I Rolo Tomassi di Sheffield, guidati dalla voce mutante Eva Spence, si sono presentati al mondo con “Hysterics” (2008) e “Cosmology” (2010), due album che partono da un nuovo paradigma del metalcore e che poi, via via, si rivelano: la cantante da belva si fa strega e poi persino sirena, gli strappi della band diventano progressivi, l’elettronica del fratello James Spence progetta di manomettere il tutto con interventi al limite della dissonanza e dell’atonalità.
Il quarto “Grievances” porta a compimento lo stile di “Astraea” (2012) fino a farne una grammatica della schizofrenia. Le canzoni, a parte due dei loro assalti più diretti di violenza al contempo calcolata e irrazionale (“Estranged” e “The Embers”), contrappongono le sfuriate acrobatiche che li hanno sempre contraddistinti a una candida vocina pop. “Raumdeuter”, e in parte anche l’epica “Stage Knives”, attaccano a suon di glissandi e grida afone e poi si accostano a un canto angelico, ripetendo - in buona sostanza - la calligrafia fondamentale del gothic-metal.
L’elettronica dissonante è sparita (vi è un “assolo” minimalista molto meno avventuroso), ed è rimpiazzata da esperimenti che nel loro caso possono dirsi classici. Il quasi-lied a due voci del “Prelude III” sconfina nella loro prima ballad, per quanto sempre tempestosa, “Opalescent”, ma il vero show è l’inno etereo di “Crystal Cascades” generato e poi risucchiato dagli archi. Così la cavatina per pianoforte, in “All That Has Gone Before”, fa da introduzione a un’altra ballata che passa per registri demonici e poi fatati, fino a farli sovrapporre.
Preceduto da uno split con gli Stockades (2014), carico di elementi discordanti (mitragliate grind, sortite tecniche, aperture melodiche, oasi polifoniche), alla maniera di Mike Patton, che infatti li distribuisce in Usa per la sua Ipecac. Ascolto eccitante che graffia meno di quel che appare. Gli elementi eversivi do-it-yourself sono sostituiti dalla sagacia del “fare musica”, dall’eccitazione di gruppo, dalla leziosità delle citazioni colte, da un forzoso cambiamento che - au contraire - nasconde le prime rigidità della ripetizione.