con le sue sterminate risonanze, diventa un desiderio di deriva.
Ogni nuovo movimento scaturisce con vitalità sorgiva e sommerge il brano rimodulandolo, facendo del corpo sonoro un elemento vivo, elastico, recettivo, consapevole. "Libres antes del fìnal", su un quieto ritmico pulsare sottomarino, comprime l'elettronica in una saturatissima bolla di feedback e battimenti verso un crescendo di esuberanze e arpeggi.
Cecil Schott dimostra ancora una volta di essere un'artista poliedrica, innamorata della ricerca e interessata alle sterminate possibilità degli strumenti; firma un concept solido, ma soprattutto una sterzata decisa verso una caparbia elettronica analogica, forse meno ricca rispetto ai suoi migliori lavori, ma di certo vitale e animata da un ritrovato entusiasmo.