"O tutti insieme o è finita per tutti". Era questo lo slogan dei quattro moschettieri di Athens, passati alla storia come Rem. Come se l’alchimia della band georgiana fosse un risultato unico, possibile solo dosando i quattro elementi al punto giusto. Come se non potesse esistere un gruppo con questo nome senza anche uno solo di loro. Così quella maledetta sera del primo marzo 1995, qualcosa rischia di spezzarsi davvero e per sempre.
L'incidente di Losanna
I Rem sono in concerto al Patinoire de Malley di Losanna, in Svizzera. È il tour che porta sul palco “Monster”, pubblicato nel settembre del 1994. Durante l’esecuzione di “Tongue”, il batterista Bill Berry accusa un malore improvviso e viene accompagnato nel backstage per ricevere assistenza. In seguito racconterà di aver avuto la sensazione che una palla da bowling lo avesse colpito in testa. Dopo il concerto, un medico lo visita ma formula una diagnosi errata, come riportato nel libro di David Buckley, “Fiction. Una storia vera”. Il manager della band, Bertis Downs, chiarirà in seguito: “La gravità delle condizioni di Bill non venne diagnosticata se non il giorno successivo, e quando venne diagnosticata, fu trattata con i più alti standard professionali”. Il chitarrista Peter Buck ha ricostruito così quei momenti: “Fummo costretti a concludere il concerto; fu una cosa sconcertante e strana. Poi andammo da lui, e c’era una dottoressa che ci disse: ‘Ha l’emicrania’. Bill mi guardò e disse: ‘Ho la testa che mi scoppia’. La diagnosi del medico che era tra il pubblico era completamente sbagliata. Tornò in albergo e sua moglie disse: ‘Ha qualcosa’. Passarono quattro o cinque ore tra i primi sintomi e il momento in cui lei insistette per portarlo in ospedale... Lo portarono in ospedale per un esame solo alle quattro del mattino”. Il giorno successivo arriva la diagnosi corretta: rottura di un aneurisma, con emorragia subaracnoidea. Il 3 marzo i medici eseguono una craniotomia e applicano una clip all’aneurisma per ridurre il rischio di una nuova emorragia. L’intervento riesce senza complicazioni. Non ci sono lesioni che ne possano compromettere le funzioni corporee e cerebrali, come sottolinea una sollevata nota della Warner, aggiungendo che per Berry sarà possibile “riprendere in mano le bacchette entro le prossime due o tre settimane”. Previsione fin troppo ottimistica, però. Il gruppo, provato anche da altre disavventure (Mills si deve operare all’intestino, Stipe per un’ernia inguinale), è costretto a cancellare tutte le date successive del tour di “Monster”, che riprenderà solo il 15 maggio, a Mountain View, in California, quando Bill Berry torna dietro piatti e tamburi per la ripresa del tour allo Shoreline Amphitheatre. Ma, da quel momento, qualcosa nei Rem cambia irrimediabilmente.
Proprio nel momento più difficile, il gruppo si ricompatta, ritrovando le ragioni più profonde del suo stare insieme. Nasce così l’idea di un disco on the road, composto prevalentemente durante il tour e registrato tra un soundcheck e l’altro, fino al suggello finale in studio a Seattle, sotto la supervisione del fido Scott Litt. Ma senza troppi artifici: per l’incisione, può bastare anche uno spartano otto piste. Da qui l’autoironico titolo dell’album “New Adventures In Hi-Fi”. Un titolo che contiene però anche un riferimento chiaro al concept di fondo: il viaggio, cui allude anche la bella copertina in bianco e nero, che ritrae un paesaggio desertico, fotografato da Stipe direttamente dal pullman. Sarà un altro centro pieno per i Rem ma anche l'anticamera definitiva del trauma che li segnerà profondamente.
Il nuovo inizio di "Up"
Il 30 ottobre 1997, infatti, Bill Berry comunica la sua improvvisa decisione di abbandonare. Il gruppo è sul ciglio del baratro. Ogni tentativo di fargli cambiare idea si scontra con l’assoluta intransigenza del batterista, in piena crisi personale (si era appena separato dalla moglie Mari), spaventato dall’incidente di Losanna, ma soprattutto stanco di recitare un ruolo da star che non gli si addiceva. “Non gli andava più di viaggiare, mangiare cibo strano, incontrare gente nuova. Insomma, tutto quello che io trovo affascinante a lui non piaceva”, spiegherà Mills. “Quando gli venne l’aneurisma, quello che pensò fu: perché devo continuare a fare una cosa che non mi diverte? Credo che odiasse talmente tanto tutto il resto che anche fare musica non lo entusiasmava più”. Per i Rem la perdita è enorme, non solo per via del patto segreto. Berry era il metronomo del gruppo, nonché uno specialista del taglia e cuci in studio: sapeva sempre quando bisognava asciugare un bridge o accorciare un ritornello. Una sorta di baricentro ritmico, per un gruppo che, riassunta la sua intera carriera in “New Adventures In Hi-Fi”, era alla ricerca di una nuova direzione da seguire. Ad accrescere la confusione, la necessità di rimpiazzare il produttore Scott Litt, passato al servizio di una nuova casa discografica. La scelta cade su un ex -ssistente di studio, Pat McCarthy, e per le session viene individuata una nuova sede, San Francisco. Ma sul nuovo progetto regna la confusione più totale. Un cul de sac da cui Michael, Peter e Mike escono con la scelta forse più coraggiosa di tutte: andare avanti. Ricominciare da tre, perché “un cane a tre zampe è pur sempre un cane, deve solo imparare a camminare di nuovo”, chioserà Stipe, con una celebre frase che suggellerà per sempre quel periodo.
Ne nascerà un album, “Up”, che risente inevitabilmente di questo senso di smarrimento, che è lo stesso che prova l’ascoltatore al cospetto dei suoi brani. Perché l’impressione, almeno inizialmente, è che non sia neanche un lavoro dei Rem. Drum machine, strati d’elettronica e artifici assortiti in studio tentano di soppiantare ciò che è definitivamente venuto meno – anche se Berry viene sostituito dal batterista di Beck, Joey Waronker, e, alle percussioni, da Barrett Martin degli Screaming Trees (e dei Tuatara, seconda band di Buck) – mentre banjo, armonica e chincaglierie anni Sessanta (tra cui un Moog) tentano di restituire un po’ di calore “retrò”. Non mancherà, però, qualche guizzo inaspettato, a cominciare dallo splendido singolo "Lotus". Al punto che ci sarà qualcuno che lo definirà “un Automatic prodotto da Brian Eno negli anni Settanta”. Negli anni, "Up" sarà progressivamente rivalutato e verrà annoverato tra i lavori più interessanti della band di Athens, che, in versione "cane a tre zampe" proseguirà a fasi alterne fino a quel 21 settembre 2011, quando un comunicato di poche righe (“Ai nostri fan e ai nostri amici: come Rem, come amici di una vita e co-cospiratori, abbiamo deciso di smettere di essere una band”) chiuderà il “cerchio perfetto” di una storia lunga trentuno anni. Un’uscita di scena quasi in punta di piedi, per una delle band più importanti e amate del pianeta.