Tea & Symphony - An Asylum For The Musically Insane (ristampa)

2015 (Esoteric/Cherry Red)
acid-folk, progressive
I Tea & Symphony furono una delle tante meteore della scena underground inglese dei tardi Sixties, ma furono anche tra coloro che con gli anni assursero a uno status di culto tra gli appassionati di folk acido e di gruppi della primissima ondata progressive. Il loro album di debutto, "An Asylum For The Musically Insane" (Harvest, 1969), è effettivamente da considerarsi come una pietra angolare di tutta la scena "hippie-folk" britannica, ovvero tutta quella corrente sotterranea che faceva capo, come influenze stilistiche, alla Incredible String Band.

Formati dal chitarrista e cantante Jeff Daw (autore di tutto il loro repertorio), dal secondo chitarrista James Langston e dal batterista e tastierista Nigel Phillips, incisero il loro primo album grazie all'interessamento del produttore Gus Dudgeon (che più in là fece la sua fortuna grazie ai dischi di Elton John e degli Audience), che a quel tempo stava muovendo i suoi primi passi nei club underground londinesi.
Seppur non privo di qualche sbavatura e piccola imprecisione (si ha infatti l'impressione che in certi punti dell'album il gruppo perda un po' il filo della matassa), "An Asylum For The Musically Insane" riesce a essere al tempo stesso originale e non troppo derivativo, insieme a un sense of humor decisamente "british" e iconoclasta.

L'iniziale "Armchair Theatre" ci mostra tutta l'ironia anarchica di cui dispone il terzetto, con le sue chitarre acustiche semi-scordate, flauti pastorali e andamento da music-hall stile Bonzo Dog (Doo Dah) Band. Percussioni e bonghi assortiti sono la spina dorsale di brani come "Sometime" e "Maybe The Mind - With Egg". Le più sofferte "Feel How So Cool The Wind" e "Winter" si pongono a metà strada tra le canzoni semi-demenziali e stravolte di Kevin Coyne e il folk bucolico dei Forest.
Esulano da tutto il resto i passaggi blues di "The Come On" e di "Travellin' Shoes", ma il vero piatto forte sono i due brani più eclettici e originali della raccolta, ovvero "Terror (In My Soul)", con la sua cupa atmosfera, e la conclusiva "Nothing Will Come Of Nothing", dai toni ora classicheggianti e poi fortemente allucinati verso la fine.

Come di consueto, viene inserita una bonus-track, in questo caso un discreto lato B del loro singolo di debutto, "Boredom". Le vendite dell'album furono all'epoca assai scarse (e, non a caso, una copia originale su Harvest costa oggi qualche centinaio di euro), ma i Tea & Symphony ebbero il coraggio di incidere un secondo album, più meditato e un poco meno spontaneo, "Jo-Sago" l'anno successivo, sempre per la Harvest.
Ad ogni modo, mai un titolo poteva sembrare più azzeccato per descrivere un disco come questo: "An Asylum For The Musically Insane" (più o meno traducibile come "un rifugio per i malati mentali di musica").
Un album che personaggi come Devendra Banhart hanno sicuramente nella loro collezione discografica personale.

Tracklist

  1. Armchair Theatre
  2. Feel How So Cool The Wind
  3. Sometime
  4. Maybe My Mind - With Egg
  5. The Come On
  6. Terror (In My Soul)
  7. Travellin' Shoes
  8. Winter
  9. Nothing Will Come Of Nothing
  10. Boredom

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