MARTHA SKYE MURPHY - Um

2024 (Ad 93)
ambient-folk, electro-songwriter

Se Emily Brontë fosse in vita ai giorni nostri, forse la troveremmo alle prese con un ascolto come “Um”. Tanto la celebre autrice dello Yorkshire era schiva e poco propensa all’interazione sociale, oltre la creazione di un mondo immaginato da mettere su carta, tanto “Um” vive dentro un senso d’introversione quasi forzato. Ma, pur difficile da decifrare, il qui presente ascolto è dotato di un fascino lirico mai fine a se stesso. Questo perché Martha Skye Murphy, autrice e produttrice di stanza a Londra, in un certo senso opera allo stesso modo di Emily: figure retoriche, pensieri liberi, riferimenti storici e riflessioni sentimentali compongono un arazzo certo atipico, ma pregno di dramma e di poesia.

Trasportati però nel Ventunesimo secolo, i paesaggi rurali che un tempo facevano da sfondo alle vicende umane, sono ora un opprimente ufficio grigio scuro con tanto di lie detector, vero simbolo di psicosi moderne, e le scelte sonore seguono nel solco di questo immaginario ponte spazio/temporale tra donne vissute e combattute. Impossibile, per esempio, non pensare a Stina Nordenstam su “Need”, con l’aiuto di Roy Montgomery: un canto dell’anima incrinato ai limiti del bisognoso come un sussurro nella tempesta. Una scelta che si contrappone al piglio industrial-cameristico della successiva “Pick Yourself Up”, divisa tra il freddo “Third” dei Portishead e i fatati volteggi della prima Tori Amos – qui Martha mostra ben altra tempra, sia come autrice che interprete.

“Um” è un disco che vive proprio in virtù di questi scarti d’umore e cambi di prospettiva, preda di continui saliscendi tra inserti acustici e intrusioni elettroniche, intimi momenti al pianoforte e squarci di rumore assordante. Non sarà corretto definirlo progressivo, vista la mancanza di una sovrastruttura propriamente studiata, ma il modo in cui lo svolgimento fa prendere fischi per fiaschi rende il disco imprevedibile e avvincente – esempio lampante: le desertiche partiture ambient-folk di “Theme Parks”, reminescenti tanto di FKA Twigs quanto dei Goldfrapp più boschivi, che scadono nelle praterie post-rock senza mèta di “Spray Can”.

Convinta del proprio operato oltre ogni facile comunicazione, Martha offre continue versioni di sé, come quando l’incertezza semi-strumentale alla Grouper di “Call Me Back” si fa preludio al devastante climax di “Kind”, agitata da una coda noise di sibili, bassi distorti e sconquassi ritmici. O ancora, gli imprevedibili arrangiamenti da camera di “The Words”, che planano in un bozzetto pastorale appena accennato come “Dust Yourself Off”, una muta esortazione a riprendersi dai ceffoni della vita.

Disinteressato al facile consumo sin dalla pubblicazione sotto l’austero portale indipendente AD 93, “Um” è dunque un ascolto tanto creativo quanto assolutamente idiosincratico, che necessita di condizioni emotive davvero particolari per farsi apprezzare appieno.

Sono i pregi e i limiti di un album affascinante ma funzionale solo in quei rarissimi momenti quotidiani di silenzio e pazienza, un’altalena psicanalitica che continua a dondolare sino alle utime note: “IRL” indugia con ansia tra riverberi di piano e percussioni, senza sapere se uscir di casa o meno, lasciando a “Forgive”, con la mano di claire rousay, il compito di chiudere l’ascolto tra ottoni jazz, nubi di ambient e field recording, una coda ipnotica che potrebbe andare avanti all’infinito, non fosse proprio l’autrice che, a un certo punto, decide di staccare la spina con un telegrafico:

That’s enough

05/10/2024

Tracklist

  1. 1. First Day
  2. 2. Need feat. Roy Montgomery
  3. 3. Pick Yourself Up
  4. 4. Theme Parks
  5. 5. Spray Can
  6. 6. Call Me Back
  7. 7. Kind
  8. 8. The Words
  9. 9. Dust Yourself Off
  10. 10. IRL
  11. 11. Forgive feat. claire rousay

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