A sessant’anni dalla nascita dei Pink Floyd, Sky Arte propone “Have You Got It Yet? La storia di Syd Barrett e dei Pink Floyd”, documentario che riporta lo spettatore negli anni Sessanta per raccontare l’ascesa e la caduta del geniale e inquieto fondatore della band.
Diretto dal regista Roddy Bogawa e dal compianto designer Storm Thorgerson, cofondatore dello studio Hipgnosis (Led Zeppelin, Pink Floyd, Paul McCartney, Black Sabbath…) e autore di gran parte degli artwork della band (tra cui "The Dark Side Of The Moon" e "Wish You Were Here"), e prodotto da Orian Williams ("England Is Mine", "Creation Stories", "Control"), il lungometraggio indaga sul carattere prismatico e sull'abilità artistica del genio di Syd.
Scomparso nel 2006, Syd Barrett rimane una delle figure più enigmatiche e fragili della storia del rock: un talento visionario che, dopo aver dato vita al suono psichedelico dei Pink Floyd, decise di allontanarsene bruscamente, lasciando dietro di sé un alone di mistero. Il documentario ripercorre la sua parabola, dal successo fulmineo all’isolamento, interrogandosi ancora una volta sulle cause della sua uscita di scena: fu vittima delle droghe, delle pressioni dell’industria musicale o di un disturbo mentale mai diagnosticato? Attraverso filmati d’archivio, interviste, fotografie inedite e rari momenti di backstage, il film restituisce la complessità di un artista incapace di scendere a patti con il mondo che lo aveva consacrato.
Visionari pionieri psichedelici, i primi Pink Floyd, sotto la guida di Barrett, hanno lasciato un'eredità monolitica nella storia della musica e della cultura. Syd, che ideò il nome del gruppo, combinando i nomi di due oscuri bluesmen - Pink Anderson e Floyd Council - giocò un ruolo cruciale nell'accendere quella storia, per poi lasciare il gruppo prima del successo mondiale.
Dopo due dischi solisti, Barrett abbandonò completamente la musica, ritirandosi a vita privata per oltre trent’anni, proprio mentre i Pink Floyd raggiungevano l’apice della fama mondiale. “Have You Got It Yet?” non offre risposte definitive, ma illumina con sensibilità e rispetto il mistero di un genio irrisolto, ancora oggi al centro di un culto senza tempo.
"Have You Got It Yet?" propone filmati di repertorio e interviste con gli altri membri della band, David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters, che rivelano lo straordinario impatto di Barrett sul gruppo, oltre a una testimonianza speciale della sorella di Syd, Rosemary Breen. Narrato dall'attore Jason Isaacs, il film presenta anche i manager della band originale Peter Jenner e Andrew King, così come interventi di Pete Townshend degli Who e Graham Coxon dei Blur. È l'occasione per ripercorrere il drammatico giorno in cui i Pink Floyd scaricarono Syd Barrett, ma anche per ascoltare le recensioni di entrambi i suoi album solisti, "The Madcap Laughs" e "Barrett".
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Le leggende su Syd Barrett proliferano da oltre 50 anni, ma ora a offrire nuovi spunti è il libro "Shine On - The Definitive Oral History", firmato dal massimo storico dei Pink Floyd, Mark Blake, e in arrivo nei negozi dal 9 ottobre. Il volume, di cui la rivista Mojo ha fornito alcune anticipazioni, riassume 33 anni di interviste con la band in un racconto avvincente, dalle origini musicali dei protagonisti fino al presente.
Nei mesi del 1965, prima che i Pink Floyd diventassero una realtà affermata, Syd Barrett scriveva lettere alla fidanzata di allora, Jenny Spires. Quelle missive, rimaste inedite fino a oggi e ora pubblicate su "Shine On", restituiscono un ritratto sorprendentemente vivido e quotidiano del giovane Syd, ancora lontano dalla leggenda e immerso nella vita di un gruppo in ascesa.
Con tono ironico e spontaneo, Barrett racconta le incertezze del gruppo, che in quel momento aveva addirittura rischiato di sciogliersi: Nick Mason e Roger Waters sembravano avviati verso carriere da architetti, ma presto sarebbero tornati a suonare insieme. Emergono i primi approcci in studio – esperienze che Syd confessa di vivere con disagio (“odiava il suono della sua voce” e si sentiva intimorito dall’ambiente) – e un clima goliardico ma non privo di frizioni.
Syd racconta anche della sua prima sessione di registrazione – odia il suono della sua voce e si sente piuttosto intimidito in un piccolo studio a West Hampstead. C’è anche una battuta deliziosa sul fatto di condividere una stanza a Londra con Roger Waters: "You can have too much of Roger, even though he’s a good mate” ("Roger può essere eccessivo, anche se è un buon amico…”).
Quelle lettere, scritte tra nottate con l'influenza, mal di denti, ascolti degli Small Faces e invenzioni linguistiche come il motto “twistravegrooveygroove”, mostrano un Barrett rilassato, giocoso, che si dilettava a creare illustrazioni pop-art. Ma dietro la leggerezza affiorava già in filigrana la fragilità che avrebbe presto incrinato la sua parabola creativa.
Blake, intervistato da Mojo, sottolinea quanto questi documenti colmino un vuoto: Barrett, infatti, smise di concedere interviste dopo il 1971 e la sua voce diretta è di fatto venuta meno nel grande mosaico della storia floydiana. Ora invece si ha l’impressione che a parlare, accanto agli ex-compagni e alle molte testimonianze raccolte, sia anche lui, giovane e pieno di idee, prima che l’oscurità e l’isolamento prendessero il sopravvento.