Se Chrissie Hynde li ha scelti in tempi recenti come collaboratori fissi, beh, più di qualche motivo dovrà pur esserci. James Walbourne dal 2008 è il chitarrista dei Pretenders, stessa band nella quale Kris Sonne suona la batteria dal 2023, ma già da un paio d'anni i due avevano iniziato a esplorare una via “in proprio” dando vita al progetto His Lordship. L’omonimo esordio pubblicato nel 2024 li ha messi subito in evidenza nel circuito “alternative”, ma “Bored Animal” rappresenta quella conferma che di solito è più difficile da ottenere, specie se realizzata così di getto, dopo poco più di un anno. Non che ci voglia chissà quale alambicco per fissare su un supporto una sfilza di brani dritti e concisi come quelli architettati dai due musicisti, che di sicuro quando si chiudono in sala prove sono in grado di generarne a decine senza troppi problemi.
Quello che sorprende è semmai la quantità di influenze che il duo riesce a riversarvi dentro, rendendo il risultato finale ben più complesso e multiforme rispetto a quello che potrebbe risultare da un ascolto distratto. Anche in questo secondo lavoro realizzato in casa His Lordship (Walbourne oltre alla chitarra si occupa di tutte le parti cantate, e nelle infuocate esibizioni live le parti di basso vengono affidate a Dave Page) si punta tutto su una forma di garage-rock vecchia maniera, dove i massimi punti di riferimento sono il “lerciume sonoro” inciso negli anni da Jon Spencer e Jack White. Mettete su “Old Romantric”, e sì, si tratta di Blues Explosion al 100%, fra bordate di fuzz e volumi assestati ben oltre il livello di guardia.
“Bored Animal” è un disco sporco, devastante, old school, ricco di suoni saturi, nel quale una “Johnny Got No Beef” serve a farti capire per quale diamine di motivo gli Strokes nacquero proprio a New York e una “Downertown” è pronta a sottolineare come nel rock’n’roll sia sempre indispensabile un certo livello di ferocia. Verso il finale la botta di selvaggio ’77-punk prodotta in “I Fly Planes Into Hurricanes” spazza via tutto, un attimo prima che la strumentale “Gin And Foot” chiuda il disco slanciandosi verso (fino a quel momento) imprevedibili languidi orizzonti morriconiani.
Ma è soltanto una breve pausa: a inizio gennaio 2026 è arrivato un nuovo singolo, “Welcome To The Island”, posizionato sulla stessa traiettoria stilistica di “Bored Animal”, preludendo con molta probabilità (vista anche la grafica di copertina decisamente simile) alla diffusione di una deluxe edition.