di Claudio Lancia-------------------------------------Se dovessimo scattare un’istantanea della Generazione Z mentre riscopre il fascino granuloso delle chitarre elettriche, il volto di
Beatrice Laus, in arte
Beabadoobee, sarebbe al centro dell'obiettivo. Nata nelle Filippine ma cresciuta nella City londinese, ha saputo trasformare la propria cameretta in un laboratorio alchemico dove un candido lo-fi incontra l'estetica grunge degli anni Novanta.
Partita quasi per gioco, con una chitarra di seconda mano, ha saputo edificare un immaginario sonoro capace di dialogare tanto con le adolescenti di TikTok quanto con i nostalgici di Pavement e Sonic Youth.
L'esordio è un sussurro: i primi Ep, tra cui spicca l'emblematico "
Lice" (2018), ci consegnano una cantautrice introversa, tutta bedroom e malinconie acustiche. Ma è un bozzolo destinato a schiudersi in fretta. Con "
Fake It Flowers" (2020), Beabadoobee imbraccia la Fender e alza il volume degli amplificatori. Il contrasto tra la voce, quasi infantile, e le esplosioni noise delle chitarre costituisce un dualismo che diventerà il suo marchio di fabbrica, fra riff distorti e melodie zuccherine
.
Se il debutto era un omaggio al passato, con "
Beatopia" (2022) Beatrice espande il proprio universo: non più soltanto distorsioni ma aperture verso il folk-pop, verso la bossa nova, verso un’elettronica soffusa. La scrittura si fa più densa, gli arrangiamenti si complicano, e la produzione (curata spesso dall'amico Jacob Bugden) diviene cristallina senza perdere l'anima artigianale che l'ha resa celebre.
Con "
This Is How Tomorrow Moves" (2024), registrato negli storici studi Shangri-La con la supervisione di
Rick Rubin, Beabadoobee compie il salto definitivo. La patina nostalgica lascia spazio a un songwriting più adulto e consapevole. È un disco di transizione e affermazione, dove il pop incontra in certi passaggi una struttura quasi jazzy, confermando quanto l'etichetta di "reginetta del revival anni '90" le stia oramai stretta.