Poca sincerità è pericolosa, molta è assolutamente fatale
(Oscar Wilde)
Nessun disco di Allison Moorer è stato onesto, sincero, personale e doloroso come “Blood. Dopo oltre vent’anni di produzione discografica, la cantautrice nata a Mobile, Alabama, sorella della più famosa Shelby Lynne, ex-moglie di Steve Earle (con il quale ha avuto un figlio nel 2010 John Henry Earle), trova il coraggio di affrontare l’esperienza più tragica e traumatica della propria vita: 1986, le due sorelle Allison e Shelby vengono svegliate da alcuni colpi di pistola, il padre Vernon Franklin Moorer prima uccide la moglie Laura Lynn Smith Moorer, per poi rivolgere verso se stesso la pistola con esiti fatali.
Passano molti anni prima che Allison trovi il coraggio di ricominciare. Con l’aiuto della sorella maggiore, entra nel mondo della musica, prima come corista e poi come autrice e cantante di successo.
“Blood” giunge a quattro anni di distanza dall’ultimo album di inediti (il più recente “Not Dark Yet”, condiviso con la sorella Shelby, è un disco di cover).
Le dieci canzoni sono variazioni sul tema di quel cantautorato al femminile, che talentuose artiste come Eva Cassidy hanno trascinato nelle classifiche internazionali, tirandole fuori dal ghetto della country music.
Nulla di nuovo, forse? Ma è impossibile non cogliere quei dettagli emotivi che di solito fanno la differenza: non solo la voce della Moorer esplora una gamma di sentimenti e riflessioni con un tono aspro e sincero, ma anche gli arrangiamenti si svincolano dalla routine del country-rock, per un suono più essenziale dai toni amari e malinconici.
Gli echi spettrali alla Red House Painters di “Bad Weather” vanno infatti ben oltre la pura rappresentazione artistica di un evento funebre e ancora ricco di dolore.
Non è stato facile per Allison Moorer affrontare i ricordi (ha chieso e ottenuto perfino i reperti scientifici del triste evento familiare). Ed è in questa profonda connessione con la realtà e con la sua impietosa ferocia che trovano linfa il tormento della bella ballata pianistica “ Heal”, la delicatezza dolce-amara della title track, nonché la fragilità di “Cold Cold Heart”, un brano che figurava come traccia nascosta nel disco del 2000 “The Hardest Part”, primo tentativo dell’artista di raccontare la sua personale tragedia.
C’è altresì spazio per il tenero rapporto con la sorella Shelby, "sei la mia luce notturna", canta Allison in “Nightlight”, mentre in “The Rock And The Hill” la vera protagonista è la madre Laura Lynn. Ed è un vero colpo al cuore “I'm The One To Blame”, un brano che Shelby Lynne ha messo in musica elaborando un testo del padre Franklin Moorer, scoperto per caso in una vecchia valigia.
“Blood” potrebbe facilmente essere appellato come un potenziale capolavoro o come uno dei dischi country più belli della stagione, ma la grazia e la sincerità di Allison Moorer non sono qualità facili da cogliere con un ascolto fugace e distratto. Ed ecco dunque l’ennesimo disco destinato a essere apprezzato da una stretta cerchia di persone, ennesimo delitto critico di cui nessuno racconterà, ma del quale siamo infine tutti inconsapevoli testimoni.