Luca Sigurtà - Warm Glow

2015 (Monotype)
drone/noise, psych-ambient
Instancabile, poliedrico per definizione, sempre intento a battere strade nuove e con una discreta passione per gli accostamenti meno probabili: questo è un profilo piuttosto completo della personalità artistica di Luca Sigurtà. Dopo aver seminato panico con uscite di noise anche estremo (vedi Harshcore) nella prima fase della sua carriera, negli ultimi anni l'artista di Biella ha dato il via a un percorso ben più votato alla ricerca sonora e alla sperimentazione in senso stretto. “Warm Glow” segna il suo approdo su un'etichetta “storica” e altrettanto istrionica come Monotype, e un ennesimo cambio di direzione rispetto alle coordinate sonore del passato recente.

Dopo aver firmato una gemma autenticamente ambient-drone come “Bliss” e aver trovato, assieme a Francisco López, una modalità di giunzione fra passato industriale e presente percettivo in “Erm”, Sigurtà compila oggi il suo disco più organico, sintetico e diretto. Il tutto andando a collocare una miscela del suo gergo ambientale infarcito di rumore in strutture sonore autenticamente downtempo, per certi versi non distanti dal trip-hop bristoliano più astratto. La dimensione in cui il soundscape opera si pone in una terra di mezzo fra sogno e incoscienza, in quella che può essere tranquillamente definita come una sorta di psichedelia del subconscio.

I sette minuti dell'inaugurale “DIM” squarciano il silenzio a partire da un ritmo basico, presto stuprato da un'odissea di droni pronta a sua volta a sfociare in un vagito di rumore bianco, prima di chiudere il cerchio e “rientrare nei ranghi”. Uno schema simile si ripete su “Sunflakes”, dove è un vortice scuro a risucchiare e restituire ciclicamente un abbozzo di ipnosi. Il finale di “Moth”, fra spasmi e memorie meccaniche, restringe i tempi raggiungendo un'intermittenza di scenari.

Il gergo sonoro di Sigurtà subisce un'(auto)trasfigurazione in una sorta di contatto problematico con l'altro-da-sé, suggellato alternativamente nell'inquietudine vocale di “Boundaries”, tra l'ultimo David Sylvian e la Gazelle Twin più iconoclasta, e nell'autentico inchino ai Tuxedomoon di “Pleistocene”.
L'estensione dub-tribal di “Blossom” è forse l'unico passaggio a viaggiare su binari trancedelici a volumi ridotti e a poggiare su un medesimo loop per tutta la sua durata, mentre la splendida allucinazione di “Pike” raggiunge il massimo pathos narrativo e innalza al limite la temperatura. Completando così la tavolozza di un disco ardito, coraggioso, “vissuto” e da vivere.

Tracklist

  1. DIM
  2. Boundaries
  3. Sunflakes
  4. Pleistocene
  5. Blossom
  6. Pike
  7. Moth

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