Laraaji

Isolotto dell'Arsenale, Venezia


Seconda e, a quanto pare, ahinoi, ultima Biennale Musica nella squisita direzione artistica della compositrice bolognese Caterina Barbieri, la rassegna, titolata “A child of sound”, è stata inaugurata nel tardo pomeriggio di sabato 10 ottobre con una prima assoluta di Laraaji, mistico dell’ambient statunitense. Nella suggestiva location dell’Isolotto dell’Arsenale di Venezia, allietato alla vista di enormi gabbiani in volo, un pubblico numeroso ed eterogeneo si è radunato ai piedi di un piccolo palco attendendo l’arrivo del Maestro.

Puntuale, Laraaji guadagna il palcoscenico in un completo arancione e, senza alcuna parola introduttiva, né dell’organizzazione né dell’artista, ha inizio il set “Alignment”.

Elettronica digitale e analogica si stringono attorno ad alcuni semplici strumenti acustici: un grande gong, dei campanelli eolici, una m’bira e, con buona probabilità, un dulcimer martellato. L’uomo crea innanzitutto un bordone di sottofondo, per onde quiete di synth e campionamento di grilli; ha poi inizio l’investigazione di un flusso biofilo più simile alle sonorità della migliore new age che dell’ambient, una lietezza che si sparge sui volti dei presenti, invitandoli a chiudere gli occhi. In poco meno di un’ora di esibizione, Laraaji spande una benedizione strumentale spiritualmente apolide, appoggiandosi a giochi di riverberi e azzardando piccoli fraseggi jazzati al synth, in sapore di Monk.

Ultimo ingrediente è la voce, un baritono che offre eterei falsetti spalmati senza necessità del linguaggio verbale su echi di bordoni in movimento. Qua è là, viene abbandonata un piccola risata di cui il nostro è sapiente conoscitore (attraverso i workshop di Laughter Meditation), eppoi il lento magma sonoro si riunisce nel ritmo incalzante del dulcimer.

Ogni cosa accade lievemente, ogni crescendo è preannunciato da note o piccoli accordi carezzevoli. È il trionfo di una gioia ben calata nella difficoltà del reale, è un esempio di come il Mistero della migliore elettronica di ricerca possa portarci fuori da un tunnel e non solamente cacciarci al suo interno. La Barbieri, scegliendo il grande Laraaji, ha concesso a chi nutrisse dei dubbi a riguardo, la possibilità di vivere un’ora in comunione con la Lieta Novella. E la Lieta Novella, spogliata dalla sola connotazione cristiana, in ogni tempo e in ogni luogo ha sempre come punto di inizio e di fine un unico concetto: l’amore.

Nell’immagine: Laraaji all’Arsenale (foto di Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia)

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