Se non esistessero i fiori, riusciremmo a immaginarli? Riusciremmo a comprendere l’imperscrutabile istinto vegetale e la capacità di astrazione di un cotiledone che sogna di sbocciare? Di questa piccola forza vitale, che è genesi di ogni respiro, ci vuole parlare il progetto curato da Tia Cousins e Will Troup, “Music To Watch Seeds Grow By”; una sotto-etichetta nata da Ransom Note, capace di confezionare cassette molto à-la page, ognuna dedicata a una diversa specie di pianta e al suo il ciclo vitale. Un progetto in bilico fra esplorazione sensoriale new age, divulgazione scientifica e giardinaggio – ogni cassetta viene spedita insieme a una busta di semi che, ci si auspica, l’ascoltatore invasi e curi ascoltando l’opera scelta.
Preceduta da capitoli molto interessanti, alcuni tra i quali firmati da Davis Galvin, Brian d’Souza e dal duo Salamanda, questa nuova nona uscita è stata affidata a Patricia Wolf, nome dei più rilevanti della scena elettronica, sensibile ai temi naturali e capace di tradurre la vita segreta degli ecosistemi abbinando il field recording a uno stile metà procedurale alla Caterina Barbieri e metà esuberante alla Steve Reich – il tutto calato nella sempiterna lezione di Sant’Eno da Woodbridge protettore degli aeroporti.
Per registrare questo “Yarrow”, l’artista oregoniana ha soggiornato presso il Rocky Mountain Biological Laboratory di Gothic, in Colorado, lavorando a stretto contatto con gli ecologi e i biologi del centro per esplorare con maggior precisione un paesaggio ricchissimo di biodiversità, tutto da intercettare su nastro. Ne è conseguito un album bivalve, che racchiude in sé la forza dell’esistere e la bellezza dell’ambiente, e destituisce l’uomo dal ruolo (auto-assegnatosi) di anomalia governante.
I primi sei brani formano un ciclo eterogeneo a sé stante, e fanno epica dalla vita dell’Achillea. “Abiotic Factors”, attraverso ondivaghi tappeti elettronici, crea un clima di attesa sotterranea. “Sessile Existence”, con rimbalzi e arpeggi dream-pop, apre piccoli spiragli dai quali, verdi e acerbi, i germogli sembrano già sognare lo slancio dello stelo e le vertigini dei boccioli. Un’atmosfera di sacralità irrora la nascita e la crescita dei fiori; le lunghe modulazioni, luminose come canti all’unisono, si sovrappongono alle texture e alle risonanze dei sintetizzatori in un concerto di soave luminosità. Un mattutino da sussidiario che mette in grafico il ciclo di generazione e dispersione (“Inflorescence”, “Genus Bombus” e “Deed Dispersal”).
“Adapted For Extreme Conditions” spezza il clima idilliaco e dipinge un paesaggio maestoso e crudele. Un temporale di organi risuona in riverberi enormi e glitch di voci robotiche e rovesciate; maledizioni da giungla sudamericana insufflano nella bellezza dei fiori la furia di qualche arcana divinità.
“Ecosystem Meditation”, della durata di ventidue minuti, ridimensiona l’elettronica a sottotrama di un tripudio di field recordings. L’atmosfera boschiva incontaminata abbraccia lo speaking poetry sussurrato del dott. Caradonna che invita l’ascoltatore a percepirsi, nell’attimo sincronico, parte di una connessione inscindibile, che lega il sasso, la farfalla, la stella, il leone, il quasar e la spiga di tifa nei fossi; il brulicare delle moltitudini avvolge e ipnotizza, un po’ Maharishi, un po’ cristalloterapia del sabato mattina.
Un lavoro sicuramente affascinante, confezionato con entusiasmo e una certa leggerezza, capace di coinvolgere ed evocare il mistero all’origine del tutto. Una preghiera naturalista alle divinità della biodiversità, perché la nostra specie scellerata le conservi amorevolmente e non le sacrifichi stupidamente all’altare della produttività.
17/06/2026