MACROSCREAM - Macroscream

2016 (Altrock)
eclectic prog, progressive

A quattro anni dall’esordio autoprodotto di “Sysiphus” (2012), è uscito ad aprile 2016 il secondo disco dei Macroscream, formazione romana guidata da Alessandro Patierno (basso, chitarre, piano, mandolino, vocoder, percussioni) e completata da Davide Cirone (organo Hammond, piano elettrico, mellotron, Minimoog, sintetizzatore Korg), Tonino Politanò (chitarre), Gianpaolo Saracino (violino), Marco Pallotti (batteria) e Luca Marconi (voce). I Macroscream hanno impiegato ben tre anni di lavoro per ultimare il loro album omonimo, tre lunghi calendari in cui il sestetto è stato affiancato in studio da una cospicua serie di musicisti ospiti.

Una scelta, quella di includere tante e diverse personalità, che ha indubbiamente avuto come risultato un rock ad alto tasso d’ecletticità, arricchito dall’utilizzo di una strumentazione piuttosto variegata che include, tra le altre, le tabla indiane, le cornamuse irlandesi e perfino il misconosciuto didgeridoo della cultura aborigena. È quindi un disco che nasce all’insegna di un’ambizione e di un’accezione universali, da cui emerge una cura quasi maniacale per i dettagli, che ha richiesto un investimento rilevante anche in termini di denaro, come la scelta di missare il tutto in analogico su un Mixer NEVE – VR 48/96.

Sono sei i brani che compongono il disco, ognuno dei quali descrive un membro della band e ha, pertanto, una propria individualità. In tutto il viaggio, l’unico leit-motiv è quello di un progressive rock alquanto poliedrico, in cui scorrono tempi dispari, sfumature jazz, contaminazioni etniche e favolosi arabeschi vocali. Tutti questi fattori si ibridano ogni volta in un caleidoscopio di forme e colorazioni diverse, che spaziano dal prog certosino dei Jethro Tull allo spaventoso zeuhl dei Magma, dalle atmosfere barocche dei Gentle Giant fino alle fiabe sonore dei Caravan, senza dimenticare nel mezzo la folle imprevedibilità del kraut-rock.

Non a caso, in copertina due gigantesche orecchie ricordano il logo della “Ohr”, famigerata etichetta del rock sperimentale tedesco, quasi a rammentare all’ascoltatore come l’estroso progressive dei Macroscream necessiti di una grande attenzione per essere correttamente assimilato.

Le proporzioni con cui i Macroscream, abili alchimisti melodici, usano i loro ingredienti e modificano la loro formula sonora fa sì che la loro musica si presenti ogni volta sotto spoglie molto diverse. Per esempio, quando “Mr. Way” spalanca le porte si ha quasi l’impressione di avere dinanzi un gruppo di prog canterburiano, ma in tredici minuti di orologio i Macroscream dirottano la traccia verso un funky colorato dalla voce policroma di Luca Marconi, salvo poi essere sommersi dai cosmici geyser del sintetizzatore e delle cornamuse. Il sestetto cambia ancora i propri connotati nel tenebroso ed esplosivo jazz-rock di “Then It Goes Away”, mentre gli otto irrequieti minuti di “Unquiet” iniziano perfino con un riff grunge per poi deragliare in un allucinato patchwork di boati chitarristici, vocalizzi arcaici e deflagrazioni soniche, finché i violini e il sintetizzatore non proiettano finalmente un’oasi di pace.

Altrove, viene invece evocato lo spirito del vecchio blues in “The Flying Giampy”, un temerario volo di Icaro che raggiunge poi il sole nell’originale funky di “Goliath”, estatico e imprevedibile valzer di celebrazione alla vita. Chiude “Impenetrable Oak Bark”, che alterna sapientemente il folk-rock al prog sinfonico, sigillando così un disco dai mille volti, che riesce tuttavia a conquistare e convincere in ogni suo cambio d’abito e personalità.

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06/07/2016

Tracklist

  1. 1. Mr. Way
  2. 2. Then It Goes Away
  3. 3. Unquiet
  4. 4. The Flying Giampy
  5. 5. Goliath
  6. 6. Impenetrable Oak Bark

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