Il potente atto d’autonomia dal gruppo degli
Alabama Shakes, messo in atto nel 2019 da Brittany Howard, si è rivelato come il primo passo verso un audace rinnovamento del proprio ruolo di autrice e musicista. Non paga dei tanti premi e riconoscimenti ottenuti con la band di Athens, Brittany ha sorpreso critica e pubblico con il suo esordio da solista, “
Jaime”, un eccellente punto d’incontro tra
Janis Joplin e
Aretha Franklin, un disco grondante di
blues, rock, soul, funky e jazz, al quale l’autrice dà finalmente seguito con “What Now”.
E’ facile, se non prevedibile, invocare per l’ennesima volta il ruolo emotivo del forzato lockdown post-pandemia, periodo durante il quale è stato concepito questo nuovo progetto. Il secondo album di Brittany Howard è molto più di un diario di riflessioni ed emozioni intime: “What Now” è un disco brutale, viscerale ed eticamente inflessibile, non è dunque una sorpresa che alla sola “Red Flags” sia concesso quello slancio armonico che ha marchiato a fuoco il brillante esordio, un funky-soul in stile
Prince che offre il primo appiglio per una più profonda analisi dell’album. Ma è solo un tassello di un progetto ben più ambizioso. “What Now” non è concepito come una raccolta di canzoni, è un
unicum sfaccettato e variegato, che assume valenza nel suo insieme, in questo decisamente coraggioso e dissonante rispetto all’omologazione di molta produzione contemporanea che si arrende alle logiche della frammentazione funzionale allo streaming.
I trentotto secondi con voce recitante e campanellini di “Interlude” sono il più riuscito inganno semantico dell’artista, perfettamente incastonato tra il delicato e sensuale soul-blues di “To Be Still” e il furioso funky-rock del manifesto
queer di “Another Day”. R&b, funky, soul e perfino house sono per Brittany Howard linguaggi musicali dal forte impatto sociale, una dichiarazione d’indipendenza che trova radici nella musica di Millie Jackson, di
Rick James e del già citato Prince, evocati con forza nel potente funk-rock della
title track e nell’energica e trascinante divagazione house di “Prove It To You”.
La magia e le qualità di un album come “What Now” sono ulteriormente esplicite quando Howard si diletta con l’estetica del
philly-sound senza cadere nella trappola della musica retrò (“I Don’t”) o alza la voce su sonorità gospel-rock-blues (“Earth Sign”), fino a duellare con la chitarra senza esclusione di colpi,
oops di voce, nella splendida e vibrante “Power To Undo”.
“What Now” è un intelligente
tour de force creativo che proietta Brittany Howard verso nuove mete, un disco dove disperazione e amore sono un unico grido, dodici canzoni nelle quali ogni parola e ogni suono possiedono una potenza corrosiva ed emotiva di rara intensità. Sono pochi gli artisti che hanno il coraggio di mettersi a nudo e di raccontare la propria vulnerabilità come accade nell’aspra
jazz-ballad “Samson” che Brittany, a metà percorso, affida a un pregevole dialogo strumentale, un brano che chiunque altro avrebbe posto a chiusura dell’album, scelta che invece cade sulla turbolenta e anarchica “Every Color In Blue” (con una prova vocale da brivido), ennesima testimonianza di una cantante e musicista che non ha molti eguali nel panorama contemporaneo.