L’alienazione che rende incapaci di reagire, l’inerzia come veleno in una società che tutto frulla e nulla assorbe, e il silenzio evocato come ancora di salvezza e unica forma di resistenza in un mondo altamente tossico. Sono i parametri tematici che delineano gli umori e le inquietudini al centro di “Comfort in the Silence”, a cominciare dal singolo di lancio del nuovo disco dei Pinhdar, “Mute”, che poggia, guarda caso, sulla forza del silenzio come paravento a tutto, per un brano dalle tipiche sonorità darkwave tanto care al duo milanese composto dalla cantante Cecilia Miradoli e dal chitarrista/produttore Max Tarenzi, ai quali si aggiunge per l’occasione Lee Pomeroy, bassista degli Archive.
“Comfort in the Silence” racchiude nove canzoni che attraversano il buio alla ricerca disperata di una fessura da cui lasciar passare uno spiraglio di luce, attitudine altrettanto esplicativa dei Pinhdar.
Il duo a questo giro gioca le proprie carte emancipando il suono, infarcendolo via via di ritmiche wave tenebrose e accuratamente sbilenche come in “Neon Light”, mentre la voce della Mirandoli diventa ancora più penetrante, concisa, evocativa di uno stato d’animo tanto afflitto quanto bramoso di vita.
I chiaroscuri sono difatti la matrice di un’opera calibratissima anche melodicamente, con alcuni ganci in chiave desert-rock (“Fade”) che aggiungono ulteriore spezia alle trame armoniche.
Certo, il collante resta l’inclinazione verso la darkwave degli anni ’80, riletta però con piglio contemporaneo e una visione decisamente personale, come ad esempio nel passo trip-hop di “We Float”, altro momento di siderale perdizione emotiva atto a condurre l’ascoltatore dentro un limbo imprecisato, eppure avvolgente, o nella spettrale “Old Kind”.
In questo susseguirsi di montagne russe percorse a luci basse, si staglia altissima “RED” (presente solo nella versione fisica in cd o vinile), scritta rigorosamente in maiuscolo, o capslock, se preferite, il cui video prodotto dalla meneghina Blackball e diretto da Matteo Magi è un gioiellino girato interamente in Marocco, mentre la musica in scia Depeche Mode asseconda il duello tra i protagonisti, gli attori Alessio Bettarello e Mirko Frigerio, vestiti uno di bianco e l’altro di nero, a simboleggiare un dualismo endemico.
Con “Comfort in the Silence” I Pinhdar si confermano maestri di una darkwave vibrante in uno scenario collettivo mediamente sempre più desolante e a tratti perlopiù stucchevole. Il che è una sorta di manna dal cielo, pardon: dal fondo.
18/06/2026