Non è semplice per un figlio d’arte entrare nel mondo della musica evitando confronti e assonanze. Charlie Watt – i cui genitori sono Ben Watt e Tracey Thorn – evita elegantemente il confronto allestendo un’architettura sonora che raramente evoca le gesta familiari. Solo l’accenno ritmico di “Fault Lines” scivola in un flebile citazionismo di quelle contaminazioni elettroniche e drum’n’bass che consegnarono l’album “Walking Wounded” al successo planetario.
Pubblicato dalla Bella Union di Simon Raymonde, il primo album di Family Stereo è il frutto della solida sinergia d’intenti con il produttore Sam Hodder-Williams, responsabile dell’elegante veste quasi chamber-folk di “The Thread”. Gli archi in modalità post-Nick Drake della title track, le fluide trame indie-pop di “DLR” e l’ammaliante tocco pianistico di “Remedy” mettono in luce un talento dalle tante sfaccettature. Sebbene alla perfetta messa in scena non corrisponda sempre un’uguale sostanza nella scrittura, ci sono tutte le prerogative per un futuro di maggior spessore.
Charlie Watt si dimostra un abile narratore nella malinconica e non banale “Silhouette On The Hill” e affonda le mani nella migliore tradizione folk-pop d’autore nella romantica ed evocativa “Tunnels”, una canzone che il suono del banjo trasporta verso lidi sonori alla Sufjan Stevens.
C’è abbastanza carne al fuoco in “The Thread”, come l’avvincente melodia di “Waiting On Nina” (resa ancor più rimarchevole dal suono della lap steel) o lo straniante uso dei sintetizzatori in “Sea Change”, il brano che forse più di altri rinsalda i legami familiari. E anche quando la routine sembra prendere il sopravvento sull’ispirazione (“Removed”), giungono segnali di potenziali sviluppi futuri, come l’imprevedibile coda finale di “Collapsing”.
Un esordio promettente per Charlie Watt che, seppur non mantenendo appieno le altissime aspettative, si rivela delizioso e abbastanza ispirato da spingerci a seguire con estrema attenzione i suoi futuri passi discografici.
07/09/2026