GIGI MASIN - Movement

2026 (Sacred bones)
ambient, electronic

La musica di Gigi Masin è una di quelle realtà artistiche che meriterebbe molto di più di una semplice recensione, ed è forse utile prima di scorrere le mie riflessioni sul nuovo album “Movement” rileggere, o leggere, l’intervista rilasciata anni fa dall’artista per Ondarock.

La storia del musicista veneziano è l’ennesimo capitolo di una stirpe di musicisti cult che hanno trovato credito più nel mercato internazionale che nel sordo pubblico italiano, un’altra eccellenza che ha trovato estimatori importanti (da Bjork a Kenny Wheeler) per poi approdare presso un’audience più ampia. Nessun problema, per fortuna per la buona musica c’è sempre tempo e non è afflitta da date di scadenza entro la quale poterla consumare. Dopotutto, lo stesso Masin è consapevole delle trappole del provincialismo che attanagliano la nostra terra.

 

A questo punto meglio concentrarsi  sull’ultima opera del musicista, ora settantenne, che dopo aver attraversato luoghi e culture disparate con il piglio dell’esploratore bionico concentra le proprie risorse creative in un disco solido e fluido nello stesso tempo. Nella musica di Gigi Masin è racchiusa la naturale evoluzione artistica di chi è cresciuto ascoltando sia i Weather Report che John Martyn, un flusso creativo che intercetta  Steely Dan, Harold Budd e David Sylvian con egual riguardo, ed è in questa linea invisibile che si inserisce “Movement”, disco che risente notevolmente della recente collaborazione con il sound designer Rod Modell, e che beneficia anche dell’ottimo lavoro di mastering di Anacleto Vitolo. Gigi Masin offre movimento a materia sonora apparentemente immobile e statica, dona ritmo a placide melodie e ipnotiche sequenze armoniche, creando stupore (“Bed On Mars”) e incanto fisico (il lieve brio funk di“Lost”), con estatiche e dolenti sonorità techno che a volte intercettano la grandeur post-Kraftwerk (“Golden”), le più colte sonorità ballabili (“Deception Dance”) e le più moderne tecniche del sampling (“The Age Of Sampling”), con una lucidità e una chiarezza d’intenti che affascina e seduce.

 

Viene da chiedersi se dietro il florilegio di note di piano della riflessiva “UMI” non si nasconda una certa sofferenza causata da due recenti eventi poco felici (la perdita della moglie e la distruzione di strumenti e materiale d’archivio in seguito a un’alluvione), ma è solo uno dei tanti tasselli di un disco che gioca su un’apparente staticità. “Movement” non trasgredisce la natura non enciclopedica ma esplorativa del musicista veneziano, ed è questa la miglior chiave di lettura per un disco che fa dell’eleganza e della perseveranza  il centro nodale di un’opera che lascia decisamente il segno.

17/06/2026

Tracklist

  1. 1. Bed On Mars
  2. 2. Lost
  3. 3. The Age Of Sampling
  4. 4. Movement
  5. 5. Umi
  6. 6. Golden
  7. 7. Deception Dance
  8. 8. Azimuth (John Taylor)
  9. 9. Fifteen

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