Le copertine dei dischi hanno avuto sempre un ruolo centrale nella saga dei Pink Floyd. A partire dal celeberrimo prisma triangolare rifrangente un raggio di luce, immortalato su “The Dark Side Of The Moon”, senza dimenticare la leggendaria mucca di "Atom Heart Mother", l'uomo in fiamme di “Wish You Were Here” e i memorabili mattoncini bianchi di “The Wall”. C'è un'altra cover, però, che segna uno spartiacque decisivo nella storia della formazione inglese: quella di “A Saucerful Of Secrets”. Il secondo Lp in studio dei Pink Floyd è colmo di elementi mistici, psichedelici e immaginifici, non solo nelle sue sonorità ma anche nell’incredibile copertina, la prima realizzata per la band da Hipgnosis, lo studio dell’indimenticato Storm Thorgerson.
Nel 1968, i Pink Floyd vivono una delicata fase di transizione. Dopo la sbornia sperimentale di “The Piper At The Gates Of Dawn”, i pionieri inglesi si stanno lasciando alle spalle l’era di Syd Barrett e sono alla ricerca di una nuova identità musicale. Barrett, infatti, comincia a manifestare i sintomi della schizofrenia (causata probabilmente dall'assunzione sistematica di Lsd), assentandosi sempre di più dalla vita del complesso: gli spettacoli dal vivo si fanno insostenibili, così come la pressione che il mondo della musica esercita su quella che è ritenuta, a ragione, la mente creativa del gruppo. La band opta allora per una soluzione di compromesso, con l'ingaggio del chitarrista David Gilmour (già amico d'infanzia di Barrett e Waters), il quale, secondo i progetti del management, deve sopperire alle mancanze di Barrett. Ma le precarie condizioni psichiche portano il leader a un impenetrabile auto-isolamento e a un progressivo allontanamento dalle scene musicali. È in questo clima di instabilità che nasce “A Saucerful Of Secrets”, disco spartiacque per i Floyd, non solo musicalmente, ma anche perché segna l'inizio della lunga collaborazione con Hipgnosis, lo studio fondato da Storm Thorgerson e Aubrey Powell.
Gli alchimisti e il supereroe
Incaricati dalla band di individuare una chiave visiva in grado di tradurre in immagini la complessa visione creativa del disco, Storm e Aubrey si confrontano a lungo e decidono di interpellare gli stessi musicisti. “Quando parlavamo con i Floyd, sembrava che il modo migliore di dare una rappresentazione visiva della musica fosse quello di mostrare alcune delle cose che destavano il loro interesse e di presentarle in una maniera coerente con la musica”, racconterà Thorgerson. E a catturare l'interesse dei giovani Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason, nell'anno 1968, era una congerie di suggestioni, dall'esoterismo alla fantascienza, dalle arti visive al fumetto. Suggestioni che si intrecciavano con le correnti antimaterialistiche della controcultura hippie, a cui i primi Pink Floyd risultavano, almeno in parte, affini. Basti ricordare che il retro della copertina del disco sarebbe poi comparso in una celebre scena di "Zabriskie Point". Anche il titolo "A Saucerful Of Secrets" pare evocare un immaginario misterioso ed enigmatico.
Storm e Aubrey iniziano a lavorare nella camera oscura della Hipgnosis, come alchimisti alla ricerca della fusione grafica perfetta in grado di trasmettere le sensazioni evocate dai suoni della band. Il risultato è un collage psichedelico, stratificato e volutamente caotico, che intreccia suggestioni esoteriche, riferimenti pop e simboli alchemici. Lo Studio si propone, in particolare, di rappresentare le visioni oniriche di tre “stati alterati di coscienza”: religione, droghe psichedeliche e la musica dei Pink Floyd. Dentro questa cornice, Hipgnosis costruisce un mosaico che ricompone e reinventa fonti diverse. Tra gli elementi più sorprendenti spicca un supereroe Marvel, Doctor Strange, oggi una figura centrale della cultura pop, ma all'epoca ancora quasi misconosciuto: aveva debuttato solo nel 1963, su “Strange Tales” numero 110. Thorgerson e Powell attingono a tre vignette tratte da “The Sands Of Death”, pubblicato nel luglio 1967 su “Strange Tales” numero 158. Nella copertina, sulla destra compare un Doctor Strange in posa scenica; a sinistra si vedono invece una serie di pianeti e il personaggio del Living Tribunal. Nell’universo Marvel, Stephen Strange è un neurochirurgo di grande talento che, dopo un incidente d’auto che compromette le sue mani, cerca invano una cura fino a raggiungere l’Himalaya. Qui l’Antico gli insegna le arti mistiche, trasformandolo in uno stregone dotato di poteri straordinari. Tra le entità con cui interagisce c’è il Living Tribunal, giudice cosmico dai tre volti incaricato di preservare l’equilibrio dell’universo. I pianeti visibili nella copertina non rappresentano mondi differenti: sono invece diverse visioni della stessa Terra, parte della profezia catastrofica che il Living Tribunal rivela a Doctor Strange.
Al centro, invece, campeggia una figura tratta dal testo alchemico “Janitor Panophus”, presente nel “Musaeum Hermeticum” del 1625 e ristampato in latino nel 1678 e nel 1749. Storm e Powell ne ricolorano e modificano l’illustrazione: un filosofo-giardiniere posto sulla cima del monte dei pianeti-metalli, impegnato nella Grande Opera. Attorno a lui – come ricostruisce Andrea La Rovere su AuralCrave - compaiono “simboli alchemici inscritti negli alberi”. Si tratta di “un’opera tipicamente rosacrociana che sintetizza iconograficamente il mondo alchemico, con l’iperuranio in alto e il mondo naturale in basso”, mentre “la simbologia esoterica che l’immagine sottende è assai complessa, quasi da iniziati e rappresenta essenzialmente il percorso che l’alchimista persegue attraverso la conoscenza”. Nella parte bassa della cover troviamo invece una serie di ampolle, ispirate da uno dei testi più importanti dell’alchimia, lo Splendor Solis attribuito a Salomon Trismosin, probabile maestro di Paracelso. “Ancora una volta – ricorda La Rovere siamo di fronte alla rappresentazione di tre stadi alchemici, Nigredo, Albedo e Rubedo”.
Quattro Floyd in un'ampolla
In questo caos psichedelico trovano spazio anche le piccole foto dei quattro Floyd, seduti in riva a un fiume - probabilmente il Cam di Cambridge - all'interno di una sorta di ampolla luminosa, accanto al diagramma che raffigura le varie fasi planetarie. Anche la stessa scritta in alto “Pink Floyd” ha assunto significati simbolici, a partire da una spaziatura che ha generato negli anni svariate congetture. La differenza tra l’edizione statunitense ed europea e la distanza insolita tra alcune lettere (in particolare la “y” e la “d”, nella versione con dicitura incompleta) hanno alimentato l’ipotesi – probabilmente infondata – di un indiretto cenno a Syd Barrett. Un aneddoto, quello riportato ancora da La Rovere, che, pur non trovando basi solide, si inserisce nella trama mitologica che circonda questo periodo della band.
Il legame tra la band inglese e l'universo dei fumetti non finirà qui: l’inclusione di Doctor Strange stimolò ulteriormente la curiosità di Roger Waters verso le graphic novel, alimentando persino l’idea di un film d’animazione psichedelico, una sorta di versione acida e fantascientifica di "Sgt. Pepper’s" che però non vide mai la luce. L’influenza dei comics riaffiora anche nella scrittura di “Cymbaline”, brano che chiude il primo lato della colonna sonora del film "More" (1968): nel testo compare il verso “And Doctor Strange is always changing size”. Negli anni successivi, il rapporto con il fumetto riaffiorerà nel 1974, quando Thorgerson suggerirà di creare un inserto a fumetti da allegare al tour di "The Dark Side Of The Moon" ("The Pink Floyd Tour Program", un piccolo albo dalla copertina fantascientifica, arricchito dai contributi di Nick Mason, abile disegnatore, già autore della copertina in stile cartoon dell’antologia del 1971 "Relics").
Pubblicato nel giugno 1968, “A Saucerful Of Secrets” fotografa una band in transizione, in cui l'eco di Barrett è ancora presente, ma il nuovo equilibrio inizia a delinearsi, con l’ingresso stabile di Gilmour, il consolidamento del ruolo di Waters e la ricerca di un linguaggio più strutturato. La lunga title track, con la sua architettura in quattro sezioni, prefigura già le ambizioni concettuali degli anni successivi: un brano che, come avrà modo di affermare Waters qualche anno dopo, sembra la trasposizione musicale della parabola artistica dei Pink Floyd, con un inizio governato dall'istinto e un finale stupendo per ordine e limpidezza. È proprio il bassista a firmare gli altri brani trainanti del disco come l'iniziale raga tribal-psichedelico di "Let There Be More Light", la misteriosa e affascinante "Set The Controls For The Heart Of The Sun", capolavoro della musica cosmica, e "Corporal Clegg", che mantiene un più saldo legame con lo stile dell'album d'esordio. C'è spazio anche per due composizioni firmate da Rick Wright ("Remember A Day" e "See Saw"), che per tutta la durata dell'album appare notevolmente ispirato, contribuendo al sound onirico che lo pervade. Il disco si completa con una composizione di Barrett, "Jugband Blues", un piccolo bozzetto delirante, in cui il chitarrista si dimostra perfettamente conscio del suo stato di isolamento mentale, declamando versi che, letti a posteriori, sembrano rispondere in anticipo all'album che i quattro gli dedicheranno qualche anno dopo. Grazie alla sua enigmatica cover, “A Saucerful Of Secrets” resterà anche la prima vera traduzione del mondo Floyd in un immaginario visivo coerente, un laboratorio che anticipa la forza simbolica di “Atom Heart Mother”, la geometria perfetta di “The Dark Side Of The Moon” e le allegorie di “Wish You Were Here”. Attraverso il sodalizio con lo Studio Hipgnosis, prenderà forma un'esperienza artistica capace di lasciare un'impronta definitiva sull'intera iconografia del rock.