She doesn’t like the tough guys
They think that they can do anything they please
But they’re gonna get a surprise
When she brings them to their knees
Ci sono dischi che illuminano la carriera di una band quasi senza preavviso, arrivando come meteoriti a inondare il loro pianeta musicale di acqua nutrientissima, capace di generare all’istante nuova vita e bypassare anche il fatidico brodo primordiale. E’ il caso di “High Infidelity”, nona prova degli statunitensi REO Speedwagon, un album che portò il gruppo capitanato da Kevin Cronin (voce, chitarra e tastiera) improvvisamente verso una formula Adult oriented rock in buona parte ben diversa dall’hard rock palesato mediamente in otto dischi prodotti nel corso degli anni 70. A cominciare da una copertina che è già tutto un programma, con il celebre scatto che restituisce un adulterio appena consumatosi in quella che pare essere una camera d’albergo o la stanza di un grattacielo.
Alta infedeltà, dunque. Un’accezione evidentemente doppia, in quanto esplica innanzitutto il sopracitato distacco dai riff più muscolosi del passato, in favore di fraseggi pop alimentati per l’occasione da tastiere magnetiche, assoli sensualissimi e un canto amabilmente piacione.
A rimarcare iconograficamente la vena liberatoria della band, è anche un lettino dell’analista sul quale vengono espressi i turbamenti relazionali di Cronin, per una scena da apripista al videoclip della hit “Keep on Loving You”, il primo singolo estratto da “High Infidelity”, scritto di scatto dallo stesso frontman durante un periodo non facilissimo della propria vita sentimentale, ed esaltato sul piano melodico dall’assolo a dir poco epico dell’indimenticabile Gary Richrath, scomparso nel 2015. E’ una ballata che contiene tutti gli stereotipi dell’istant classic degli anni 80, eseguita in prima battuta da Cronin al piano poco dopo aver scoperto di essere stato tradito dalla moglie: “Sono entrato in sala prove e mi sono seduto al pianoforte, cosa che faccio raramente perché sono un chitarrista, e ho iniziato a suonare. I ragazzi della band mi hanno guardato come se venissi da un altro pianeta. Tutti hanno subito capito che quella canzone mi appassionava molto, tant’è che Gary si è avvicinato e ha collegato la sua chitarra all’amplificatore. Un attimo dopo, il disco era al primo posto in classifica e tutti definivano ‘Keep on Loving You’ una power ballad e si comportavano come se avessimo avuto una strategia per il successo che aveva reso possibile anche la nascita di questa canzone, quando in realtà era stato solo un incidente”, affermò Cronin all’epoca.
Curiosa è poi la genesi del nome del gruppo, scelto dopo che Doughty vide scritta su una lavagna la sigla del camion REO Speed Wagon progettato nel 1915 da Ransom Eli Olds, che invece di essere pronunciato in un’unica parola, come consigliato, appunto, dalla casa automobilistica, dunque “REE-oh “, finì per essere esclamato dalla band ad ogni singola lettera, quindi “R-E-O”. La prima esibizione con tale improbabile moniker avvenne per giunta ad una festa della confraternita Zeta Beta Tau, alla quale seguirono svariate cover di brani dei Youngbloods e dei Moby Grape eseguite dai REO nei bar del loro campus universitario, per un avvio da brat pack allo stato puro.
“High Infidelity” è un album semplicemente perfetto dalla prima all’ultima delle dieci canzoni che lo compongono, tanto da arrivare al numero uno di Billboard per quindici settimane, con dieci milioni di copie vendute negli Stati Uniti. Mentre nel Regno Unito toccherà la posizione numero sei, gradino che per l’arena rock americano rappresenta un ottimo risultato, visto che da quelle parti il genere non ha mai attecchito più di tanto. “Fu un vero e proprio tuffo nel vuoto. Per anni abbiamo lavorato sodo, con una crescita lenta e graduale”, disse in diverse interviste il tastierista Doughty a proposito dell’uscita dell’album. Mentre il batterista Alan Gratzer si spinse ancora più in alto: “Poi è arrivato ‘High Infidelity’ e la curva è schizzata alle stelle, fino in cima. Era difficile da credere. All’improvviso, riempivamo gli stadi di baseball e la gente ci rubava i cappelli dalle teste”.
A spedire comunque in orbita lo Speedwagon del pop rock statunitense, furono soprattutto i singoli, ossia, oltre al sopracitato “Keep On Loving You”, “Take It on the Run”, “Don’t Let Him Go” e “In Your Letter”. La penultima è la canzone che apre le danze di un Lp miliare per l’aor e il rock tutto, in quanto prova di quanto sia sempre e comunque possibile coniugare, senza per questo scadere nel kitsch, lo spirito “hard” con un approccio più morbido, votato perlopiù alla melodia senza tempo, in grado di conficcarsi in testa e non uscire più. Del resto, la linea di synth di Neal Doughty è ancora oggi affascinante, un autentico miracolo unito ai riff incendiari di Richrath che ne amplificano la resa, mentre il canto di Cronin si fa tanto bramoso di piacere quanto maledettamente disperato.
Altrettanto irresistibile è il passo di “Follow My Heart”, scritta da Richrath e dal secondo chitarrista Tom Kelly, altra perla brillantissima con il refrain e l’immancabile assolo che echeggeranno per sempre nelle maestose arene americane e non solo. Spassosa e più votata a certi costrutti tipici del surf rock è, invece, la spensierata “In Your Letter”, composta dal solo Gary ed enfatizzata dal piano sixties di Cronin, che aggiunge pepe tra una nota e l’altra. Tra i brani da cantare a squarciagola, c’è senz’altro “Take It On the Run”, l’altra ballata, o power ballad, se preferite, di un disco senza cali. E ancora l’irriverente “Touch Guys”, che prende di mira gli uomini solo in apparenza duri, propri dell’immaginario statunitense rigorosamente eighties, insomma quelli tutte borchie e tatuaggi, che si sciolgono però come mele cotte alla prima sventura amorosa o meramente sessuale.
Cosa dire poi della birichina “Out of Season” o dell’unica traccia cantata dal bassista Bruce Hall, “Someone Tonight”, con gli immancabili coretti sullo sfondo e le chitarre che si intrecciano smaniose tra una strofa e l’altra?
Infine “I Wish You Were There”, scritta da Cronin con Gratzer, per l’ennesima dedica d’amore in chiave rock tutta promesse impossibili e sogni infranti.
Il successo di “High Infidelity” rimarrà per la band praticamente un unicum. Il successivo “Good Trouble”, pubblicato nel 1982, ebbe infatti un vago richiamo commerciale grazie alla hit “Keep the Fire Burnin'”, mentre “Wheels Are Turnin’”, rilasciato nel 1984, replicò il cammino del precedente con un altro tormentone da top ten: “Can’t Fight This Feeling”. Lampi di luce alternati a scioglimenti, ritorni di fiamma, nuove cadute, tour con gli amici Styx e Journey, addii e addirittura nel 2009 un album natalizio, “Not So Silent Night…Christmas with REO Speedwagon”. Soltanto il 7 marzo 2026 i REO Speedwagon si sono riuniti nuovamente con Cronin, Doughty, Hall e Gratzer per inaugurare una mostra in onore di Richrath al Peoria Riverfront Museum, nell’Illinois. Una reunion emozionante per una band che ha scritto una pagina assolutamente memorabile (e per certi versi melodicamente eterna) nel macrocosmo rock d’oltreoceano.
05/07/2026