Catherine Brookman - If A Song Fades Out, It’s Playing Forever Somewhere

2025 (Another Portal/Long Echo)
electro-pop, goth-folk, neo-classical
Una borsa con dentro un paio di maglioni, dei calzini di lana e giusto il necessario per trascorrere tre giorni lontano da casa, destinazione Montreal, prima tappa di un viaggio che per Catherine Brookman ha rappresentato un lungo percorso interiore, un cammino che ha richiesto molto più tempo di quello previsto.
Rapporti sentimentali complessi, il trasferimento a Los Angeles, poi il viaggio in auto verso lo Utah, un breve periodo trascorso in campagna prima di noleggiare un camion per spostarsi nel Colorado: sono tutte tappe di un racconto fisico e spirituale che la cantautrice elabora con un raffinato melange di musica orchestrale, jazz, trip-hop, ambient, folk e pop.

Per l’artista di Brooklyn “If A Song Fades Out, It's Playing Forever Somewhere” è il primo passo fuori dalle più convenzionali sale da concerto di musica classica, dove era solita prestare il proprio talento vocale, ora libero di esprimersi su territori sonori più agili e versatili.
Il risultato è un improbabile mix tra Kate Bush, Florence And The Machine, Goldfrapp e Beth Gibbons, ma non spaventatevi: Brookman ha personalità da vendere. Già dalle note della prima tappa, “Montreal”, un sapiente minimalismo art-pop avvolge l’ascoltatore in una dimensione sonora aliena, che si tinge per un breve attimo di ariose armonie jazz nell’estatica “It’s A Song Fades Out”, sonorità che pian piano evolvono verso movenze trip-hop, le quali trovano la loro apoteosi nella splendida “Mourning Dove”, un brano dal passo deciso e vellutato che entra di diritto tra le più belle canzoni dell’anno che volge al termine.

In questa elegante escursione sonora Catherine Brookman dialoga con ambiziose strutture neoclassical e quasi prog - “Swimming Pool” potrebbe benissimo essere un pezzo di Peter Gabriel - suggestive ed originali incursioni nell’elettronica (l’ipnotica danza di voci e synth di “The Narrows, The Falls”) e compositi paesaggi sonori di cui Daniel Lanois andrebbe fiero, come la lunga pagina conclusiva di “I Woke Up In The Sky”: una mini-suite dalle insolite interazioni tra voce e strumenti.
Anche in una ballata jazz dai contorni più ordinari, la narrazione non è del tutto ordinaria (“So Lonely”), il timbro vocale da contralto a volte primeggia e regala intense suggestioni visive grazie a un sapiente uso di synth (“O Mountain”) o di un pianoforte (“Shambles”).

“If A Song Fades Out, It's Playing Forever Somewhere” è senza dubbio uno degli esordi più intensi dell’anno. Dieci canzoni che affrontano temi come la depressione e la solitudine con una musica emotivamente vulnerabile, ma anche antalgica, per un disco da ascoltare senza indugio alcuno.






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