Max Gazzè - Uno stravagante Pierrot

intervista di Giuliano Delli Paoli

A trent’anni dall’esordio, Max Gazzè torna con “L’ornamento delle cose secondarie”, un album di venti composizioni pensato per recuperare e dare nuova linfa a idee e scritture rimaste a lungo nei cassetti. Un disco dall’anima progressive che riflette sul tempo e l’identità. Abbiamo raggiunto telefonicamente il cantautore romano per farci raccontare la genesi delle sue “nuove” canzoni, le sue influenze musicali e aneddoti mai svelati, come i giorni trascorsi nello studio di Peter Gabriel, tra una visita dei Guns ‘n’ Roses e richieste improvvise da parte del fondatore dei Genesis contornate da complimenti. E, in particolare, anche il suo rapporto con l’inesorabilità del tempo e la fiducia nelle nuove generazioni.

Partiamo dal titolo, “L’ornamento delle cose secondarie”, che mi ha ricordato “Il dio delle piccole cose” di Arundhati Roy. È stato proprio questo richiamo a spingerti a rispolverare le vecchie canzoni che avevi composto tanti anni fa?
Lo conosco molto bene quel romanzo, anche perché ho fatto un brano (con Silvestri e Fabi, ndr) che si chiama proprio così. Le piccole cose mi fermano sempre. Spesso cantanti e musicisti pensano in grande, ai record di presenze, ai numeri, ai concerti giganteschi. Io, invece, ho pensato questo disco come un investimento sulle idee, recuperando composizioni e intuizioni rimaste da parte. A volte ci si ritrova tra le mani vecchi appunti, registrazioni e materiali musicali degli anni Novanta, magari conservati in un hard disk o dimenticati nei cassetti.

Insomma, una bella rispolverata di un passato nascosto.
Esatto, ho voluto fare il punto della situazione e capire quali di quelle idee continuassero a risuonare anche a distanza di trent’anni, o persino di più. Alcune risalgono a prima dei miei primi dischi, altre sono state scritte dieci, quindici anni fa, altre ancora sono più recenti. Ho raccolto queste intuizioni senza preoccuparmi troppo dell’architettura tradizionale della canzone. Ho cercato l’atmosfera musicale più adatta a descrivere testi, narrazioni e poesie. Perché le parole hanno un suono, fatto di assonanze, rime interne e consonanze, che contribuisce alla struttura armonica del brano tanto quanto gli strumenti e gli arrangiamenti. Molte di queste composizioni non hanno un ritornello: sono svolgimenti, storie raccontate attraverso un’ambientazione musicale. Il senso del disco è proprio questo: prendere qualcosa che era rimasto in disparte e dargli una seconda possibilità di esistere, trasformandolo in qualcosa di nuovo.

Ascoltando le nuove canzoni, ho trovato molti elementi del progressive italiano, da Le Orme agli Osanna, fino al Banco del Mutuo Soccorso. È un mondo che ti ha influenzato, sia come ascoltatore che come musicista?
Ho avuto esperienze dirette con il rock italiano. Quando sono tornato in Italia dopo aver vissuto in Belgio, ho conosciuto il Banco del Mutuo Soccorso e ho suonato per un periodo con Gianni Leone, del Balletto di Bronzo. Ascoltavo gruppi come Le Orme e il Banco, che in quegli anni facevano cose incredibili. Ho vissuto quel mondo un po’ di riflesso, perché abitavo in Belgio, ma ero anche appassionato di progressive inglese: mi piacevano i Genesis, i Gentle Giant, i Van der Graaf Generator e tanti altri. In seguito ho vissuto anche in Inghilterra, dove suonavo in una band più orientata verso il northern soul. Ma Peter Gabriel è forse l’artista inglese che ho apprezzato di più nella mia vita, sia per il suo modo di generare armonie, sia come persona. Ho registrato un disco nei suoi studi della Real World, dove sono rimasto un mese lavorando con un ingegnere del suono e con Katie May, che ha curato anche altri miei lavori. In quel periodo è nato anche un rapporto molto bello con Peter.

Raccontaci di più.
Un giorno, mentre era in tour, Peter aveva un problema con alcune sequenze. Io e Katie ci siamo messi a sistemarle in studio, risolvendo alcuni problemi tecnici. Per ringraziarmi, Peter mi ha fatto un regalo meraviglioso: mi ha messo a disposizione i suoi microfoni personali, quelli che usa per registrare la propria voce. Ogni tanto telefonava per sapere come stavo, perché ero lì da solo a lavorare. Era un ambiente straordinario. E se vuoi ti racconto anche un aneddoto divertente.

Assolutamente sì.
Una notte stavo registrando le voci quando arrivarono Axl Rose e Duff McKagan, dei Guns N’ Roses, per chiedere informazioni sullo studio. In quel momento non c’era l’ingegnere, così mi sono spacciato per il fonico e ho spiegato a Duff come funzionavano la stanza, le apparecchiature e tutto il resto. Abbiamo parlato per un paio d’ore e loro pensavano davvero che fossi l’ingegnere dello studio. Duff, da bassista a bassista, mi è sembrato una persona estremamente lucida. Axl, invece, aveva un’aria quasi irreale. La responsabile dello studio mi ringraziò moltissimo, anche perché poi Duff tornò effettivamente a registrare qualcosa e quei consigli si rivelarono utili. Insomma, il mio rapporto con il progressive si è concluso, almeno in quell’occasione, con questa specie di performance da fonico improvvisato!

Possiamo definire “L’ornamento delle cose secondarie” un disco progressive?
Certamente. Per me è un disco progressive, ma il prog non è soltanto quello che siamo abituati a identificare con determinati gruppi e strutture musicali. È un territorio molto più ampio. Questo disco è anche punk, per certi aspetti, perché molti brani non seguono una struttura convenzionale e non hanno ritornelli. Sono svolgimenti musicali costruiti sui testi. Ho composto la musica partendo dalle parole e sono nate cose particolari. Se ascolti “L’eremita”, per esempio, trovi un brano decisamente progressive. Anche la copertina, con i suoi riferimenti visivi, può ricordare certe illustrazioni dei dischi degli anni Settanta, dai Genesis ai Gentle Giant.

Hai espresso tante volte fiducia nelle nuove generazioni, anche di fronte a leader politici che hai definito dominati dal proprio ego. Le proteste in Italia, al di là degli episodi di vandalismo, ti sembrano un segnale di risveglio?
Certamente. Continuo ad avere fiducia nelle nuove generazioni. Naturalmente, chi devasta le vetrine dei negozi compie atti di vandalismo, ma le persone hanno il diritto, e direi anche il dovere, di protestare e manifestare quando una situazione non è più sostenibile. Questo vale in Italia, in Francia e in tanti altri paesi. Credo che oggi il mondo sia governato da persone troppo legate a modelli del passato. Mi auguro che, dopo quello che chiamo il “pupazzo arancione”, in America possa arrivare qualcuno capace di ripensare il futuro, soprattutto per i giovani. La società sta cambiando radicalmente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, e abbiamo bisogno di persone che sappiano ripristinare regole fondamentali di convivenza civile tra i popoli. Sono un musicista e credo nelle contaminazioni: tutta la storia della musica ci racconta quanto siano importanti gli incontri tra culture diverse. Di recente sono stato in Argentina e mi hanno raccontato quante influenze abbiano contribuito alla nascita del tango. La musica cresce proprio attraverso questi scambi. Ho sentito dire, anche se non so quanto sia verificata questa storia, che Thom Yorke ascoltasse la musica tradizionale napoletana per trovare ispirazione.

È un aspetto interessante.
Sì, soprattutto se pensiamo a giganti come Morricone, o alla curiosità di tanti musicisti che vanno a cercare melodie in tradizioni lontane dalla propria. Anche artisti immersi nella cultura celtica possono essere fortemente attratti dalla musica mediterranea. Noi siamo stati molto influenzati dalla musica anglofona e celtica, ma abbiamo una tradizione melodica mediterranea straordinaria. Sarebbe bello che anche nella società ci fosse maggiore consapevolezza di quanto l’incontro tra popoli possa favorire lo sviluppo e il progresso. Ognuno deve mantenere la propria identità, ma allo stesso tempo aprirsi agli altri. Abbiamo tanto da imparare dall’Oriente e dal mondo arabo, culture che hanno già contribuito profondamente alla nostra storia, spesso senza che ne siamo pienamente consapevoli. Ecco: mi auguro che nei prossimi vent’anni le nuove generazioni possano costruire un futuro più equilibrato, fondato sulla convivenza civile all’interno delle nazioni e nelle relazioni tra paesi.

La clessidra e le sagome umane presenti nei tuoi concerti raccontano anche il tempo che passa e le diverse identità che convivono in una persona. Oggi hai un rapporto diverso con il tempo rispetto a trent’anni fa?
Sono molto interrogato dal concetto di tempo. Ritengo che non sia il tempo a cambiare, ma che siano i cambiamenti ad avvenire all’interno del tempo. Il Max Gazzè di trent’anni fa continua a esistere oggi, in una dimensione temporale diversa. Il passato viene filtrato attraverso il presente e si trasforma in futuro. Tutto quello che sono stato, in qualche modo, continua a esistere. È come quando diciamo che c’è stato il Big Bang: non è soltanto qualcosa che appartiene al passato, perché ciò che è accaduto continua a essere parte dell’universo che esiste oggi. La cosa che esiste realmente è il presente, ma il passato continua a coincidere con esso e a trasformarsi in futuro. Quello che ho fatto trent’anni fa è figlio di quel tempo, ma allo stesso tempo anche di questo.

Non conoscevo questa tua anima filosofica...
Ma sì (sorride, ndr), è un discorso complesso, che ci porterebbe a scomodare filosofi come Severino e Hegel, fino ad arrivare all’entanglement quantistico, agli elettroni e alla sovrapposizione. Ci sono ancora moltissimi misteri da esplorare. Ho sempre cercato di approfondire queste questioni, anche attraverso le culture orientali. Il tempo è probabilmente una delle cose più misteriose dell’universo. E torno a ripeterlo: non è il tempo a cambiare, ma sono i cambiamenti che avvengono al suo interno a influire su tutto.

(1° novembre 2026)

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Max Gazzè su OndaRock

Discografia

MAX GAZZE'
Contro un'onda del mare (Virgin, 1996) 7.5
La favola di Adamo ed Eva (Virgin, 1998) 8
Max Gazzè (Virgin, 2000) 7.5
Ognuno fa quello che gli pare? (Virgin, 2001) 8
Antecedentemente Inedito (Virgin, 2002) 6
Un giorno (EMI/Capitol, 2004) 6.5
Raduni 1995-2005 (antologia, EMI, 2005) 7
Tra l'aratro e la radio (On The Road, 2008) 7
Quindi? (Universal, 2010) 7
Sotto casa (Virgin, 2013) 6.5
Maximilian (Virgin, 2015) 6.5
Alchemaya (Virgin/Universal, 2018) 7.5
La matematica dei rami (Virgin/Universal, 2021) 7
FABI-SILVESTRI-GAZZE'
Il padrone della festa (Sony/ Universal, 2014,) 7.5
Pietra miliare
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