Con una discografia che procede da oltre quarant'anni, Kerry Leimer torna sulla sua label Palace Of Lights con un lavoro che sembra costruirsi da sé. L'idea è non partire da un presupposto definito: invece di muovere da un concetto, l'artista americano lascia che sia la musica a determinare la propria forma attraverso continue traslitterazioni da audio a MIDI e viceversa, riorganizzando il materiale in molteplici rielaborazioni. L'esito richiama, in egual misura, la musica da camera, il dark jazz e il post-minimalismo.
Il mastering, affidato a Taylor Deupree, contribuisce a una resa avvolgente e morbida. Siamo lontani dal tribal ambient di "Imposed Order" o dalla tape music quasi lo-fi di "Music For Land And Water" (entrambi del 1983); qui domina una quiete contemplativa, granulazioni lievi che consentono di prendere distanza dal rumore ordinario, dando forma a una stanza gravata da effluvi sonori perlopiù sussurrati, talvolta lirici, come nel violoncello della traccia omonima.
Ne emerge un suono unitario, come se archi, pianoforte, fiati e batteria convergessero in un'unica trama attraversata da variazioni interne, mai disgiunte dall'organico di partenza: una sorta di Giacinto Scelsi filtrato attraverso i canoni sommessi dell'ambient. Gli inciampi timbrici sono rari e il lavoro è coerente, ma solleva interrogativi sul fragile equilibrio dell'ambient, sospesa tra vocazione alla sottrazione e rischio di eccessiva timidezza. "Weighted Room" avvolge, ma fatica a imporsi come magnetico: quasi un'ora di musica raffinata che scivola addosso senza lasciare segni profondi.