Avevo perso le tracce di M. Craft dopo il suo dimenticato e pregevole esordio del 2006 “Silver & Fire”; sparute notizie di collaborazioni con
Jarvis Cocker (“Further Complication”),
Joanna Newsom,
Andrew Bird,
King Creosote e di un secondo progetto nel 2009 (“Arrows At The Sun”) mi avevano fatto aggiungere il suo nome alla lista delle promesse mancate. Dell’inglesina Eleanor Bodenham non sapevo nulla, ma il riascolto casuale del primo album di M. Craft mi ha spinto alla ricerca di eventuali riesumazioni miracolose, ed ecco che scopro questo progetto Lover Lover (omaggio a
Cohen) con la produzione di Nicholas Littlemore (
Empire Of The Sun).
“There Is A Place” è un intrigante album di estrosa e ruffiana
pop music come non ne ascoltavo dai tempi di
Fleetwood Mac,
ABBA,
Electric Light Orchestra e
Eurythmics, il tutto sorretto da una produzione impeccabile e un'ottima scrittura. La voce di Eleanor Bodenham evoca i tempi d’oro di
Stevie Nicks ma con una leggera sfumatura da soprano che aggiunge delle
nuance sessualmente ibride. Le canzoni sono un campionario di storie d’amore e di nuovi incontri dove il terzo incomodo è una presenza costante e sibillina: quanto questo sia frutto del lavoro in
team tra i tre musicisti non è dato saperlo, basti però pensare che Nicholas Littlemore ha lasciato il progetto prima della sua pubblicazione per dissapori non solo musicali.
Nel suo genere è un album quasi perfetto, composto di canzoni pop dotate di
riff che non riesci a dimenticare e che hai l’impulso di rimettere subito in
loop: i delusi del nuovo album degli
Empire Of The Sun non potranno restare indifferenti al
refrain assassino di “All Through The Night”, un
instant-classic di cristallina bellezza, e “Freebirds” è il singolo pop che speravi di trovare nella
reunion dei Fleetwood Mac.
L’abilità dei musicisti nel ricreare tutti i presupposti che resero memorabile il pop anni 70 e 80 è il vero punto di forza del progetto, la sensazione di futilità e leggerezza strappa più di un sorriso, perché la vera missione della musica pop è quella di dar vita a canzoni da ricordare. Il pop orchestrale di “I And The City” è degno del miglior
Jeff Lynne, l’euro-disco di “Hush” ha la stessa malinconica bellezza dei migliori Abba, le tentazioni elettroniche di “Embers” (con una splendida e sensuale
performance vocale) sono molto
Beach House meets Fleetwood Mac, e l’
uptempo di “Young Free” è talmente moderno che suona privo di dimensione temporale.
Il dubbio che il fascino della loro musica sia un puro effetto
vintage è lecito, ma quello che mi ha veramente ammaliato è l’evidente qualità delle canzoni: la più articolata e meno immediata “The Fire” (brano che in un primo momento doveva interpretare M. Craft) mette in mostra una robusta struttura lirica che è in verità presente in tutte le dieci tracce (c’è anche una
bonus track per iTunes).
Il romanticismo di “Love On A Wire” (altra citazione di
Leonard Cohen) è energico e pulsante, le emozioni restano imprigionate in un cantato che non è mai liberatorio; tutto poi serve a dar vita alla conclusiva “Home” dove Eleanor mette insieme tutti i luoghi e le sensazioni esplorate nelle canzoni
on the road (i brani sono ambientati in paesi diversi) e trova conforto nel candore e nel tepore della propria casa.
Spacciati come i nuovi
Mumford & Sons, i Lover Lover sono per fortuna tutta un’altra storia,
pop-music nel senso più classico e nobile del temine, non originalissima o innovativa, ma fresca e coinvolgente quanto basta per trovargli un posto tra l’ultimo dei
Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra e la discografia di
Arthur Russell. “There Is A Place” è un album apparentemente innocuo ma in grado di risvegliare più di un piacevole momento.