Siamo dentro a una fabbrica di chiodi. No, siamo dentro a una lavanderia a gettoni. Oppure siamo dentro a un club, ma non un club qualsiasi: è più un seminterrato con ingresso a invito, aperto solo l'ultima domenica del mese. Ah, e questo seminterrato si trova in Iran, ed è gestito dai
Throbbing Gristle. Infatti c'è
Genesis P-Orridge che si aggira per la sala con un velo in testa manco fosse una ballerina del ventre, quella pazza di
Cosey invece è totalmente nuda mentre taglia limoni dietro al bancone del bar, indossa giusto un paio di guanti di gomma da rigovernatura perché l'igiene è sempre importante.
Immagini stupide, me ne rendo conto e me ne scuso, ma è un po' quello che succede se ci si lascia andare all'ascolto di "Shaytoon"; fumi acidi e bassi gommosi assumono la forma di fili di formaggio fuso che, dalla forchetta, iniziano ad attorcigliarsi attorno al polso e poi lungo l'avambraccio fino ad arrivare al collo e infilarsi nelle orecchie e... scusate l'ho fatto di nuovo.
Sepehr, origini iraniane ma di base a San Francisco, pubblica oggi il debutto "Shaytoon" grazie all'amico Josh Cheon, fondatore e leader della Dark Entries, etichetta che oltre a fare un ossessivo lavoro di ripescaggio di rarità in campo synth, allunga pure la mano ai
producer e dj più sfasati e interessanti, quelli insomma che i
promoter non sanno mai in che club infilare - in ristampa sotto Dark Entries questo mese anche il debutto sempre in salsa techno della newyorkese
Jasmine Infiniti.
In mezzo a tale idiosincratico catalogo, "Shaytoon" fa comunque la figura del fratello difficile; s'insidia sotto pelle con la spiritata e ossessiva "Contamination", emana vapori velenosi in "Hallucination Express" e dona un onirico tocco di
coldwave digitalizzata con "Coup D'etat".
Fa specie anche la gradassa "Magma", che si acciacca su un fragoroso
beat svuotato di ogni tessitura tranne che del riverbero, come se Mel & Kim inciampassero e battessero boccate di continuo e a ritmo su quei bidoni di latta rovesciati lungo il marciapiede di "
Respectable". Sopra la testa di "Neophyte Delight" viaggiano all'unisono due linee di tastiera cosmic-pop che fanno tanto
Laika ad altezza "
Sounds Of The Satellites", perché anche i rimandi alla
kraut-elettronica anni 90 non sono mai abbastanza.
Oscuro ma vibrante, pregno di un minimalismo ridotto all'osso, percorso lungo tutta la durata da un beat sempre a cavalcioni tra techno e industrial, avvolto da una concettuale aria noir ma anche da una sensualità carnale che far venir voglia di andare a sudare in sauna: "Shaytoon" è tante cose assieme e allo stesso tempo è una tela totalmente bianca sulla quale ognuno di voi può tessere a piacimento il proprio quadro immaginario.
L'elettronica, del resto, è una materia strana: dietro la freddezza di macchinari che vanno azionati pigiando bottoni o manovrando il cursore del mouse, si nasconde una gamma sonora dall'espressività sostanzialmente infinita. Con "Shaytoon", Sepehr ce ne dona giusto un assaggio processato tramite le sue personalissime suggestioni ed esperienze di vita, ma basta e avanza. Il potere dell'elettronica, insomma, è proprio questo.