ODESSEY AND ORACLE - Technicolor

2026 ()
baroque folk-pop

Un susseguirsi di annunci e speranze disattese: sono passati cinque anni dai primi avvisi di un nuovo album dei francesi Odessey & Oracle, seguito di quel “Crocorama” che sembrava aver finalmente aperto le porte alla notorietà per il gruppo di Guillaume Medioni, Fanny L’Héritier (Bess Of Bedlam) e Alice Baudoin (il percussionista Roméo Monteiro è entrato in organico in occasione del terzo disco).
Quella degli Odessey & Oracle è una storia purtroppo ricorrente in questi ultimi tempi: le difficoltà economiche e il costo insostenibile delle particolari performance live (archi, fiati e strumenti ingombranti) hanno reso impossibile proseguire l’atipico progetto chamber-pop della formazione. Concepito come atto finale, “Technicolor” è rimasto per anni in attesa di una distribuzione, ed è solo grazie a due etichette indipendenti (la Another Record e la Dur & Doux) che ora vede finalmente la luce.

Destino vuole che un gruppo che della nostalgia ha fatto il proprio manifesto creativo si sia ritrovato a essere esso stesso oggetto di culto nostalgico per quei fan che ne hanno seguito l’evoluzione dal 2014 a oggi; e si potrebbe parlare di karma, avendo la band ricavato il proprio nome dal titolo di uno dei dischi più sfortunati della storia del rock, l’ormai mitico “Odessey And Oracle” degli Zombies.
Guillaume Medioni e Fanny L’Héritier sono i sopravvissuti della formazione originale e per questo epitaffio discografico si sono avvalsi della presenza di Mathilde Bouillot (flauti e synth) e Guillaume Bertrand (batteria e percussioni). “Technicolor” prosegue sulla scia del penultimo album, prediligendo la leggerezza del pop alle affinità prog-rock degli esordi.

Le melodie yé-yé di “Comme Disait Jean-Jacques Rousseau” e “Des Rêves En Cinémascope” sono infatti dolci e sbarazzine, perfette per la potenziale colonna sonora di un film della Nouvelle Vague; le armonie sono altresì complesse e non prive di intuizioni strumentali vintage molto accattivanti, le stesse che nella splendida “Temps De Cerveau” si tingono di malinconiche trame folk-jazz che non dispiaceranno ai fan di Robert Wyatt.
È particolarmente apprezzabile il dialogo tra la voce di Fanny e gli strumenti che regge le fila della poeticamente naïf “Un voeu”; di pari magia e fascino è il tappeto di synth e voci dai toni leggermente dissonanti di “Les Belles Choses”, anche se spetta a “Nouvelle Génération” ribadire le attitudini jazz e prog della band con un incastro di armonie e fughe strumentali che incanta e seduce con quella grazia che ha da sempre contraddistinto gli Odessey & Oracle.

Con un omaggio al mondo dei cartoni animati (“Walt Disney”), un accenno ai fasti orchestrali degli esordi (“Grands Ensembles”) e un tocco di library music sparso qua e là (“Prelude #1”, “Prelude #2”), l’album scivola verso un finale che sa di commiato ma anche di gratitudine verso chi ha seguito le sorti del gruppo francese (“Aria”): un altro prezioso capitolo di quel pop underground che rischia di sparire dai nostri ascolti futuri.

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11/10/2026

Tracklist

  1. 1. Comme Disait Jean-Jacques Rousseau
  2. 2. Un Vœu
  3. 3. Des Rêves En Cinémascope
  4. 4. Prélude #1
  5. 5. Les Belles Choses
  6. 6. Les influenceur-euses
  7. 7. Temps De cerveau
  8. 8. Nouvelle Génération
  9. 9. Prélude #2
  10. 10. Walt Disney
  11. 11. Interlude
  12. 12. Grands Ensembles
  13. 13. Aria

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