Matías Aguayo ha costruito la propria carriera tra deviazioni, intuizioni e cambi di prospettiva. Figura centrale dell’elettronica latinoamericana degli ultimi vent’anni, prima con il collettivo Closer Musik e poi attraverso una lunga attività solista, il produttore cileno ha sempre rifiutato le convenzioni della musica da club, preferendo percorsi imprevedibili e contaminazioni culturali. Il suo ultimo lavoro, “Anenoa” non fa eccezione: un disco dance solo in apparenza, dove l’elettronica si mette al servizio di ritmi e suggestioni latine, evidenti fin dal vivace incipit di “Sentimientos encontraos” e ancor più nella introspettiva “¿No ves?”, impreziosita dalla presenza della star cilena Javiera Mena.
L’album è disseminato di collaborazioni . Aguayo invita figure della nuova scena latinoamericana, come Barbie Williams, Girl Ultra e Camille Mandoki, accanto ad artisti provenienti da percorsi molto diversi. Emblematica, in questo senso, è la presenza del polistrumentista francese Étienne Jaumet. In “The Beat” il suo sintetizzatore si sottrae alla semplice funzione ritmica per avventurarsi in territori quasi improvvisativi che scardinano la pulsazione del brano generando una tensione che allontana progressivamente la composizione dalle coordinate più prevedibili della musica da club.
Pur mantenendo un forte legame con il movimento e con il corpo, “Anenoa” evita costantemente le scorciatoie della musica da ballo contemporanea. Brani come “Avestruz en Veracruz” deformano la voce fino a trasformarla in un elemento ritmico e straniante, sospeso tra teatro dell’assurdo e gioco, mentre “Asuka, Rock, Roll” imbocca traiettorie inattese: le linee sintetiche e l’andamento meccanico richiamano certa elettronica d’avanguardia europea , ma vengono continuamente attraversati da dettagli che ne incrinano la regolarità. Più accessibile, almeno in superficie, “Cuando ya no estás de moda” si muove invece su coordinate vicine al moderno pop latino, senza mai aderirvi completamente, grazie a un arrangiamento che privilegia sfumature e sottrazione rispetto all’immediatezza della forma-canzone. Anche quando l’album si concede aperture più melodiche e accessibili, come nella sinuosa “La heredera”, resta intatta quella sensazione di instabilità creativa che da sempre caratterizza l’artista cileno.
17/06/2026