Alcuni dischi cercano la notte, mentre altri sembrano essere nati dentro di essa. “Turning Off Lights Is My Destiny” è un album trasognante che ci riporta indietro a certe atmosfere degli anni d’oro del revival dream-pop, quello che ci ha deliziati tra gli anni 2000 e 2010. R. Missing – l’enigmatico duo newyorkese formato da Sharon Shy e Henry “Toppy” Frost – costruisce qui un pop elettronico talmente freddo e straniante da sembrare arrivato da una galassia lontana.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: spegnere le luci non è un gesto, ma una vocazione. Il buio diventa rifugio, identità, persino una forma di libertà (il disco si chiude, guarda caso, con un’altra frase ad effetto, “Darkness, I’ll Always Be Your Girl”). E la voce di Shy, sospesa tra una confessione e una trasmissione radiofonica notturna, trasforma ogni pensiero in un piccolo fantasma.
L’album vive in quella zona liminale dove synth-pop, ethereal-wave, dream-pop ed electro-pop smettono di essere categorie e diventano semplicemente temperature sonore. Gli R. Missing conoscono perfettamente questo linguaggio e lo piegano così verso l’assenza, la distanza, l’alienazione, riportandoci in mente sia alcune cose dei Crystal Castles (“Aliveness So Gently Used”) che dei Pastel Ghost (“Anomie By The Lake”), forse l’influenza più importante per il duo. Le melodie sono accessibili senza diventare accomodanti, mentre i beat invitano a muoversi mentre qualcosa dentro continua a marcire lentamente.
“Turning Off Lights Is My Destiny” non reinventa nessuno dei generi che abbraccia nella sua texture, ma li attraversa con una sensibilità contemporanea, assorbendo l’eredità degli anni Ottanta, Novanta e quella più elegante dell’electro-pop del decennio Dieci, fino a produrre qualcosa di intrigante e personale. Un disco mellow, malinconico e stranamente seducente. Un piccolo blackout emotivo. E, molto probabilmente, il lavoro più compiuto e maturo degli R. Missing.
26/08/2026