Lucrecia Dalt

Commotus

2013 (Human Ear Music) | electronic-ambient

Gli elementi base del nuovo album di Lucrecia Dalt sono molto evidenti già dalla eccellente copertina del cd: il vento e la polvere che iin essa sovrastano un'isolata casa di campagna sono il biglietto da visita più convincente di un album che si adagia su ambient ed elettronica con un pregevole margine di poesia.

La Dalt non sfrutta gli spazi vuoti della musica contemporanea, preferisce invece un tono più umano per il suo intreccio di materie elettroniche e stramberie umane: non a caso, Luke Sutherland e Julia Holter danno il loro contributo al tessuto complesso e poco invadente di “Commotus”.
E' evidente, infatti, la voglia di non sorprendere o incantare al primo approccio: alcune soluzioni sonore sono provocazioni che sfidano le regole dei soundscape, mentre elementi di disturbo come il moog e altri synth analogici trasformano il corpo centrale dell’album in un'istantanea fuori fuoco. “Multitud”, “Jet” e “Esplendor” suonano come un incrocio tra Stereolab e Portishead, pur se prive della spensieratezza dei primi e della corposità dei secondi.
Senza mai trovare uno stile definitivo e scivolando su stranianti elaborazioni dub, l’album di Lucrecia Dalt conserva uno stato inebriante in tutti i suoi capitoli, precipitando perfino nel gothic-blues del primo Nick Cave nella tenebrosa “Turmoil”, che solo per un attimo tenta la carta della seduzione melodica, altrove impercettibile.

Sempre attenta al tessuto connettivo delle sue elaborazioni sonore, l'artista, nella intensa “Conversa” sposa ritmiche dark a tastiere vintage con uno strano effetto sonoro che sembra rimandare i Cure e i Joy Division indietro nel tempo per accollarsi ai corrieri cosmici tedeschi. In verità le note iniziali di “Saltación”, pur se ricche di armoniche dissonanti e sonorità vibranti sembrano promettere un viaggio meno tortuoso e avventuroso, ma basta incrociare il minimalismo di “Mohán” per dubitare della prevedibilità di “Commotus”: il basso sgretolato e sghembo evita progressioni affidandole agli inserti di suoni, rumori e voci per ottenere una fastidiosa ipnosi.
Quando poi le note dell’harmonium di Julia Holter prendono possesso di “Silencio”, si apre un’altra finestra sull’impossibile incrocio di spazi sonori aperti e ritmi indecisi, una peculiarità che rende il nuovo album di Lucrecia Dalt alquanto originale.

Qualche passo falso agita le pagine di “Commotus”: nel tentativo di armonizzare ombre e luci, polvere e vento, nebbia e pace: l'autrice si inoltra in un esercizio di stile leggermente calligrafico che prima turba la linearità di “Do I Dare Disturb Your Dreams” e “Waste Of Shame”, per poi impossessarsi della lunga “Batholith”, la quale sembra polverizzare in un attimo tutte le intuizioni più audaci per riposarsi in una più tranquilla oasi ambient.

Ciò nonostante, le numerose idee che agitano le pagine migliori del disco sono un corpo abbastanza solido e promettente per sottolineare la creatività dell’artista. Un ascolto da queste parti risulterà molto interessante anche per i meno curiosi: la sensazione che Lucrecia Dalt sia ancora lontana dal suo nadir è infatti più stimolante di un osanna corale.

(16/07/2013)

  • Tracklist
  1. Saltación
  2. Escopolamina 
  3. Turmoil
  4. Conversa
  5. Multitud
  6. Jet
  7. Esplendor 
  8. Mohán
  9. Silencio Harmonium
  10. Do I Dare Disturb Your Dreams
  11. Waste Of Shame
  12. Batholith
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