La musicista colombiana
Lucrecia Dalt, trasferitasi nella nuova capitale musicale europea che oggi è Berlino, è da anni un punto di riferimento della musica d'avanguardia internazionale al confine tra la musica d’autore colta e la sperimentazione pura. Questo merito le viene concesso grazie a una lunga serie di
Lp che l’hanno segnalata come estroversa interprete che si muove tra bizzarrie
weird elettroniche, momenti ambient, canto deformato e occasionali richiami a melodie pop talmente destrutturate da essere irriconoscibili.
E’ proprio questa duplicità irrisolta a emergere continuamente, questi momenti che possono ricordare i dischi più colti di
Scott Walker insieme ad altri di pura elettronica di ricerca. Quello che è mancato in questi anni all’autrice colombiana è forse il grande album, il momento di vero slancio artistico che ancora, pur in una evoluzione palese, non sembra arrivato. Non fa eccezione il nuovo “No Era Sólida”, album pieno di spunti interessanti, che nonostante tutto appare solo parzialmente compiuto.
La cantilena elettronica di “Disuelta”, la ripetizione bizzarra e ipnotica di “Di”, il crescendo di “Revuelta”, il lisergico minimalismo di “Ser Boca”, ma soprattutto i nove minuti della
title track, il brano più articolato e ambizioso tra avanguardia,
trip-hop e
spoken word, sono i momenti migliori dell’album. Per il resto ci troviamo di fronte a pura sperimentazione che difficilmente non potrà apparire un po’ confusa o semplicemente poco interessante. Ottime potenzialità, ma ancora da mettere totalmente a fuoco.