Il 2017 verrà ricordato come uno degli anni più intensi per William Bevan, il quale dopo aver scosso un po' tutti con il desolatissimo Ep da due tracce "
Subtemple", lasciando trasparire ancora una volta l'immane disagio che lo contraddistingue mediante momenti di pura ambient dai vaghi risvolti dub, contornata a più riprese da un climax perfetto per qualche cupa pellicola muta in bianco e nero, ha finalmente deciso di abbandonare per un attimo la propria trascinante melanconia, regalandoci qualcosa di estremamente diverso.
"Rodent" segnala dunque una totale divergenza dal
mood oscuro e alienato delle due tracce sganciate nella prima metà dell'anno, e mette in bella mostra un approccio totalmente votato a certa deep-house. A tratti sembra di ascoltare il Larry Heard (!) più
deep dei Novanta. Burial riempie l'atmosfera con i suoi classici e reiterati inserti vocali dal vago piglio soul e salta fuori finanche un sax a intermittenza. Uno smacco per tutti coloro che dopo i fasti del precedente Ep avevano già sentenziato la fine dell'imprevedibilità del Nostro e del suo amore per la cassa dritta in quattro quarti.
Ma non è tutto. A spiazzare ancor di più, è la successiva rivisitazione della medesima traccia ad opera di sua maestà
Kode9, il quale stravolge letteralmente l'impasto con una stropicciatura personalissima a base di ritmi jangle, improvvise sterzate cibernetiche al synth e cambi di direzione epocali e da capogiro che negli ultimi due minuti lanciano letteralmente in orbita quanto creato in origine da Burial.
Un remix capolavoro in stile
footwork che definire il migliore dell'anno è un eufemismo. E un Ep che sorprende e che finalmente rigenera.