Il metal estremo, nella sua accezione più forbita e sperimentale, quest’anno parla portoghese, con forte accento brasiliano. Lo abbiamo visto con l’impareggiabile “No Ritmo Da Terra” di Antropoceno, un disco che, qualora vi fosse sfuggito, vi segnaliamo come una delle uscite più sorprendenti e solide dell’anno. Pur musicalmente diversi, “No Ritmo Da Terra” e “Caminhos De Agua” sono due album concettualmente attigui, in quanto fortemente legati al territorio, inteso come natura e cultura, dal quale provengono gli artisti che li hanno realizzati, tanto che Caio Lemos, in arte Kaatayra, ha partecipato alla produzione di una traccia dell’Lp di Antropoceno.
La storia musicale di Lemos inizia nel 2019 con il primo di sei LP fortemente suggestivi (dal terzo in poi andrebbero recuperati praticamente tutti), nei quali il musicista metal di Brasilia applica le intuizioni atmosferiche di Ulver e Burzum alle foreste tropicali del Brasile e ai ritmi tribali locali.
Quello che inizia con “Só quem viu o relâmpago à sua direita sabe” del 2020 (terzo disco di Kaatayra) è un percorso che abbandona progressivamente la parola per giungere a un linguaggio quasi interamente sonoro, in cui scream, batterie rutilanti e chitarre imbottite di tremolo convivono con flauti e percussioni tribali brasiliane in un vortice musicale naturista e ipnotico.“Caminhos De Agua” rappresenta per Lemos un ulteriore passo verso la natura e la storia locali e uno staccamento ancora maggiore dai canoni metal di inizio carriera. Si potrebbe parlare, infatti, di un disco di avant-folk brasiliano, che conserva però tratti genetici metal in voci graffiate, disperazione latente e accelerazioni brutali.
“Caminhos De Agua” si divide in sette movimenti, scorre però come un unico reticolo fluviale che interconnette la memoria e i luoghi brasiliani. Si apre, si stringe, si dirama nella giungla e fatica a passare tra bambù e fogliame, si inarca improvvisamente e poi cade nelle rapide più insidiose. Un abbrivio ambient intitolato “Rio Preto” inizia ad aggiungere ai rumori pluviali gli strumenti tipici del folk-metal di Kaatayra, è però con i dodici minuti turbolenti di “Rio sem nome” che “Caminhos De Agua” dispiega tutta la sua potenza evocativa. La batteria a doppio pedale continua a sfrecciare sull’acqua e i flauti in “Aguas Passadas”, innescando uno dei momenti più ipnotici del disco, mentre un intreccio di canti popolari dell’entroterra brasiliano e sussulti tribali su base metal fanno della title track l’apice suggestivo dell’opera.
Caio Lemos non rinnega le sue origini metal, né tantomeno sta a noi negare che il metallo estremo rimanga un tratto distintivo della musica di “Caminhos De Agua”; tuttavia, si tratta di un’etichetta in parte fuorviante, che potrebbe allontanare eventuali fruitori della musica di Kaatayra provenienti da ascolti world music e ambient. Sarebbe un peccato, perché quello che si perderebbero è uno dei dischi dell’anno e l’ennesimo capitolo di una carriera che non conosce cedimenti.
05/08/2026