Pink Floyd, la canzone che imbarazza ancora David Gilmour

10-02-2026
C'è un brano dei Pink Floyd che non smette di imbarazzare David Gilmour. Il chitarrista inglese arriverà quasi a rinnegarlo con toni definitivi ("mi fa schifo, non l'ho più riascoltato"), a dispetto della sua discreta fama e dell'ancor maggiore credibilità dell'album in cui è contenuta, ovvero il doppio "Ummagumma". Ma perché, allora, tanto disagio? Le motivazioni vanno ricercate soprattutto nel particolare contesto in cui nacque il pezzo incriminato...

Nel 1969, in una fase di transizione delicatissima per la formazione inglese, David Gilmour firmò quella che era la sua prima composizione per la band: "The Narrow Way", una suite di oltre dodici minuti inserita, come si diceva, nel doppio album "Ummagumma". È un brano che oggi il chitarrista riascolta con evidente disagio. Non per la sua qualità tecnica, quanto per ciò che rappresenta: il tentativo, ancora incerto, di trovare una propria identità dopo l’uscita di Syd Barrett. "Beh, avevamo deciso di fare quel maledetto album, e che ognuno di noi componesse un brano per conto proprio", disse Gilmour nel 1983. "Fu soprattutto disperazione, in realtà: cercare di inventarsi qualcosa da fare, da scrivere da solo. Non avevo mai scritto niente prima, entrai in studio e iniziai a cincischiare, mettendo insieme pezzi e frammenti. Non lo ascolto da anni. Non ho la minima idea di come sia".

Quando Gilmour entrò stabilmente nel gruppo, durante la lavorazione di "A Saucerful Of Secrets", l’idea iniziale era affiancare Syd Barrett dal vivo, in attesa di un suo eventuale recupero. Divenne presto chiaro, però, che questo non sarebbe mai stato possibile. Il vuoto creativo lasciato dal fondatore era enorme e, nei primi mesi, Gilmour si mosse in uno stato di spaesamento. Col senno di poi, il chitarrista ha ammesso che in quel periodo finì anche per imitarlo. Solo successivamente comprese quanto l’estetica eccentrica e visionaria di Barrett fosse irripetibile.
"Ummagumma" nacque come progetto diviso in due parti: un disco live e uno in studio, nel quale ciascun membro avrebbe contribuito con un brano autonomo, senza l’apporto creativo degli altri.



Oltre alla suite di Gilmour, il lato in studio includeva "Sysyphus" di Richard Wright, "The Grand Vizier’s Garden Party" di Nick Mason, "Several Species Of Small Furry Animals Gathered Together In A Cave And Grooving With A Pict" e "The Narrow Way" di Roger Waters, oltre ai brani collettivi "Careful With That Axe, Eugene" e "A Saucerful Of Secrets".
Ad aprire il disco c’era anche una versione live di "Astronomy Domine", originariamente pubblicata su "The Piper At The Gates Of Dawn".
"The Narrow Way" resta così un unicum nella discografia dei Floyd: è l’unico brano ufficiale del gruppo inciso da Gilmour completamente da solo. Nella suite - articolata in tre parti e della durata di 12 minuti e 17 secondi - il chitarrista suona chitarra, basso, pianoforte, organo, mellotron, percussioni e batteria, oltre a occuparsi delle parti vocali nella terza sezione. Quest'ultima, l’unica con testo, alterna immagini di oscurità e speranza, con una meditazione sommessa sulla mortalità e sul cammino individuale. Un passaggio emblematico recita:

Following the path as it leads towards
The darkness in the north
Weary stranger’s faces show their sympathy
They’ve seen that hope before

Nel tentativo di dare una forma compiuta al brano, Gilmour arrivò a chiedere aiuto a Waters per il testo. Ha raccontato di averlo chiamato quasi supplicandolo di scrivere le parole per lui. La risposta fu secca: "Fattelo da solo". Poi la linea cadde. Col tempo, Gilmour ha riconosciuto che quel rifiuto fu probabilmente una spinta necessaria a fargli trovare una voce personale. All’epoca, però, lo visse come un momento di smarrimento.
Negli anni successivi il chitarrista non ha mai nascosto il proprio disagio verso quella fase della carriera dei Pink Floyd. In un’intervista del 1995 arrivò a definire sia "Ummagumma" sia "Atom Heart Mother" lavori "piuttosto orribili", salvando al massimo parte del disco live, pur criticandone la qualità di registrazione. Eppure "Ummagumma" raggiunse la quinta posizione nelle classifiche britanniche e riuscì a entrare nella Billboard 200, mentre "Atom Heart Mother" è considerato da molti - incluso chi scrive - uno dei loro vertici assoluti.
Non resta che concludere che, per fortuna, i Pink Floyd hanno scelto il mestiere di musicista e non quello di critico musicale...

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