Brittany Howard

Jaime

2019 (Columbia) | neo-soul, funk, rock

E’ stata salutata da molti osservatori e critici come l’erede di Janis Joplin e Aretha Franklin, ma, senza alcun indugio, la cantante degli Alabama Shakes ha prontamente puntualizzato la personale attitudine verso scenari diversi, indicando nel rock di Ac/Dc e Mc5 nonché nella moderna dance music di Drake e Childish Gambino le reali influenze del suo modus creativo. Ed è con queste premesse che, a distanza di ben quattro anni dell’ultimo album con la band e a tre dalle cospicue nomination per i Grammy Awards, Brittany Howard affronta un esordio solista che mette in luce tutte le sue potenzialità espressive.

Con “Jaime”, la cantante e chitarrista di Athens sparpaglia ulteriormente le radici della tradizione americana, mettendo a disposizione di un moderno mix di soul, rock, funk, gospel e blues sia la grinta espressiva della sua voce che l’aspro timbro chitarristico. Questa volta il cliché non è quello abusato e prevedibile della cantante cresciuta in un coro gospel tra le spirituali mura di una chiesa. Una vita trascorsa in una grigia roulotte e un complicato rapporto con la propria identità di ragazza figlia di un padre nero e una madre bianca sono alla base delle amare riflessioni inserite in undici canzoni dove sesso, razzismo e indigenza non trovano il conforto della fede. Un’irrequietezza che è percepibile nel continuo intreccio di generi e di deviazioni stilistiche, che rendono “Jaime” uno dei viaggi più intriganti della moderna musica americana.

Dedicato alla sorella morta alla tenera età di otto anni, l’esordio solista di Brittany Howard sposta l’asse sonoro verso modalità funky alla D’angelo/Prince con venature jazzy: sonorità frutto della presenza di musicisti dal ricco curriculum, ovvero il batterista Nate Smith (Betty Carter, Dave Holland) e il pianista e produttore Robert Glasper (Kendrick Lamar, Maxwell), che insieme al fido bassista Zac Cockrell (ex-Alabama Shakes) tengono salda una formula sonora ricca, a volte eccessiva, eppur flessuosa, multicolore. Ritmi serrati, sudicie sonorità funky e modalità hip-hop prendono possesso della voce di Brittany, proiettandone la statura artistica verso lidi ambiziosi e intelligentemente contemporanei (“History Repeats”), dai quali trasuda una sensualità dai toni pungenti (“Goat Head”).

Album emotivamente complesso, “Jaime” alterna ardite sonorità avant-jazz intessute di loop e synth in odor di acido, sulle quali la voce della Howard risuona come in un mantra alimentando il caos della trascinante e tracimante “13th Century Metal”, a slanci vintage che sembrano uscire da una replica di una puntata di "Soul Train" (la swingante “Stay High”). Quel che non manca a Howard è l’audacia. Non è da tutti entrare nel mondo del jazz-funk con la stessa grinta dei Parliament e la tenacia espressiva di Gil Scott Heron (“Tomorrow”), o lasciar scivolare canzoni apparentemente sciatte (“He Loves Me”), come se fossero il risultato di estenuanti jam-session che raggiungono il climax all’approssimarsi della rarefazione strumentale e vocale (“Georgia”).

L’artista americana sembra aver trovato la dimensione creativa congeniale, il funky e il blues sono alfine i due poli espressivi primari, due elementi che l’artista mette a dura prova prima con un inaspettato duetto voce-acustica dal vago sapore retrò jazz-blues (“Short & Sweet”) e infine con una cavernosa e criptica ballata a metà strada tra D’angelo e Portishead, nella quale riecheggia anche il Prince di “Nothing Compares To U” (“Run To Me”), quest’ultima perfetta chiosa per un progetto che, oltre a essere un pregevole atto di emancipazione artistica, è anche espressione di un indubbio talento.

(16/10/2019)



  • Tracklist
  1. History Repeats
  2. He Loves Me
  3. Georgia
  4. Stay High
  5. Tomorrow
  6. Short & Sweet
  7. 13th Century Metal
  8. Baby
  9. Goat Head
  10. Presence
  11. Run To Me




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