Non più politica ma un più generale “umanesimo” nel ritorno dell’ex-leader della Beta Band, scritto a Brighton dopo aver abbandonato Londra, i suoi stimoli multiformi. Forse è per questo che “Meet The Humans” sembra un lavoro un po’ “satellitare” rispetto al ponderoso concept doppio che lo ha preceduto, e mostra quella rilassata passione che si potrebbe trovare, fatte le dovute distinzioni, in un nuovo disco solista di Gruff Rhys.
La giusta dose di rimandi al passato (la Betiana “Water Bored”, i Settanta di “Like Water”) fa da controcanto a una più spiccata, Bowie-ana libertà artistica (l’insistenza “post” di “Hardly Go Through”, la house di “Words In My Head”, il folk-pop alla Lanterns On The Lake di “To A Door”), senza veri picchi di scrittura, però (forse solo il folk “ambientale” ed elegiaco di “Through The Window” da segnalare). Anzi, con una pericolosa tendenza verso aperture armoniche stanche, proponendo la melodia di “Alive”, ma poco altro.
In generale un passo pericoloso, che sembra testimoniare che la linea d’arrivo è già stata superata.