Leila Abdul-Rauf - Andros Insidium

2026 (20 Buck Spin)
darkwave, neoclassical

Nonostante Leila Abdul-Rauf abbia pubblicato diversi album a cominciare dal 2013 (anno di uscita di “Cold And Cloud”), il suo nome non ha mai sfondato all’interno del club delle sacerdotesse gotiche di ultima generazione. Una carriera che ha avuto diversi sbocchi, sia in passato (le collaborazioni con gli Amber Asylum) che nel presente (la polistrumentista è voce e chitarra dei Vastum, death-metal band californiana), in attesa di una consacrazione forse non troppo lontana.

“Andros Insidium” è un disco profondamente personale, un lavoro ispirato al mito sumero della dea Inanna-Ishtar e al suo viaggio da e verso l’oltretomba (luogo dove viene uccisa dalla dea Ereshkigal, prima di risorgere). Un percorso che scava nella psiche, mostrandoci una protagonista selvaggia, brutale, potente, ma allo stesso tempo vulnerabile. Una sorta di invocazione divina per il ripristino di un’integrità femminile minata dal sistema patriarcale.
Le coordinate musicali restano invece legate alla darkwave di stampo neoclassico: il punto di partenza sono senza dubbio i Dead Can Dance (per lo spirito arcano e i riferimenti mitologici), come nella notevole “Eros Anima”, il lato più cupo e tribale di Leila Abdul-Rauf. Questo itinerario nella cultura mesopotamica trova un altro passaggio importante tra le note di “Fractured Body”, un rituale minaccioso che suona come un invito al sacrificio.
Ma per raggiungere la vetta più alta di “Andros Insidium”, bisogna per forza passare dalla title track, un brano dove la musicista americana sperimenta un sound molto più vicino alle visioni gotico-sperimentali di Lingua Ignota o Diamanda Galas (le note pianistiche, l’utilizzo dello screaming e il mood a tratti disturbante rendono la traccia di gran lunga superiore rispetto alla media del disco).

Leila Abdul-Rauf è tornata con un lavoro valido ma ancora privo di quella scintilla capace di renderlo riconoscibile rispetto a molte altre cose ascoltate in precedenza. Questione anche di dettagli (la copertina dell’album trasuda un background metal qui poco pertinente), al di là di un concept davvero intrigante che suona tanto come una definitiva liberazione per l’artista in esame.
“Andros Insidium” diventa così un nuovo punto di partenza, stavolta più solido e concreto, sul quale costruire ulteriori architetture sonore con maggior coraggio e personalità.

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