Quante volte abbiamo lasciato andar via un sorriso per un protagonista di un talent-show, quante canzoni abbiamo messo insieme in un
I-pod rubandole alla nostra ragazza solo per trovare un punto di contatto tra i loro sogni e le nostre realtà.
Sì, questa è la magia del pop
mainstream, un pozzo senza fine di talenti che si esprimono nell’arco di una o due stagioni, per poi svanire come meteore, così come sfumano le nostre illusioni.
L’australiana Lara Meyerratken (in arte El May) è ben consapevole di questo continuo bisogno di canzoni pop, lei che ha raccolto successi scrivendo musica per
commercials (Kellogs) ed è autrice di un album già saccheggiato da
film-maker e serial tv.
"The Other Persons Is You" è il secondo progetto discografico della musa di
Ben Lee, il biglietto definitivo per la compositrice e pluristrumentista, che ha varcato i confini dell’Australia al seguito di
The Rosebud,
The Pierces e Valentines.
Ruffiano e piacevole, il nuovo album di El May mette insieme intuizioni pop sbarazzine e brani prevedibili come il finale di un giallo televisivo, eppure va subito detto che non sarà difficile scorgere tra le dieci tracce qualcosa da amare al di là della inconsistenza dell’insieme.
Abilmente l’autrice forza alcuni canoni mainstream spingendo sull’acceleratore della psichedelia pop in “My Policeman’s An Addict” e citando
Aimee Mann in “Took It On The Mouth”, ma resta il singolo “Thrills” il centro gravitazionale del fascino di El May, quel mix di pop esotico e sonorità da videogioco anni 80 confonde il giudizio e annulla le resistenze.
Resta comunque la sensazione di superficialità dell’insieme: c’e il beat anni 60 di “Lesson Appear”, il
flavour caraibico di “I Played A Role”, il rap liquido di “Diamond Girl” e anche due gradevoli escursioni nel
songwriting più adulto con stralci di dream-pop (“Diagnosis For The Doctor”) e arpeggi delicati che ancora una volta bramano il loro posto in un
serial tv o in un
b-movie adolescenziale (“Oh, Get Carried”).
“The Other Person Is You” è un album trascurabile nella moltitudine della produzione attuale, un esercizio muscale gradevole ma privo di guizzi e trame originali, eppure purtoppo capace di colpire all’improvviso e rubare un plauso all’incauto ascoltatore. El May gioca comunque a carte scoperte: questo è un pop innocuo e quasi inoffensivo, ma la sincerità e la semplicità di fondo hanno il potere di strapparci un flebile e momentaneo sorriso.