A dispetto dell'ormai lunga inattività dei
Pink Floyd, fermi, di fatto, dal 1994, eccezion fatta per l'operazione di recupero di "
The Endless River" (2014), è sempre altissima l'attenzione sulla storica formazione inglese. Mentre è approdato nelle sale italiane “This Is Not a Drill – Live From Prague The Movie”, il film concerto di
Roger Waters, fondatore e anima creativa dei
Pink Floyd, i fan della band inglese si preparano a celebrare mezzo secolo di "Wish You Were Here" (1975), uno dei grandi classici firmati negli
anni 70 dalla formazione britannica. Per approfondire la genesi e i contenuti dell'album, è disponibile in streaming su
RaiPlay e sulla piattaforma Prime Video (
qui invece in vendita il Dvd) il documentario "Pink Floyd: The Story Of Wish You Were Here".
Il film, diretto da John Edginton, racconta anche quale fu il vero ispiratore occulto del disco, ovvero
Syd Barrett. Il "Crazy diamond", come viene definito nel disco, era il primo leader dei Pink Floyd, il compagno perduto che la band inglese avrebbe poi continuato a rievocare anche nei dischi successivi.
Tutto parla di lui, nel disco del 1975, ma lui non c’è. Nemmeno quando compare senza annunciarsi negli studi di Abbey Road il 5 giugno 1975, scioccando i suoi ex-compagni che sono al lavoro su “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone dedicata a lui. È irriconoscibile: corpulento, sopracciglia e capelli rasati, ma soprattutto sguardo spento. Syd Barrett, nell’album “Wish You Were Here”, che uscirà a settembre dello stesso anno, è presente con la sua assenza. Il membro fondatore e primo leader della band viene ricordato da
David Gilmour, Nick Mason e Roger Waters nel doc “Pink Floyd: The Story of Wish You Were Here".
I disturbi psichici legati all’abuso di droghe costringono Barrett ad abbandonare il gruppo nel 1968. Ma sono le sue visioni psichedeliche a rendere i Pink Floyd un fenomeno cult: “Appena sono entrato in studio mi sono accorto che era Syd il motore creativo”, ricorda il primo produttore della band Joe Boyd.
Nel 1973, cinque anni dopo la dipartita di Barrett, “
The Dark Side Of The Moon” diventa il top album di tutti i tempi. Il successo planetario disorienta i quattro artisti, soffocati dall’industria musicale: “Dovevamo capire per che motivo eravamo nel settore – se eravamo effettivamente artisti oppure uomini d’affari”, racconta il chitarrista David Gilmour e continua: “Non ci saremmo più separati perché avevamo paura del dopo Pink Floyd, di perdere quel marchio così forte e protettivo”.
Quando a gennaio 1975 si mettono in studio per un nuovo album, l’inerzia creativa li congela. L’ombra di Syd grava sul gruppo: costruiranno un album basato sull’assenza che parte dalla mancanza del loro primo
frontman. Recuperano “Shine On You” dell’anno precedente. “È il mio omaggio a Syd. L’esperienza sincera della mia tristezza, l’ammirazione del suo talento e il dolore per aver perso un amico”, racconta Waters, che vede “Wish You Were Here”, nata dalla collaborazione con Gilmour, come un'idea più ampia: “Posso dirvi che cosa significa per me, ma qualsiasi interpretazione è legittima”.
La delusione per l’industria musicale è l’altro grande tema, espresso in “Have A Cigar”, registrata dal cantante Roy Harper, che si trova lì per caso, perché nessuno della band riesce a cantarla.
"Wish You Were Here" è un
concept-album sulla purezza e l'innocenza ormai perdute, con riferimenti neanche troppo velati a Syd Barrett. Venderà 19 milioni di copie in tutto il mondo, passando alla storia insieme alla copertina dell’artista Storm Thorgerson, con i due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco, non un fotomontaggio ma uno scatto del socio di Thorgerson, Aubrey "Po" Powell. “È un album di dolore, rabbia e amore. Ma soprattutto amore”, dirà Waters, che nel 1985 lascerà la band. Gilmour, Waters, Wright e Mason suoneranno di nuovo insieme solo 25 anni dopo, nel 2005. L’anno successivo, a 60 anni, Syd Barrett morirà.
Nel 2025, con il loro storico album live registrato tra le suggestive rovine dell'antico anfiteatro romano di Pompei, i Pink Floyd sono tornati addirittura in vetta alla top ten italiana. "
Pink Floyd At Pompeii - MCMLXXII" è stato infatti al numero 1 nella classifica degli album più venduti della settimana, nonché in quella dei vinili, secondo le rilevazioni Fimi/Gfk. L'album è uscito in concomitanza con il film, girato nell'ottobre del 1971.
L’album "Pink Floyd At Pompeii – MCMLXXII" è stato pubblicato per la prima volta come live completo. Il remix del 2025 a cura di
Steven Wilson è disponibile nei formati cd, Lp Blu-Ray, Dvd, Audio Digitale e Dolby Atmos. "I Pink Floyd - ha rivelato il leader dei
Porcupine Tree - sono sempre stati la mia band preferita. Mio padre mi aveva praticamente fatto il lavaggio del cervello con 'The Dark Side Of The Moon', ma non conoscevo l’altro lato della loro musica – quello psichedelico e improvvisativo – fino a quando vidi proprio 'Pink Floyd at Pompeii'. Avevo 12 o 13 anni, lo proiettavano all’Odeon di Chesham insieme a 'Born To Boogie' dei T. Rex, che poi è diventato un altro mio grande amore musicale. Vedere i Floyd suonare quella musica, in un luogo così straordinario, con quell’atteggiamento da intellettuali distaccati, fu per me un’esperienza memorabile". Da quel momento, il legame con il film è cresciuto fino a diventare qualcosa di intimo e duraturo: "L’ho comprato in Vhs, poi in Dvd, e l’ho rivisto innumerevoli volte. Ho sempre avuto una copia sullo scaffale. Lavorare al remix della colonna sonora è stato un vero sogno che si realizza. La registrazione originale è molto essenziale: quattro tracce mono – batteria, chitarre, basso e tastiere – più la voce. Alcuni overdub vennero aggiunti in studio a Parigi, ma per l’85% è una registrazione cruda, strumentale. Considerando che fu eseguita all’aperto, senza molte ambientazioni sonore, il mio compito è stato farla respirare, senza però snaturarne l’essenza".
“Pink Floyd At Pompeii – MCMLXXII”, live leggendario - dal valore storico incalcolabile - testimonia un periodo di incredibile creatività di una band che vede il canto del cigno della sua fase psichedelica, iniziata grazie alla mente del Syd Barrett di “The Piper At The Gates Of Dawn”. Il 1971 è quindi un anno di passaggio tra una fase e un’altra, tra la fine dei suoni puramente lisergici e l'abbrivio verso una strada totalmente nuova, quasi un salto nel buio, che porterà a riconoscimenti e soddisfazioni senza limiti.