Nel rock progressivo, il concetto di mondo è non mai stato percepito come metafora.
Dall’astrattismo dei Gong alla mitologia cosmica dei Magma, la costruzione di universi paralleli è stata spesso il mezzo per trasformare la musica in una forma di narrazione totale, capace di unire tre elementi fondamentali, quali il suono, l’immaginazione e la filosofia della stessa. “Worms” (Rous-Teletaú, 2025), progetto del frontman dei Dear Bongo, Simone Felici (basso, synth), e di Marco Verdecchia (piano, synth), in collaborazione con Gianluca Panici (batteria), nasce proprio da questa esigenza: dare forma a un universo autonomo, scaturito da un sogno e tradotto in un concept-album dalla forte componente visionaria.
La genesi del disco è già parte integrante della sua poetica. Non trattandosi di una raccolta di brani unificata da un filo narrativo, ci si ritrova dinnanzi a una storia emersa dall’inconscio, accompagnata da frammenti musicali riaffiorati dal risveglio e gradualmente sviluppati insieme a Verdecchia. Il protagonista di questo universo è Worms, un corpo celeste dalle sembianze di una testa metallica, addormentato nello spazio e inconsapevole creatore del pianeta Niibs. Nel suo sogno prende forma un mondo abitato da due popolazioni antropomorfe: una società di nani e una misteriosa razza di elefantini quadrupedi privi di testa e zampe. Il racconto fantascientifico che viene fuori durante l’ascolto diventa un’allegoria sulla natura del potere e sui meccanismi della storia.
La struttura del disco segue il percorso narrativo del viaggio, ma anche quello di una possibile avventura videoludica. I titoli dei brani delineano una progressione a tratti cinematografica: dalla nascita dell’entità cosmica (“Celestial Body Worms”) al percorso interiore (“Melancholic Journey”), fino alla descrizione della civiltà dei nani, alla ribellione e alla visione finale dei Niibs.
La successione degli episodi richiama la logica esplorativa dei videogiochi: la scoperta graduale di un mondo sconosciuto, l’incontro con nuove popolazioni, il superamento delle prove e il raggiungimento di una destinazione finale. Non è un caso che il progetto sia nato parallelamente all’idea di un videogioco in stile 8-bit (Koji Kondo, Hirokazu Tanaka), poi rimasto incompiuto. La versione chiptune dell’album non appare quindi come mero esperimento nostalgico, bensì come un’estensione naturale dell’universo di “Worms”. Questa fusione tra profondità simbolica e dimensione ludica rappresenta probabilmente l’aspetto più originale del lavoro di Felici e Verdecchia. “Worms” guarda alla grande tradizione dei mondi immaginari del rock progressivo, conservandone la meraviglia infantile della scoperta coerentemente con la figura centrale del proprio protagonista, le cui sembianze risultano infantili.
L’esigenza di raccontare il bisogno umano di inventare nuovi mondi, per comprendere meglio quello in cui viviamo, è il punto di partenza per iniziare ad ascoltare “Worms”.
08/08/2026