CHAPTERHOUSE - White House Demos

2025 (Sonic cathedral)
80s neo-psichedelia, proto-shoegaze

Nel 1989 i Chapterhouse esistevano da appena due anni e avevano suonato dal vivo solo quattro volte. Per lo più cover degli Stooges, i loro idoli. Il 15 gennaio entrarono finalmente al White House Studio di Weston-super-Mare, nel Somerset, per registrare il loro primo demo: quattro canzoni che dopo ben trentasei anni sono disponibili come “White House Demos”. Brani talmente diversi da quanto poi proposto nella loro breve e a tratti intensa carriera da far decidere di non includerli neanche nella celebrativa raccolta “Chronology” (un box di ben sei cd pubblicato dalla Cherry Red nel 2023). In effetti: s’erano quasi dimenticati di averli incisi.

Per fortuna, poi, il chitarrista degli Slowdive, Christian Savill, che al tempo lavorava nello stesso ufficio di Reading di Patman, ha ritrovato il demo registrato dai giovani Chapterhouse. Una musicasseta che vale un tesoro. “Quando il cofanetto è uscito, Christian mi ha contattato e mi ha ricordato queste demo e quanto le amasse”, racconta Stephen. “Probabilmente è stata la prima persona a cui ho dato una copia su cassetta.”

“Ecstasy” è una cascata di elettricità psichedelica a un passo da diventare shoegaze: per gli standard del genere, fin troppo allegra e scanzonata, ma già sufficientemente incurante di quanto accade intorno. Una tirata spettacolare di new-psichedelia tuonante, con le chitarre di Simon Rowe, Stephan Patman e Andrew Sherriff a inseguire l’irresistibile batteria di Ashley Bates e la voce disincantata di Stephan così sicura di sé, un modello che diventerà uno standard.

“Guilt” è presente in una versione molto più lunga (e precedente) di quella apparsa sull’imperdibile album d’esordio degli inglesi, “Whirlpool”. La voce è già nascosta dietro un muro di effetti che lascia la componente chitarristica in primo piano, un turbine di elettricità sognante appeso a un vortice di chitarre che sembrano potersi arrampicare fin sopra le nuvole. L’essenza dello shoegaze più tuonante.

Il capolavoro dell’Ep è “See That Girl”, più di sette minuti di iper-psichedelia allo stato gassoso, con il basso di Jon Curtis a sedurre fin dai primi istanti e le voci registrate con tonnellate di delay sotto le chitarre spumeggianti. Una sorta di uncino melodico inchioda per l’intera durata del brano. Proto-shoegaze allo stato dell’arte.

“See That Girl” è un brano trascinante, che si colloca a metà strada tra il rock psichedelico degli anni 80 e lo shoegaze che al tempo delle registrazioni non era stato ancora definito. Il video di “See That Girl” è stato realizzato da Innerstrings (alias Chris Tomsett) e mostra filtri psichedelici su ambientazioni urbane. “Subito dopo aver registrato questi brani, le cose hanno cominciato a muoversi molto velocemente per noi. Abbiamo iniziato ad andare in tour e a scrivere altre canzoni, quindi ‘See That Girl’ non ci sembrava più così rilevante”, spiega Patman. “Probabilmente la ritenevamo un po’ troppo semplicistica e infantile. Col senno di poi, racchiude un fascino innocente e rivela il nostro profondo amore per la psichedelia.”

Chiude l’Ep l’esplosiva “De Die Die”, il tributo a quel suono garage che tanto ha influenzato la carriera dei giovani Chapterhouse. Il suono è diretto e esplosivo, come ricorda anche Patman: “Ho solo memorie molto vaghe della sessione, ma ricordo che tutte le tracce furono registrate completamente dal vivo, insieme come band. Ci furono forse un paio di sovraincisioni per i tamburelli e qualche drone e feedback. Fu tutto fatto in un giorno. È interessante sentire quanto ‘teen spirit’ sia presente in queste registrazioni. Sono probabilmente le più vicine a come suonavamo dal vivo a quel tempo. Fu anche la prima e ultima sessione di registrazione che facemmo con il nostro bassista originale, Jon Curtis, che contribuì moltissimo a quell’energia”.

06/07/2025

Tracklist

  1. 1. Ecstasy
  2. 2. Guilt
  3. 3. See That Girl
  4. 4. Die Die Die

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