In un filmato ripescato dagli archivi, l'ideale addio di Syd Barrett ai Pink Floyd.
Nel dicembre del 1967, la band inglese girò un video promozionale di "Jugband Blues" per una trasmissione del Central Office of Information destinata al pubblico nordamericano. Il filmato originale, ritenuto disperso per decenni, fu riscoperto al Manchester Arts Lab nel 1999, mentre l’audio originale andò perduto e venne sostituito da una registrazione della Bbc del 1967 (con inevitabili problemi di sincronizzazione). Nelle immagini si scorge Syd Barrett imbracciare una chitarra acustica, mentre i Pink Floyd fingono di suonare su un palco illuminato da proiezioni psichedeliche. Sarà, di fatto, la sua ultima apparizione con la band (guarda il video qui sotto).
"Jugband Blues", pubblicata nel giugno 1968 come traccia finale di “A Saucerful Of Secrets”, fu l'unico contributo compositivo di Barrett al disco e anche l’ultima canzone da lui pubblicata con i Pink Floyd. La scrisse quando probabilmente già presagiva di essere prossimo all’estromissione dal gruppo, anzi, secondo alcuni, fu proprio la sua risposta a quella traumatica decisione, che era ormai nell'aria. Secondo questa tesi, il tono “interrogativo” del brano esprimerebbe proprio il senso di incredulità e la confusione di Syd, di fronte alla prospettiva che i suoi amici d’infanzia stessero per allontanarlo dal suo stesso gruppo. Una canzone che suona come una domanda senza risposta, colma di smarrimento e stupore. “What exactly is a dream? And what exactly is a joke?”, canta Barrett nel finale. Come un presagio, una profezia. La sua voce spettrale esprime tutto il senso di smarrimento di un uomo che non riesce più a distinguere i confini fra realtà e allucinazione, ma che riesce ancora a tradurre quella frattura in arte.
"Jugband Blues" venne composta nello stesso periodo di "Vegetable Man" e ne condivide il sarcasmo amaro. Ma se in "Vegetable Man" Barrett rivolge il suo umorismo contro sé stesso, in "Jugband Blues" lo dirige piuttosto verso chi gli sta intorno. La registrazione avvenne il 19 ottobre 1967 ai De Lane Lea Studios di Londra. Fu il produttore Norman Smith a proporre un arrangiamento per ottoni. Barrett, con la sua consueta eccentricità, suggerì allora di utilizzare una banda dell’Esercito della Salvezza per trasformare il pezzo in una sorta di parata sgangherata, un delirio orchestrale. Dopo vari tentativi, Smith riuscì a ingaggiare l’International Staff Band, un ensemble di otto elementi, ma Barrett arrivò con quasi un’ora di ritardo. Quando gli fu chiesto che tipo di accompagnamento volesse, Syd rispose che preferiva che i musicisti "suonassero ciò che volevano", senza preoccuparsi del resto della band. Smith insistette per avere comunque uno spartito e dovette abbozzare un arrangiamento sul momento; Barrett, infastidito, lasciò lo studio poco dopo e non tornò più.
"Jugband Blues" è costruita in modo irregolare, quasi disarticolato: passa dal tempo ternario al binario e poi al quaternario, come se seguisse il ritmo instabile della mente del suo autore. Con quell'inquietante arrangiamento d'ottoni a renderla ancor più stralunata. Barrett e i manager del gruppo avrebbero voluto farne un singolo, ma la proposta fu respinta da Smith e dagli altri membri dei Pink Floyd. Il manager Peter Jenner la definì “l’autodiagnosi definitiva di uno stato di schizofrenia, il ritratto di un crollo nervoso”. Insieme a "Vegetable Man" e "Scream Thy Last Scream", scritte nello stesso periodo ma rimaste inedite per decenni, rappresenta l’apice e allo stesso tempo la fine dell’universo barrettiano: ironico, tenero, devastato.
Quando i Pink Floyd iniziarono le sessioni di “A Saucerful Of Secrets”, Barrett era già mentalmente distante. Il gruppo tirò dritto, sostenuto dall’ambizione di Roger Waters e dall’arrivo di David Gilmour, chiamato proprio a “coprire” le assenze di Syd. Ma l’atmosfera in studio era tesa: il carisma e la fragilità del vecchio leader aleggiavano su tutto il progetto. Richard Wright avrebbe poi ammesso che “nessuno di noi avrebbe mai potuto scrivere come Syd”, mentre Waters parlò con brutalità della necessità di “andare avanti”.
Nel disco si avverte inevitabilmente la mancanza del Crazy Diamond: le canzoni di Waters e Wright inseguono nuove direzioni, ma "Jugband Blues" resta come una ferita aperta. È l’unico brano in cui si sente la voce di Barrett, e la sua interpretazione, fragile e sospesa, suona come l'addio definitivo alla band che aveva fondato. Andrew King, invece, ne esaltò i "versi alienati e straordinari, non rivolti al gruppo ma al mondo intero".
Otto anni dopo, durante la registrazione di "Wish You Were Here", i Pink Floyd ricevettero una visita inattesa agli Abbey Road Studios. Nick Mason ricorda che un uomo calvo, ingrassato e con una busta di plastica in mano aprì la porta. Non lo riconobbero subito; fu Gilmour a sussurrare: “È Syd”. Il gruppo stava incidendo proprio "Shine On You Crazy Diamond", scritta in suo omaggio. Barrett rimase in silenzio, ascoltò qualche minuto, poi se ne andò. “È stato scioccante per tutti”, ha ricordato Mason. “Non riusciremo mai a superarlo del tutto.”
Quella visita chiuse simbolicamente il cerchio iniziato con "Jugband Blues", che nel 2001 fu inclusa nella raccolta “Echoes: The Best Of Pink Floyd”, posta in scaletta subito prima di "Wish You Were Here". Due episodi separati da otto anni di distanza ma uniti dallo stesso sentimento di perdita e smarrimento. Se "Jugband Blues" era l’addio (più o meno) inconsapevole di Syd Barrett, "Wish You Were Here" era la (tardiva) lettera di scuse dei suoi compagni, un tentativo tormentato di riconciliazione con un fantasma e con un senso di colpa che non li avrebbero mai più abbandonati.
15/10/2025